Camomilla spleen

Nella mia mente future visioni
all’insegna dell’incertezza…
E mi accingevo così nella notte
a bere una camomilla allo spleen
e a non prender posa sulla mia metà vuota.

Michela Turchi

Published in: on giugno 27, 2012 at 07:15  Comments (13)  
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Notte strana

Sono alla fine del secondo pacchetto,
e forse ne fumerò altre ancora
in questa notte strana che di me
non ne vuole sapere.
Vorrei viaggiare nei sogni che
mi vedono vittima e carnefice,
coraggioso e impaurito.
Questa è una notte strana amica mia,
silenzio ideale per nuova poesia,
pensare a te che lontana mi pensi
e mi scacci.
Pensiero leggero e ingombrante,
essenza di incertezza per te
Notte strana che non vuole essere
nè madre ne culla
Sono fuori dal mondo che aspetto
ogni sera per fermare la morte
che ogni giorno mi entra negli occhi,
nelle orecchie che ha voce di donna,
pianto di bambino, disperazione
di uomini senza patria, senza lavoro.
Maledetta notte che mi ha chiuso fuori
negandomi il suo onirico abbraccio.
Dorme il mio cane sulla poltrona,
ha il muso sereno di chi di una carezza
gioisce, sogna le corse sui prati
chissà se il tuo lume ha smesso di brillare,
se anche tu hai cominciato a sognare
notte strana la mia, dormi tu , dorme
il mio cane…svegli restiamo io e …
questa notte infame.

Claudio Pompi

Di vita e…

Forse quand’ io
avrò capito e
quando questo rumore
sarà esausto
tornerò nel silenzio
ove non sarà gesto a
scatenar brusio e
ogni umano affanno
sarà placato. Un
mondo nuovo o anche
il nulla in cui errare
vuoto di questioni, silente
di finita incertezza, sarà
la medesima cosa, una
porta da un breve sentiero
puntellato di lucciole fioche
terminante nella sala radiosa,
nell’ immobile danza della
assoluta certezza. Voi che forse
non sperate questo, fatelo per me,
poichè non importa la durata
del nostro incespicare, ma che un
giorno, finalmente, poss’ io esser preso in braccio.

Gian Luca Sechi

Amarti ancora?

Ti penso ancora e mi sono chiesto
perché mai dovrei da te tornare.
Lo faccio in questo freddo giorno,
uguale a quello di un anno fa.
Lo stesso freddo, la stessa pioggia,
gocce che si mischiarono a quelle
del mio pianto silenzioso.
Mi sono chiesto se avrebbe senso
dirti che ancora ti amo e dubitare
dopo un anno della mia sincerità.
Mi sono chiesto quanti ti hanno
nel frattempo amato.
Se anche ad uno o cento il tuo basta
avrai sbattuto in viso senza curarti
del dolore di un amore che come
il mio uccidesti nel suo volo.
Domande che hanno il suono ovattato
del traffico di questa città sotto
la pioggia.
Domande che il tergicristallo allontana
perché io possa vedere la via che
mi conduce sotto al tuo portone.
Percorso che conosco ancora e ricordo
metro per metro,ricordo per ricordo,
in loro la mia incertezza, i miei perché.
Non scenderò… oppure lo farò,
tu, dietro il vetro su cui la pioggia
disegna incerti percorsi che si perdono
in altri ugualmente incerti.
Aspetti che io alla tua porta suoni
o infili la chiave che nel fiume gettai
insieme al tuo addio, ai nostri giorni
improvvisamente inutili.
L’ultima domanda la pongo al mio cuore,
a lui chiedo se vale la pena salire
e ricominciare una storia finita.

Claudio Pompi

Ti ho visto morire

Ti ho visto chiudere gli occhi sotto il suo ansimare
e ti ho sentito che dentro lo maledivi
ti ho visto piangere per una data da dimenticare
lacrime al vento, un amore da buttare,
ma ti ho sentito anche ridere e gioire
mentre parlavi e mi raccontavi
di come un giorno saresti partita
lasciando lui, lasciando tutto, tranne la vita.

