Impotenza

Vorrei tuonare dal microfono in piazza
parole scandite da rabbia profonda.
Scagliare formelle strappate alla storia
sotto i portici della memoria.
Poi, come un osso spolpato,
mi stenderò fachiro sul letto di pena
cercando una fuga nel filo spinato.

Lorenzo Poggi

Published in: on giugno 30, 2012 at 07:16  Comments (4)  
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Scosse

Mentre la terra si burla della povera gente
le rovine sotterrano respiri e grida
mozzate a metà
(la vita è su una ghigliottina, si sa).
Riverbero irrispettoso di qualcuno che sorride
al suo portafoglio di parole e promesse:
esistono monumenti da rielaborare con fondi
di concerti poi dimenticati
(le istituzioni sono un circo, si sa).

Come una guerra, forse peggio:
ognuno a braccetto con il proprio pallido viso
che ad ogni paura si rimbocca di coraggio,
di sopravvivenza mescolata a miracolosità inerme
(è al destino che appartiene la vita, si dice)
proprio mentre manca (e mancherà per sempre)
il pane, infarinato di polvere e detriti
di parenti, amici, conoscenti
o di chiunque altro visto solo così
senza sorriso o lacrima
l’uragano si rimbocca le coperte
con la morte improvvisa
(la terra si scuote, è viva, si dice).

Tutto il baccano di ricostruzione
si spalma su accuse d’un paese
che affamato di giustizia
piange ancora i morti
su ali che di vorace e forte e bella
non ha ancora ripreso (ancora) a volare…
mentre si piange sempre sull’impotenza
d’un fuori controllo immune da colpe umane
(forse; ma questo non si sa, si dice).

Glò

Veglia

 
Teatro triste una notte
ma non per lui che fu tutto vero
Già sapevo la notte da passare, ma
non immaginavo l’orrendo travaglio
di  chi dovevo sostenere, nell’oltrepassare.
I miei occhi vedevano quella
non più umana persona,
trasfigurata dalla morsa del male
Mi chiedevo  perché…
perché…oh Signore?
abbi pietà di lui!
Lo sguardo muto, sgorgava lacrime a fiumi
il suo corpo, senza  padronanza giaceva
nel letto, dimenandosi come una bestia in gabbia.
Emetteva  rumori, gesti involontari
lamenti, gemeva, e urli d’impotenza.
Io capivo la sua atroce paura.
Atroce sofferenza e nulla io potevo,
solo consolarlo con lo sguardo mio
trasparente di dolore per lui.
Nello strazio continuo, l’anima sua
si ribellava  alla morte, lottava con lei
chiedeva  ancora  clemenza.
Insisteva a barattare la morte per la vita
ma la morte non si corrompeva
la percepivo anche io, la vedevo, era lì.
Aspettava, mi incitava ad andare
 per non assistere al banchetto tetro.
Allora capii… nulla più potevo!
Mi rifugiai nelle preghiere
lunghi Padre Nostro e Ave Maria
lunghi Eterno Riposo.
Furono di sostegno entrambi;
alla fine di quella notte amara
arresa, l’anima lasciò il corpo, non più suo.
Io, compito ingrato
ricordo indelebile abbandonai
vuota quella notte di dolore.   

Rosy Giglio

Chiedimi una carezza, e l’avrai

Uno sguardo dolce – o tutta la mia pelle
Fino alla più dimenticata cicatrice
Chiedimelo, e l’avrai.

