Far finta di essere sani

Vivere, non riesco a vivere
ma la mente mi autorizza a credere
che una storia mia, positiva o no
è qualcosa che sta dentro la realtà.

Nel dubbio mi compro una moto
telaio e manubrio cromato
con tanti pistoni, bottoni e accessori più strani
far finta di essere sani.

Far finta di essere insieme a una donna normale
che riesce anche ad esser fedele
comprando sottane, collane, creme per mani
far finta di essere sani.
Far finta di essere…

Liberi, sentirsi liberi
forse per un attimo è possibile
ma che senso ha se è cosciente in me
la misura della mia inutilità.

Per ora rimando il suicidio
e faccio un gruppo di studio
le masse, la lotta di classe, i testi gramsciani
far finta di essere sani.

Far finta di essere un uomo con tanta energia
che va a realizzarsi in India o in Turchia
il suo salvataggio è un viaggio in luoghi lontani
far finta di essere sani.
Far finta di essere…

Vanno, tutte le coppie vanno
vanno la mano nella mano
vanno, anche le cose vanno
vanno, migliorano piano piano
le fabbriche, gli ospedali
le autostrade, gli asili comunali
e vedo bambini cantare
in fila li portano al mare
non sanno se ridere o piangere
batton le mani.
Far finta di essere sani.
Far finta di essere sani.
Far finta di essere sani.

GIORGIO GABER

Amelia aviatrice…

spericolati voli di futuro
guizzi di sfide nel triangolo delle Bermude
audacemente con te migrano sulla volta celeste
profumi di salsedine
mentre rimiri l’astro che
lento si tuffa nel mare con te
una piccola pietra lunare
in rotta di tigre
scavalca i cerchi delle notti
hai grani di stanchezza che arrossano gli occhi
attraverso i volti del globo
atterri, sulle valli dell’India e nei polmoni dell’Africa
fiori d’ibisco sulle tue gesta
ventosi i tropici soffiano furiosi
trasvolano con te
ti perdi e cali
con le tue eliche
scompari
in oceano pacifico…

Aurelia Tieghi

Dedicata ad Amelia Earhart, pioniera dell’aviazione internazionale. Un ricordo di donna straordinaria che nel 1937 fece la traversata del mondo in solitaria con il suo velivolo e che, quasi alla fine della sua impresa, perse il contatto radio e scomparve nell’oceano

Ode all’Ersilia


Villici del contado udite udite,
e in grande vena
gozzovigliate allegri qui stasera!
Ne scorreranno fiumi di acqua vera
e fiori imbandiranno il desco antico,
e approvvigionamenti in quantità!
Siam qui per festeggiare una Pulzella
che giunta al bel traguardo dei Settanta
ci volle avere tutti quanti assieme:
in alto Lei fa viaggi entusiasmanti,
i sogni non le mancano, la dritta!
Squasimodèi Lei fa insistentemente,
soffre di voglia d’Africa e dintorni,
sogna tornare a Cuba e forse in Cile,
ed anche un po’ in Australia o giù di lì!
Lei l’India non disdegna od il Giappone,
l’Irlanda e anche la Scozia tutte insieme,
di Magellan lo stretto passerebbe
da un guru in Pakistan si sederebbe.
Gli Stati Uniti ha già ben visitato
e chièsele là il desso una volta:
“Vuoi esser la mia sposa americana?”
Ma Lei mi rifiutò ed è d’allor
che il maschio suo fetente che son io,
non sa più accontentarla poffarbacco!
Potrei pure indossare un colbacco,
od anche un cappellaccio da cow boy,
e andarmene ignudo in via Rizzoli
in bicicletta in pieno mezzogiorno,
poi scendere al C’entro della Camst
dove ingoiar gli gnocchi ai tre formaggi
fatti da chef che sguàzzan nei paraggi!
Ma ormai ciò non risulta sufficiente,
ormai non la si tiene proprio più,
neppure a starle insieme a tu per tu:
diceva sempre sì, ma ora no!
E allora?
Sto poetastro fratto e assai distratto
si è rifugiato nella poesia!
E Lei va nell’armadio dei misteri
dove ci scova sempre strane cose
da farsi mutandini con le rose,
foulard e camicette sinforose,
golfini uniti ad altri bei fru fru!
Poi quando con le bimbe amiche sue
si trovano ci ci per chiacchierare
di cotte e pur di crude in quantità
maligne se le contano sfrenate!
Siam qui con zia Velleda tutta in ghingheri,
poi Giorgio, Sara e Bruna ch’è la cocca,
ed il nipote Vanes robustone!
Da viale Roma c’è Riccardo e Luisa,
e poi Menghini Umberto con Valeria;
giù da Pianoro Mauro con la Meri,
e dalla Cirenaica è giunto Fabio
con mami e papi Sara e il bel Gaetano!
Col piccolo Del Grande e la sua Emilia,
a chiudere sto gruppo ci son io
Sandro presente sempre al Suo comando!
Che c’è da dire adesso non lo so,
a Ersilia intensa vita e folle amore,
ti batta forte il cuore e le tue dita
amiche sian di anelli brillantati!
Ti pendano dai lobuli orecchini
e l’onda delle meche sia sempre viva,
al collo tuo scintillino collane
e un po’ di ombretto e fard ti dian colore,
sian belle per la vita le tue ore:
questo per Te desidero augurare!
Poi prendo su il bicchiere là per là
ed urlo ip ip ip, urrà ed urrà!