E ti ho sognato che ancora eri bambina
mentre nuotavi in un mare di speranze,
e ti ho sognato che non eri più bambina
mentre incendiavi la sua casa di tre stanze,
ma poi da sveglio ho sognato di abbracciarti
e di tenerti stretta sul mio cuore
di accarezzare i tuoi capelli biondi
sperando ancora di sentirti sperare.

E ora che sei ad un bivio della vita,
di qua è normale, di là c’è la follia,
senza saperlo ti sei già incamminata
e stai inseguendo la tua malinconia,
spero soltanto che tu riesca a voltarti
e ad imboccare decisa l’altra via
quella più angusta, certo più solitaria,
ma che porta al sogno come per magia.

C’incontreremo senz’altro a metà strada
portando ognuno il suo fardello d’incertezza,
proseguiremo poi ovunque si vada
perché alla fine l’importante è far chiarezza
in fondo quello che tu ed io cerchiamo
è solo amore e tanta fantasia,
ricominciare col sole alle spalle
e all’orizzonte… la tua vita e la mia.

Sandro Orlandi

Sera

 
 
 
Nell’ora in cui le certezze si sfumano
e l’attesa divien via via più greve
vanno nella mia mente
stormi di corvi neri:
i cattivi pensieri
che la ragion non sente
vomitati dal cuore,
e ancor quelle paure
che le ali consumano.
Quali progetti?
E quanto tempo ancora?
L’incertezza mi vince.
Nella stanza,
vocata forse da onirica sfera,
galleggia la speranza,
sospesa ………
tra le ombre della sera.

Viviana Santandrea

Lentamente muore

A MORTE DEVAGAR

Morre lentamente quem não troca de idéias, não troca de discurso, evita as próprias contradições. Morre lentamente quem vira escravo do hábito, repetindo todos os dias o mesmo trajeto e as mesmas compras no supermercado. Quem não troca de marca, não arrisca vestir uma cor nova, não dá papo para quem não conhece. Morre lentamente quem faz da televisão o seu guru e seu parceiro diário. Muitos não podem comprar um livro ou uma entrada de cinema, mas muitos podem, e ainda assim alienam-se diante de um tubo de imagens que traz informação e entretenimento, mas que não deveria, mesmo com apenas 14 polegadas, ocupar tanto espaço em uma vida. Morre lentamente quem evita uma paixão, quem prefere o preto no branco e os pingos nos is a um turbilhão de emoções indomáveis, justamente as que resgatam brilho nos olhos, sorrisos e soluços, coração aos tropeços, sentimentos. Morre lentamente quem não vira a mesa quando está infeliz no trabalho, quem não arrisca o certo pelo incerto atrás de um sonho, quem não se permite, uma vez na vida, fugir dos conselhos sensatos. Morre lentamente quem não viaja, quem não lê, quem não ouve música, quem não acha graça de si mesmo. Morre lentamente quem destrói seu amor-próprio. Pode ser depressão, que é doença séria e requer ajuda profissional. Então fenece a cada dia quem não se deixa ajudar. Morre lentamente quem não trabalha e quem não estuda, e na maioria das vezes isso não é opção e, sim, destino: então um governo omisso pode matar lentamente uma boa parcela da população. Morre lentamente quem passa os dias queixando-se da má sorte ou da chuva incessante, desistindo de um projeto antes de iniciá-lo, não perguntando sobre um assunto que desconhece e não respondendo quando lhe indagam o que sabe. Morre muita gente lentamente, e esta é a morte mais ingrata e traiçoeira, pois quando ela se aproxima de verdade, aí já estamos muito destreinados para percorrer o pouco tempo restante. Que amanhã, portanto, demore muito para ser o nosso dia. Já que não podemos evitar um final repentino, que ao menos evitemos a morte em suaves prestações, lembrando sempre que estar vivo exige um esforço bem maior do que simplesmente respirar. Somente a perseverança fará com que conquestemos um estágio pleno de felicidade.

 §

Lentamente muore chi non cambia idea, o discorso,

ed evita le proprie contraddizioni.

Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine,

ripetendo ogni giorno lo stesso tragitto e gli stessi acquisti al supermercato,

chi non cambia la marca,

chi non rischia e non cambia colore dei vestiti,

chi non parla e chi non conosce.

Lentamente muore chi fa della televisione il suo guru e la sua compagna quotidiana.

Molti non possono comprare un libro o un biglietto del cinema,

ma molti possono, e tuttavia si alienano davanti ad un tubo di immagini

che porta informazioni ed intrattenimento ma non dovrebbe,

con appena 14 pollici, occupare tanto spazio in una vita.

Lentamente muore chi evita una passione,

chi preferisce nero su bianco e i puntini sulle “i”

piuttosto che un vortice selvaggio di emozioni,

proprio quelle che fanno brillare gli occhi,

quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,

quelle che fanno battere il cuore davanti all’errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo

quando è infelice sul lavoro,

chi non rischia la certezza per l’incertezza,

per inseguire un sogno,

chi non si permette almeno una volta nella vita

di fuggire dai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia,

chi non legge e chi non ascolta musica,

chi non trova grazia in se stesso.

Lentamente muore chi distrugge l’autostima

magari per la depressione,

che è malattia seria che richiede un aiuto professionale,

e poi muore ogni giorno

chi non si lascia aiutare.

Lentamente muore chi non lavora e chi non studia,

e nella maggior parte dei casi non è una scelta, bensì un destino:

quindi un governo latitante può lentamente uccidere una buona parte della popolazione.

Lentamente muore chi passa i giorni a lamentarsi

della propria sfortuna o della pioggia incessante

rinunciando ad un progetto prima di iniziarlo,

chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,

chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Molte persone muoiono lentamente,

e questa è la morte più ingrata e traditrice,

perché quando sta arrivando veramente, siamo già troppo impreparati

a passare il poco tempo rimanente, e così domani

è troppo tardi per essere il nostro giorno.

Dal momento che non possiamo evitare una fine improvvisa

evitiamo la morte a piccole dosi,

ricordando sempre che esser vivo

richiede uno sforzo di gran lunga maggiore

del semplice fatto di respirare.

Soltanto la perseveranza porterà

al  pieno raggiungimento della felicità.

MARTHA MEDEIROS

Quasi

QUASE

Ainda pior que a convicção do não, a incerteza do talvez
é a desilusão de um “quase”.
É o quase que me incomoda, que me entristece, que
me mata trazendo tudo que poderia ter sido e não foi.

Quem quase ganhou ainda joga,
quem quase passou ainda estuda,
quem quase morreu está vivo,
quem quase amou não amou.

Basta pensar nas oportunidades que escaparam pelos dedos,
nas chances que se perdem por medo,
nas idéias que nunca sairão do papel
por essa maldita mania de viver no outono.

Pergunto-me, às vezes, o que nos leva a escolher uma vida morna;
ou melhor, não me pergunto, contesto.
A resposta eu sei de cor,
está estampada na distância e frieza dos sorrisos,
na frouxidão dos abraços,
na indiferença dos “bom dia”, quase que sussurrados.
Sobra covardia e falta coragem até pra ser feliz.

A paixão queima, o amor enlouquece, o desejo trai.
Talvez esses fossem bons motivos para decidir
entre a alegria e a dor, sentir o nada, mas não são.
Se a virtude estivesse mesmo no meio termo,
o mar não teria ondas, os dias seriam nublados
e o arco-íris em tons de cinza.
O nada não ilumina, não inspira, não aflige, nem acalma,
apenas amplia o vazio que cada um traz dentro de si.

Não é que fé mova montanhas,
nem que todas as estrelas estejam ao alcance,
para as coisas que não podem ser mudadas
resta-nos somente paciência,
porém, preferir a derrota prévia à dúvida da vitória
é desperdiçar a oportunidade de merecer.

