La città degli addii

 
Ha così vissuto, amore,
la strada
con la sua lucerna.
.
La via è senza posa.
.
Da una finestra aperta
un pianoforte
sgomitola – gatti
poi quasi nel vento
il racconto
di questa sera.
.
Qualcuno dorme,
ma parla il silenzio
e i miei occhi
che non dormono
che gelano
una fredda meravigliosa saggezza
su questa città
con i suoi addii
dove s’è fatto un sole
dove tu dormi, e soffia.
.
Dove soffia un incendio,
la città.
La strada.
L’immenso.

Antonio Blunda

Scirocco

E sovra i monti, lontano sugli orizzonti

è lunga striscia color zafferano:

irrompe la torma moresca dei venti,

d’assalto prende le porte grandi

gli osservatori sui tetti di smalto,

batte alle facciate da mezzogiorno,

agita cortine scarlatte, pennoni sanguigni, aquiloni,

schiarite apre azzurre, cupole, forme sognate,

i pergolati scuote, le tegole vive

ove acqua di sorgive posa in orci iridati,

polloni brucia, di virgulti fa sterpi,

in tromba cangia androni,

piomba su le crescenze incerte

dei giardini, ghermisce le foglie deserte

e i gelsomini puerili – poi vien più mite

batte tamburini; fiocchi, nastri…

Ma quando ad occidente chiude l’ale

d’incendio il selvaggio pontificale

e l’ultima gora rossa si sfalda

d’ogni lato sale la notte calda in agguato.

LUCIO PICCOLO DI CALANOVELLA

Sete di te m’incalza

SED DE TI ME ACOSA

Sed de ti me acosa en las noches hambrientas.

Trémula mano roja que hasta tu vida se alza.

Ebria sed, loca sed, sed de selva en sequía.

Sed de metal ardiendo, sed de raíces ávidas.

Hacia dónde, en las tardes que no vayan tus ojos

en viaje hacia los ojos, esperándote entonces.

Estás llena de todas las sombras que me acechan.

Me sigues como siguen los astros a la noche.

Mi madre me dio lleno de preguntas agudas.

Tú las contestas todas.

Eres llena de voces.

Ancla blanca que cae sobre el mar que cruzamos.

Surco para la turbia semilla de mi nombre.

Que haya una tierra mía que no cubra tu huella.

Sin tus ojos viajeros, en la noche, hacia dónde.

Por eso eres la sed y lo que ha de saciarla.

Cómo poder no amarte si he de amarte por eso.

Si esa es la amarra cómo poder cortarla, cómo.

Cómo si hasta mis huesos tienen sed de tus huesos.

Sed de ti, sed de ti, guirnalda atroz y dulce.

Sed de ti que en las noches me muerde como un perro.

Los ojos tienen sed, para qué están tus ojos.

La boca tiene sed, para qué están tus besos.

El alma está encendida de estas brasas que te aman.

El cuerpo incendio vivo que ha de quemar tu cuerpo.

De sed.

Sed infinita.

Sed que busca tu sed.

Y en ella se aniquila como el agua en el fuego.

§

Sete di te m’incalza nelle notti affamate.
Tremula mano rossa che si leva fino alla tua vita.
Ebbra di sete, pazza di sete, sete di selva riarsa.
Sete di metallo ardente, sete di radici avide.
Verso dove, nelle sere in cui i tuoi occhi non vadano
in viaggio verso i miei occhi, attendendoti allora.

Sei piena di tutte le ombre che mi spiano.
Mi segui come gli astri seguono la notte.
Mia madre mi partorì pieno di domande sottili.
Tu a tutte rispondi. Sei piena di voci.
Ancora bianca che cadi sul mare che attraversiamo.
Solco per il torbido seme del mio nome.
Esista una terra mia che non copra la tua orma.
Senza i tuoi occhi erranti, nella notte, verso dove.

Per questo sei la sete e ciò che deve saziarla.
Come poter non amarti se per questo devo amarti.
Se questo è il legame come poterlo tagliare, come.
Come, se persino le mie ossa hanno sete delle tue ossa.
Sete di te, sete di te, ghirlanda atroce e dolce.
Sete di te, che nelle notti mi morde come un cane.
Gli occhi hanno sete, perché esistono i tuoi occhi.
La bocca ha sete, perché esistono i tuoi baci.
L’anima è accesa di queste braccia che ti amano.
Il corpo, incendio vivo che brucerà il tuo corpo.
Di sete. Sete infinita. Sete che cerca la tua sete.
E in essa si distrugge come l’acqua nel fuoco.

