Musica e “pignate”

In mezzo alla passione
metto sempre
musica e padelle:
entrambe lasciano ascoltare
i gusti prima del loro sapore:
in bocca abitano
spessori che fuggono
nella digestione d’un bel ricordo.

Ora son sempre di fretta
da qui
al momento d’un successivo
farmi avanti nelle eccezioni
che ancora non conosco.
Mi ripeto in default o coscienza
questo ancora non lo so
se non quando tra le mani
m’accorgo d’aver un capello bianco.

Torno tra i sogni miei,
tra le canzoni ascoltate mille volte
_o forse più
mentre nell’ ubriachezza del ricordo degustato
riaffiora quel profumo di seta
scioltosi nella pettinatura demodé,
ma non ha importanza più:
la vita sa fermarsi anche così…

Glò

Musica e “pignate”

In mezzo alla passione
metto sempre
musica e padelle:
entrambe lasciano ascoltare
i gusti prima del loro sapore:
in bocca abitano
spessori che fuggono
nella digestione d’un bel ricordo.

Ora son sempre di fretta
da qui
al momento d’un successivo
farmi avanti nelle eccezioni
che ancora non conosco.
Mi ripeto in default o coscienza
questo ancora non lo so
se non quando tra le mani
m’accorgo d’aver un capello bianco.

Torno tra i sogni miei,
tra le canzoni ascoltate mille volte
_o forse più
mentre nell’ ubriachezza del ricordo degustato
riaffiora quel profumo di seta
scioltosi nella pettinatura demodé,
ma non ha importanza più:
la vita sa fermarsi anche così…

Glò

Il conoscere, da noi

Qui,
dove la cultura si misura
a centinaia di chili
di libri letti;
qui,
da noi,
dove il sapere è pane
e strutturare è cibo
e vino il concetto,
banchettiamo
ogni giorno
con discorsi ripieni,
squisiti,
colti e con assai sale;
e ad ogni trascurabile cosa
diamo rilievo,
ad ogni piccola parte
diamo importanza;
qui,
anche il più raro fiore,
unico e sconosciuto,
è sensatezza
e qui,
da noi,
è colto.

Flavio Zago

Published in: on aprile 10, 2012 at 07:01  Comments (2)  
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Ricordo come cominciò

 
Ricordo come cominciò
l’importanza del mistero
ti svelò
sublimato perlato
sfogliare nel cuore la voce del tuo nome
come petalo posato
.
Mente il vento e placa
la mia pelle si straccia nel silenzio
s’ arresta il nostro concerto d’amore
la forza s’è persa nell’eco
domani senza vita
… illusioni anemie le mie.
.
Tu mi dettavi l’amore
scandivi parole
io foglia da bruciare,
ancora torno da te
accendo un po’ di fuoco
-Piccola fiammiferaia-
Fioraia
istante dopo istante
sogno spogliato il mio.
Ma adesso ti prego; parlami
parlami ora! Perché
non so se oserò stringere ancora
questo amore nudo
sul tuo dorso.

Aurelia Tieghi

Brutto cielo tracollo del fondo

Brutto cielo adesso

presàgo di sventure,  gonfio,

triste e grigio:  vorrei vivere

il progetto come voglio.  Non posso:

nascere,  vita e ospizio;         

eppoi rientrare 

dal dove io son venuto,

casualmente. . .

                         . . . Del Dòge 

bucintòro con occhi rifatti

come  oblò

di nave spenta,  prima

di partire per le volte

del mondo.  La nave è alla stazza,

di difetti piena nel tondo

universo di spine:  come serpe

si mangia la coda.

 

Quando tu c’eri,  sembrava

più semplice tutto.

Passava il turpe del mondo

al punto secondo,  nelle mie,

d’importanza, opinioni di sogni.

Quando c’eri,  anche il reàle

più inutile pareva più bello

del mondo,  normale,  ora,  solo

rimasto vitale,  mi tiene utilmente

a evitare il tracollo.
 
                Tracollo del fondo                   

del pessimo ambiguo,  del monte

ferale di noja di mondo e d’amore.