Pros erros há perdão; pros fracassos, chance;
pros amores impossíveis, tempo.
De nada adianta cercar um coração vazio
ou economizar alma.
Um romance cujo fim é instantâneo ou indolor não é romance.
Não deixe que a saudade sufoque, que a rotina acomode,
que o medo impeça de tentar.

Desconfie do destino e acredite em você.
Gaste mais horas realizando que sonhando,
fazendo que planejando, vivendo que esperando
porque, embora quem quase morre esteja vivo,
quem quase vive já morreu!!

§

Ancor peggio della convinzione del no, l’incertezza del forse

è la disillusione di un”quasi”.

E’ il quasi che mi disturba, che mi intristisce,

che mi ammazza portando tutto quello che poteva essere stato e non è stato.

Chi ha quasi vinto gioca ancora,

Chi è quasi passato studia ancora,

Chi è quasi morto è vivo,

Chi ha quasi amato non ha amato.

Basta pensare alle opportunità che sono scappate tra le dita,

alle opportunità che si perdono per paura,

alle idee che non usciranno mai dalla carta

per questa maledetta mania di vivere in autunno.

Mi chiedo, a volte, cosa ci porta a scegliere una vita piatta;

o meglio, non mi chiedo, contesto.

La risposta la so a memoria,

è stampata nella distanza e freddezza dei sorrisi,

nella debolezza degli abbracci,

nell’indifferenza dei “buongiorno” quasi sussurrati.

Avanza vigliaccheria e manca coraggio perfino per essere felice.

La passione brucia, l’amore fa impazzire, il desiderio tradisce.

Forse questi possono essere motivi per decidere tra allegria e dolore, sentire il niente, ma non lo sono.

Se la virtù stesse proprio nei mezzi termini, il mare non avrebbe le onde, i giorni sarebbero nuvolosi

e l’arcobaleno in toni di grigio.

Il niente non illumina, non ispira, non affligge, nè calma,

amplia solamente il vuoto che ognuno porta dentro di sè.

Non è che la fede muova le montagne,

nè che tutte le stelle siano raggiungibili,

per le cose che non possono essere cambiate

ci resta solamente la pazienza,

però, preferire la sconfitta anticipata al dubbio della vittoria

è sprecare l’opportunità di meritare.

Per gli errori esiste perdono; per gli insuccessi, opportunità;

per gli amori impossibili, tempo.

A niente serve assediare un cuore vuoto o risparmiare l’anima.

Un romanzo la cui fine è istantanea o indolore non è un romanzo.

Non lasciare che la nostalgia soffochi, che la routine ti abitui,

che la paura ti impedisca di tentare.

Dubita del destino e credi a te stesso.

Spreca più ore realizzando piuttosto che sognando,

facendo piuttosto che pianificando, vivendo piuttosto che aspettando

perchè, già che chi quasi muore è vivo,

chi quasi vive è già morto!!!

LUÍS FERNANDO VERÍSSIMO

Dedicata a Marcello

Amaro ruvido mio Amore fine

Una cavalcata dolorosa
Senza una sella che ti nasconda
Un viaggio assetato
Che mi trascina nell’aria secca
Un vestito stracciato
Che non protegge dal vento gelido
La stanchezza a cui non potrò cedere
Per non cadere e mai più rivederti
L’unica cavalcata che farei
Ti affronterei ad ogni diffidenza
Verrei da te con ogni tua incertezza
Perché tu mi prenda – commosso
Ancora fra le tue braccia

Nicole Marchesin

Published in: on aprile 16, 2011 at 07:43  Comments (3)  
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Amaro ruvido mio Amore fine

Una cavalcata dolorosa
Senza una sella che ti nasconda
Un viaggio assetato
Che mi trascina nell’aria secca
Un vestito stracciato
Che non protegge dal vento gelido
La stanchezza a cui non potrò cedere
Per non cadere e mai più rivederti
L’unica cavalcata che farei
Ti affronterei ad ogni diffidenza
Verrei da te con ogni tua incertezza
Perché tu mi prenda – commosso
Ancora fra le tue braccia

Nicole Marchesin

Published in: on febbraio 25, 2011 at 07:27  Comments (2)  
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