PABLO NERUDA

Stati d’animo

Scalda l’amor come incendio infocato,
nulla è più eterno dell’aver amato.

La solitudine la bocca cuce,
prende per mano e lontano conduce.

Malinconia, frignona, struggente,
piange i ricordi ed ignora la gente.

Gioia negli occhi, gioia dentro, intorno.
Due fila di denti ridono al giorno.

Vuoto esteso ovunque, dappertutto,
negli occhi serrati lo sguardo a lutto.

Rabbia che irrompe con furia s’accende,
fuoco che brucia, che avvampa e offende.

Pace che plana, a larghi giri, lenta,
che tutto avvolge come una placenta.

L’odio corrode consuma atterrisce,
l’odio devasta offende ferisce.

L’indifferenza gela la parola
tacitamente come un groppo in gola.

E l’inquietudine, sai come morde?
Mormora invano a mille voci sorde.

Silvano Conti

Africa


Oasi di palme
ombra luminosa
sole che filtra
e accende d’ocra il suolo
ma non lo brucia.
Sconfinati deserti
ove i tramonti
fanno di cielo e terra
un solo incendio.
Albe viola ed immobili
riscoprono dimore
di fango e sterco
dalle piogge erose
svuotate dalla guerra.
Tu, tutto questo sei
ed altro ancora…
Eden violato,
terra che l’Apartheid ha inseminato
di proiettili e odio
tra un popolo affamato
solo di fratellanza e di futuro.
Tu, continente puro
culla del mondo,
cuore di madre
martoriata ed offesa
prosciugata del latte
parte lesa
piangi i tuoi figli
nati guerrieri
morti minatori
per estrarre diamanti dal tuo ventre
nelle miniere dei predicatori
di “civiltà”.
Ancora scorre
e tu, costretta a bere
il loro sangue
ci gridi coi tam-tam il tuo: “riscatto!”
Un tuo proverbio dice:
“Muore il capretto
ma la sua pelle
continuerà a cantare”
Così, ogni lacrima
su di un nero visetto
rammenterà all’uomo il “disonore”
e per te, madre, il giusto rispetto.

Viviana Santandrea

Non succede nulla

proprio nulla.
Tutto mi tace attorno
e addosso.
Dalla finestra aperta
mi schiaffeggiano i cinguettii
e non sento sulle guance,
accendersi un’ incendio
o d’una candela flebile,
del suo spegnersi,
l’ alito.
Quest’alba mi ha uccisa
nell’ora in cui
si misurano le distanze
tra il mio cuscino
e l’altro – vuoto
nel quale affondare
per salvarsi
eppur …
in qualche paese remoto
ho ancora un vaso di cristallo
per quelle gocce di papavero
che mi fan pulsare l’ala.

Anileda Xeka

Published in: on agosto 21, 2010 at 07:36  Comments (2)  
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Canto

I saw thee on thy bridal day-
When a burning blush came o’er thee,
Though happiness around thee lay,
The world all love before thee:
And in thine eye a kindling light
(Whatever it might be)
Was all on Earth my aching sight
Of Loveliness could see.

That blush, perhaps, was maiden shame-
As such it well may pass-
Though its glow hath raised a fiercer flame
In the breast of him, alas!
Who saw thee on that bridal day,
When that deep blush would come o’er thee,
Though happiness around thee lay;
The world all love before thee.

§

Ti vidi nel tuo giorno nuziale
e t’invase una vampata di rossore,
quantunque felicità ti brillasse d’intorno
e il mondo fosse tutto amore innanzi a te.

E il baleno che s’accese nei tuoi occhi
(quale ch’ esso fosse per me),
fu quanto alla Beltà di più conforme
potesse svelarsi alla mia vista dolente.

Fu quel rossore, credo, pudore di fanciulla,
e ben si comprende che così fosse.
Ma un più fiero incendio quel baleno
sollevò – ahimè! – nel petto di colui

che ti vide nel tuo giorno nuziale,
allorché ti sorprese quell’acceso rossore,
quantunque felicità ti brillasse d’intorno
e il mondo fosse tutto amore innanzi a te.

EDGAR ALLAN POE