Ma d’amarti no – di amare non sono capace.
Se vuoi che t’ami come ogni volta mai
Ho amato qualcuno – scappa, e non tornare:
Avrai le mie lacrime e tutti i miei desideri

Perché fra le mie braccia non c’è nulla
Tranne maree che oscillano tra un’impotenza insopportabile
E l’oblio più disperato – scappa da me
Se vuoi che ti ami davvero

Nicole Marchesin

Published in: on ottobre 21, 2011 at 07:08  Comments (5)  
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Zona grigia di confine

 
Zona grigia
di confine camminare
in bilico tremare
sospendere rimandare
moneta del presente
largo lago dell’assente
assetata fretta
bisbiglio di nebbia
sospensione di coscienza
cerchi nell’acqua
tremore dell’albero al vento
dimenticare gli occhi
avvolto dal cemento
immobilità impotenza
immerso nel fango lo stesso di tutti
sollevo o cedo mi arrendo
la tua coscienza è la mia coscienza
di cielo di terra di fiato
e mani da tenere e occhi da guardare
e lacrime e un ridere

azzurrabianca

Graffiti di pioggia

Lampi attraverso le fessure dei balconi
Graffiti di pioggia tanto attesi sui vetri
Profumo intenso
che annulla il calore del sole
ancora vivo sulla pelle
Dentro
un’indicibile senso d’impotenza
per qualcosa che non si può fermare

La perdita di un’altra estate.
Della nostra vita…

Sandra Greggio

Published in: on ottobre 13, 2011 at 07:31  Comments (10)  
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Rinascere?

Se potessi
nascere di nuovo
aspetterei
di saper per certo
che certi ceffi
con muso a sorriso
e le mani dentro l’altro
siano spariti e
più non si riproducano
che il vento e le nuvole
il grano e i papaveri
le oche e i passeri
ci siano ancora
che la polvere spessa
e il puzzo di marcio
siano stati spazzati
da una giovane tramontana
e che i bambini
giochino in strada
o in piane di luce
colorati di sangue
rosso nero giallo e verde
e che la luna e e stelle
mi guardino di nuovo
d’amore materno
indicando la via..
Non più occhi
senza domani
o sguardo cupo di
belva
via dolore assurdo
d’impotenza.

Ritorno di fantasia
contro il nulla.

Altrimenti non torno
neanche sotto forma
di lucciola.

Tinti Baldini

Non riesco

Svogliata-
Mente- muta
di fronte piatta evidente scorre
parole non valgono
non animano nessun sentimento
non parla la parola, non sente
ammutisce l’essere parola
s’affoga palese all”impotenza e
senza alcun motivo finisce nell’assente svogliata-mente

Rosy Giglio

Published in: on gennaio 1, 2011 at 07:22  Comments (2)  
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Rinascita

RENOUVEAU

Le printemps maladif a chassé tristement
L’hiver, saison de l’art serein, l’hiver lucide,
Et, dans mon être à qui le sang morne préside
L’impuissance s’étire en un long bâillement.

Des crépuscules blancs tiédissent sous mon crâne
Qu’un cercle de fer serre ainsi qu’un vieux tombeau
Et triste, j’erre après un rêve vague et beau,
Par les champs où la sève immense se pavane

Puis je tombe énervé de parfums d’arbres, las,
Et creusant de ma face une fosse à mon rêve,
Mordant la terre chaude où poussent les lilas,

J’attends, en m’abîmant que mon ennui s’élève…
– Cependant  l’Azur rit sur la haie et l’éveil
De tant d’oiseaux en fleur gazouillant au soleil.

§

L’esangue primavera già tristemente esilia
L’ inverno, tempo lucido, tempo d’arte serena,
E in me, dove un oscuro sangue colma ogni vena,
L’ impotenza si stira ed a lungo sbadiglia.

Crepuscoli s’imbiancano tiepidi nella mente
Che come vecchia tomba serra un cerchio di ferro,
Ed inseguendo un sogno vago e bello, io erro
Pei campi ove la linfa esulta immensamente.

Poi procombo snervato di silvestri sentori,
E scavando al mio sogno una fossa col viso,
Mordendo il suolo caldo dove, sbocciano i fiori,

Attendo nell’abisso che il tedio s’alzi… Oh riso
Intanto dell’Azzurro sulla siepe e sui voli
Degli uccelli ridesti che cinguettano al sole!

STÉPHANE MALLARMÉ