Beata solitudo

Quando il fragore dei pensieri
e delle parole assordanti
(che come fiumi
sgorgano dagli schermi TV),
quando le contraddizioni
(tra le verità di ieri
ed i fatti di oggi),
mi fibrillano la coscienza,
sento un bisogno
di tranquillità e di quiete.
Mi rifugio allora
sulle vette innevate,
spazio tra le nuvole bianche,
volo negli spazi infiniti
e sogno un mondo diverso,
dove le parole
non sono tempeste distruttive
ma quieti laghetti
luccicanti di stelle e di sole,
dove l’odio non è più
incivile strumento di potere,
ma lontano ricordo
annegato sotto i ghiacciai
insieme all’incoscienza umana.

Salvatore Armando Santoro

La sfida

Scendi in strada, fiero e arrogante,
io sono qui ad aspettarti, non ti temo.
Mi piace la tua incoscienza che ti fa
eroe per una notte.
Sei forte al volante con lo stereo a palla,
corri più forte ragazzo che il bello
deve ancora venire…lunga è la notte.
Lama splendente in notte di rabbia,
tagli di luce accecante, rombo di motore
che nel buio si perde.
Ride lei al tuo fianco, rido anch’io
che te sto aspettando.
Sei forte ragazzo, la sfida mi piace,
beviamoci sopra senza pensare.
Io resto qui fuori mentre tu ti lasci sfondare
orecchie e cervello da suoni e pasticche.
Mi piaci ragazzo perché ancora reggi,
ormai sei esperto di notti da sballo.
È l’alba ormai e devo andar via,
hai vinto la sfida, la tua vita ancora
non è mia.
Voglio la rivincita, mettiamoci anche lei
che ride al tuo fianco.
Vincerai ancora, può darsi, chissà…
Ma alla fine una sfida la vincerò.
Tu non sai quanto infame io sia,
con me rivincita non avrai
la tua vita vinta sarà soltanto mia.

Claudio Pompi

Magari

Magari potrei tornare
o partire se tu lo vorrai
E potrei risalire il torrente degli anni
in cerca della tua nascosta sorgente
o arrampicarmi impavido
sull’albero dell’incoscienza
e salire al cielo del tuo viso
per rubare quelle stille di oceano
ed agguantare l’argentea coda
del tuo sorriso sfuggente
Magari potrei scalare
le impervie rupi delle tue labbra
e cavalcare le tue erbose colline
finchè non mi sorprenda
il beffardo risveglio dell’alba
Magari potrei preparare
un giaciglio soffice di frasche
per posarvi tutti i miei sospiri
e accovacciarmi quieto
sulla tua indulgente soglia
per sentire su questo volto rugoso
il privilegio delle tue mani
Magari potrei partire
o tornare se tu lo vorrai
e di nascosto portarti
un vento di cedro e gelsomino
per fare il passo tuo più dolce
e meno amaro il mio cammino

Fabio Sangiorgio

Il discorso

interroga la geometria celeste
dove il sole condannato dalla legge
lotta per la riforma dell’ellisse,
vuole allontanarsi
dall’orbita inquinata del pianeta.
Il progetto che pubblica risorse
ha perso il controllo
sulla piattaforma
dove si fondono scienza e l’incoscienza
seminando la plaga di rovine.
Il tragitto che apre uno spiraglio
da cui trapela luce di domani
è monito severo
a questa civiltà
tarata dagli abusi
che predica la pace e insozza l’uso,
gridano le ragioni nucleari
con la voce venefica potente
che aspettano un errore per sognare…
ed il velo rognoso sotto il cielo
ha preso piede.
L’abbozzo di fede di speranza e carità
sono sterili voci
soffocate dall’orgoglio e da brame
arrampicati all’albero di mele
per la mela più grossa della cima.

Giuseppe Stracuzzi

A una donna sconosciuta


A volte appari
dal buio del ricordo
e sai tutto di me.
Ancora con sgomento
so quante volte
con coraggio o incoscienza
hai preso il sopravvento;
persa nel tempo
la tua presenza
sento ora sfocata,
pian – piano sei andata.
Al posto tuo la consapevolezza
di un cuore pigro
e di spenta bellezza.
Forse ti ho amata
e insieme temuta
ma, fino in fondo
non ti ho conosciuta.
Ora tu, dal tuo mondo
di celluloide,
ironica sorridi.

Viviana Santandrea

Era il nostro tempo

Era il nostro tempo e lo abbiamo vissuto
con il coraggio e l’incoscienza della giovinezza,
non avevamo dubbi, era il nostro tempo, la nostra
unica certezza.
Era il nostro tempo, quello del camminare
sui fragili sogni, convinti del loro materializzarsi
da lì a poco.
Che importava se i giorni,  mesi, anni passavano
uno ad uno, come rintocchi di una campana
che noi non sentivamo.
Poi quel tempo finì e con lui l’ansia di vivere,
la voglia di sognare. I rintocchi li udimmo, tutti,
uno ad uno; talvolta gioiosi, talvolta mortali.
L’immortalità esiste ma cambia i suoi attori
di volta in volta e noi uscimmo di scena.
Nulla è eterno se non l’eternità della vita
che si rinnova da sempre e ci rende strumenti
del suo perpetuarsi nel tempo.
Credemmo d’essere immortali, inattaccabili
forse fu questa la nostra forza, la stessa che avrà
chi prenderà il nostro posto.

Claudio Pompi

Il sottile sentiero

Il sottile sentiero tra noia e lucidità
Il velo che si stende tra sogni e incubi
Lo spazio tra la luna e gli alberi di notte
È l’incoscienza di quando ci si rifiuta di pensare

Riuscire a vederti sorridere
E sorridere con te – bagnando il velo ed i sentieri
E rinfrescare la notte estiva
Imprigionare la rugiada – e curare le tue ferite

Nicole Marchesin

Published in: on aprile 29, 2010 at 07:30  Comments (6)  
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Paura

 
 
Non il dolore
nè la malattia
od il ricordo
e neanche
l’inesorabile
trascorrere
del tempo,
ma è la paura
ad ucciderci,
piano,
ad ogni minuto,
così forte
da non riuscire
a guardarci
negli occhi
e così grande
da farci tracciare
ancora confini,
sempre più stretti;
viviamo allora
nell’incoscienza
perché per quanto
lentamente
cerchiamo di far
battere il cuore
in realtà
stiamo già morendo.

Gian Luca Sechi

Published in: on gennaio 21, 2010 at 07:00  Comments (2)  
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