Che ho sempre amato

THAT I DID ALWAYS LOVE

I bring thee Proof
That till I loved
I never lived – Enough –

That I shall love alway –
I argue thee
That love is life –
And life hath Immortality –

This – dost thou doubt – Sweet –
Then have I
Nothing to show
But Calvary –

 §

Te ne porto la prova
Prima d’amare infatti
Abbastanza – non ho vissuto mai –

Che amerò sempre –
Te l’argomento
L’amore è vita infatti –
Ed immortalità ha in sé la vita –

Se tu di questo – dubitassi – caro –
Allora non ho io
Nient’altro da mostrare
Tranne il Calvario –

EMILY DICKINSON

 

(Traduzione di Letterio Cassata)

Published in: on ottobre 16, 2011 at 07:10  Comments (3)  
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Pensiero triste

S’è fatto acqua,
prima,
e poi è evaporato
il sogno.
Ogni giorno lievitava,
sfondando ogni recinto,
che vuoto, ora rimane,
a ricordare.

E l’immortalità è volata in cielo,
e poco illumina il sentiero,
che scurisce.

Armando Bettozzi

Published in: on ottobre 8, 2011 at 07:42  Comments (2)  
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Lettera ad una madre

(a quei ragazzi che, giusta o sbagliata,
fecero una scelta e pagarono con la vita
)

Adorata madre, altre mie non avrai.
Conservala con il ricordo che di me
invece terrai per sempre.
Per sempre porterai il dolore, per sempre,
oltre questa vita, porterò il rimorso.
Vorrei chiederti perdono per il tuo
soffrire che t’accompagna da quando
mi desti al mondo.
Ho creduto ad un ideale, alla mia giovane
follia, all’immortalità che da sempre
inganna con l’illusione della vittoria.
Scappai di notte, senza un tuo bacio,
senza la tua benedizione.
Al mattino,  piangente, stringesti al seno
la mia fotografia.
Presaga di un destino mortale
pregasti per me, per l’anima mia.
Mi hanno chiamato assassino,
ma non ho ucciso nessuno, madre mia.
Non festeggeremo la mia maggiore età,
ma la data è scritta su questi muri
insieme a quelle di chi prima di me
tornò a Dio.
Ho visto i volti dei miei nemici,
uguali al mio ancora glabro.
Nei loro occhi la stessa mia paura,
quella di morire.
Non odiarli, madre mia, basta l’odio
che mai avrei creduto di vedere.
In quei momenti dove gli uomini
di umano niente più hanno,
avrei voluto chiudermi tra le tue braccia
e liberare il mio pianto.
Nella camicia porto una margherita
colta in un prato assolato in un giorno
di tregua. Per pietà me l’hanno lasciata.
La porterò con me al muro
che aspetta il martire come una croce.
Quando sarà primavera, cogliene una,
mi avrai a te vicino.
Fatti baciare il volto da un raggio di sole.
sarà il mio eterno bacio, madre mia.

Claudio Pompi

Come la Fenice

Frasi di dolore tue
e non ero neanche nato
ti ho incontrato in poesie di un libro
ammuffito nell’ apparenza
riuscendo a capire che
un motivo c’è in ogni cosa
basta guardare nel profondo
e
colpito da stagioni che hai lasciato
ti ho conosciuto
nell’immortalità delle parole
senza vederti

Pierluigi Ciolini

Published in: on agosto 25, 2010 at 07:25  Comments (1)  
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Vent’anni per sempre


Vent’anni per sempre, eternità di giovinezza.
Sarai, per sempre, tutto quel che da te chi t’ha amato s’aspettava.
Sarai per sempre un progetto di vita incompiuto,
un sogno irrealizzato, un infinito dolore.
Vent’anni per sempre, su un cavallo d’acciaio cromato,
certo di un’immortalità che non aveva senso.
Vent’anni sulle onde dello sballo,
del fragore di suoni che diventano inni alla morte.
Vent’anni, età in cui per niente si ride e per meno si muore.
Vent’anni per sempre e tu non saprai mai cosa vuol dire invecchiare.
Vent’anni buttati su una striscia d’asfalto,
lanciato in una sfida che hai vinto tante volte,
ma quando l’hai persa è stato per sempre.
Vent’anni buttati dentro a una pasticca
che ladri di vite ti hanno venduto suadenti come demoni in terra.
Vent’anni, all’improvviso senza domani,
è come lasciare un tavolo di poker senza guardare le carte.
Potevi avere il punto vincente o un bluff tra le dita…non lo saprai mai.
Per sempre il tormentarsi delle dita di tua madre che invano si raccomandò.
Vent’anni, per sempre avrai d’ora in poi.