D’attonito intorno sensuale, vorrei

di platonico eterno: 

speranza di Essere
in eterno riciclo
o fermarmi con
Te, mio Primo 
Creatore.
Paolo Santangelo

Curva la schiena tenue respiro

 
Il mio infinito sussurra caverne
e saluta la morte, curva la schiena,
sguardo svagato e tenue respiro
affannato che si apre il passaggio
tra mille abéti cullati dal vento.

Felicità di nostalgie lontane

e galassie radianti il tuo bel viso
in un tardo meriggio novembrino
unionefiamma in cosmi e cromosomi.

Ora la vita mia muore di gioia:

l’amore Tuo mi offriva l’importanza
di pregare… ma vai senza sapere
dove portar la tua fiorente vita,
ch’era il mio canto: una canzon d’amore.

Torri splendenti speculomunite,

dai lumi tuoi, dolci d’incanti pieni:
mi esprimo con la mente anchilosata
d’eterno maliardo, oltre i princìpi astrali
e ben più oltre il tempo d’universi
nell’ultima pupilla anima quieta
una lacrima…

Paolo Santangelo

Non so dare

non so dare un nome a ciò che provo

e se ha una qualunque importanza

ma ti porto.

negli occhi insonni del pensiero

come un attimo scattato di indelebile

nostalgia.

Anileda Xeka

Published in: on settembre 3, 2011 at 07:43  Comments (9)  
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Inseguire ciò che mi sfugge

 
Inseguire ciò che mi sfugge
fra quello che dici selezionare
cosa nascosto sotto parole
si percepisce nel tono
o quando smette un attimo
la voce capire che lì
in quel non detto è tutto
ciò per cui mi hai chiamata
.
ma oggi è un altro giorno
e il passato è una bugia
cui non presta fede
il tuo presente ha altro
e non mi sente
.
bugie le tue promesse di ieri
non c’è più
un domani certo per noi
non mi dai concretezza
ti affidi alle condizioni del tempo
.
e io vorrei solo urlare
questa solitudine
in cui mi ha cacciata la tua distanza
e ritrovare
quando stavo bene con me
quando stavo
senza te
.
ma il cuore sussulta impazzisce
appena trova la tua voce
a dire qualunque cosa
senza importanza mi fa ballare
e impazzire il respiro
ogni tua parola mi tiene sospesa
oltre i confini terreni
e arresa dico sì a tutto
e mi scordo del brutto
.
e sogno di essere con te
le tue braccia mi cingono
nel silenzio di prima
dove non hai detto
dove non ti ho detto
.
guardo fuori i voli colorati delle ghiandaie
solo loro mi sono fedeli
si posa una coppia sull’albero bruno
a loro solo sono fedele
.
e il telefono tace
nessuno mi chiama
non cerco nessuno
solo riuscire ad avere un pianto
solo piangere nel mattino
se restano nudi e vuoti
gli alberi scheletriti dell’inverno

azzurrabianca

Se non fosse


Se non fosse
per la danza canterina
di due merli in amore
che m’invitano ad uscire
dalla mia timida corazza
tarderei stamattina
ad unirmi al passo giocoso
ed invitante della tardiva primavera.
La vita stamani mi respira addosso
e si posa lieve in dolce pioggia
d’ignare lacrime che solcano gote
come se fossero canali asciutti.
Mi lascio andare
io posso volare
posso alzarmi e camminare
fra arbusti d’incertezze
e dipingere con pastelli d’amore
il mio oggi e spero anche il domani.
Non porrò limiti al mio volo
non farò più domande
oggi vivo anche per chi non può farlo
per chi è stato rapito prematuro
dallo scenario meraviglioso della vita
perché la vita ha in sé il fascino
dell’impossibile e della bellezza pura
se solo ne gustassimo il calice pienamente
se solo riuscissimo a capirne l’importanza
se solo l’amassimo come fosse l’ultimo giorno
se solo la rispettassimo con giustizia
non la negheremmo al nostro fratello
nato figliastro con la pelle scura
e con il marchio fame impresso
negli occhi sporgenti e scheletriti.

Roberta Bagnoli