Claudio Pompi

Il tempo che passa


L’orologio scandisce impietoso,
osservando dall’alto
come un paziente avvoltoio,
lo scorrere del nostro cammino.
Le stagioni si ripetono incalzanti,
succhiando gli anni
delle idee e delle voglie,
l’accomodarsi in poltrona
seppellendosi sazi,
la vita che torna
per il vociar dei bambini,
la vecchiaia che incombe
guastando la macchina,
la mente e la voce
che non si capacitano
come possa finire
l’infinito che è in noi,
cercando nell’anima
l’immortalità.

Lorenzo Poggi

Era il nostro tempo

Era il nostro tempo e lo abbiamo vissuto
con il coraggio e l’incoscienza della giovinezza,
non avevamo dubbi, era il nostro tempo, la nostra
unica certezza.
Era il nostro tempo, quello del camminare
sui fragili sogni, convinti del loro materializzarsi
da lì a poco.
Che importava se i giorni,  mesi, anni passavano
uno ad uno, come rintocchi di una campana
che noi non sentivamo.
Poi quel tempo finì e con lui l’ansia di vivere,
la voglia di sognare. I rintocchi li udimmo, tutti,
uno ad uno; talvolta gioiosi, talvolta mortali.
L’immortalità esiste ma cambia i suoi attori
di volta in volta e noi uscimmo di scena.
Nulla è eterno se non l’eternità della vita
che si rinnova da sempre e ci rende strumenti
del suo perpetuarsi nel tempo.
Credemmo d’essere immortali, inattaccabili
forse fu questa la nostra forza, la stessa che avrà
chi prenderà il nostro posto.

Claudio Pompi

La vita

“La vita è l’infanzia della nostra immortalità”

JOHANN WOLFGANG VON GOETHE

Published in: on giugno 14, 2010 at 07:12  Lascia un commento  
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Io so bene

Dickinson

Conscious am I in my Chamber –
Of a shapeless friend –
He doth not attest by Posture –
Nor Confirm – by Word –

Neither Place – need I present Him –
Fitter Courtesy
Hospitable intuition
Of His Company –

Presence – is His furthest license –
Neither He to Me
Nor Myself to Him – by Accent –
Forfeit Probity –

Weariness of Him, were quainter
Than Monotony
Knew a Particle – of Space’s
Vast Society –

Neither if He visit Other –
Do He dwell – or Nay – know I –
But Instinct esteem Him
Immortality –

§

Io so bene che dentro la mia stanza
c’è un amico invisibile,
non si rivela con qualche movimento
né parla per darmi una conferma.

Non c’è bisogno che io gli trovi posto:
è una cortesia più conveniente
l’ospitale intuizione
della sua compagnia.

La sola libertà che si concede
è di essere presente.
Né io né lui violiamo con un suono
l’integrità di questa muta intesa.

Non potrei mai stancarmi di lui:
sarebbe come se un atomo ad un tratto
si annoiasse di stare sempre insieme
agli innumerevoli elementi dello spazio.

Ignoro se visti anche altri,
se rimanga con loro oppure no.
Ma il mio istinto lo sa riconoscere:
il suo nome è Immortalità.

EMILY DICKINSON

Published in: on novembre 17, 2009 at 08:32  Comments (1)  
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Sereno

Sereno

Dopo tanta
nebbia
a una
a una
si svelano
le stelle.
Respiro
il fresco
che mi lascia
il colore
del cielo.

Mi riconosco
immagine
passeggera
presa in un giro
immortale

GIUSEPPE UNGARETTI

Published in: on ottobre 26, 2009 at 08:37  Comments (1)  
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