Sandro Sermenghi

LA LENTA RUOTA DELLA GIUSTIZIA

Gregor Steffens e Peter Werner. Due nomi che non dicono niente a nessuno. Eppure sono due ex soldati tedeschi che hanno partecipato all’eccidio di Cefalonia nel lontano 1943, dove perirono 5500 militari di truppa e 450 ufficiali italiani. Sono passati ben sessantasette anni da allora, più di una vita. Massacro avvenuto contro ogni regola militare e umana, dove la Wehrmacht si macchiò di infamia nella stessa misura delle SS. Una pagina di dolore per l’Italia e di disonore per la Germania. Nessuno deve dimenticare, è vero, ma il ricordare in genere non ha migliorato il comportamento dei popoli in tempi recenti e anche attuali in quei posti dove la guerra c’è. Steffens e Werner sono due vecchi di ottantasei anni e risultano indagati per quell’eccidio.  Che senso ha oggi processarli come criminali di guerra? Quanti altri tedeschi dovrebbero essere processati per gli orrori avvenuti in tempo di guerra? Potrei capire se le vittime fossero state dei civili, come purtroppo è stato. Trovo irrisorio andare a prendere due vecchi che allora facevano parte con altri migliaia di camerati di un esercito “improvvisamente” nemico. Processiamoli pure, condanniamoli all’ergastolo per i pochi anni che restano loro…ma avremo fatto giustizia? Oppure aggiungeremo il ridicolo a una tragedia senza precedenti, sempre restando nell’ordine di idee che si è verificata in un contesto storico unico. Se proprio sentiamo questo profondo bisogno di giustizia dovremmo processare  quanti hanno messo nei guai i nostri soldati all’indomani dell’armistizio.  Qualcuno ha mai processato Vittorio Emanuele III, Badoglio (al terzo posto nell’elenco alleato dei criminali di guerra italiani)? No. Perché allora, se proprio sentivamo questo bisogno di giustizia, Steffens e Werner non sono stati arrestati prima insieme ad altri militari tedeschi che tutto sommato hanno eseguito degli ordini perché erano solo militari di truppa e il rifiuto avrebbe significato la loro fucilazione sul posto? Una risposta c’è ed è politica. Non bisognava rivangare troppo in un momento in cui, parliamo del 1957, gli Stati Uniti e gli alleati europei, Italia compresa,  vedevano nella Germania che risorgeva dalle proprie macerie una barriera militare da opporre all’Unione Sovietica e ai suoi alleati, che nella Germania dell’Est avevano la punta rivolta verso l’Europa. Era dunque necessario stemperare gli animi e rivolgere certe attenzioni processuali esclusivamente a quei nazisti che si erano macchiati di fatti orrendi nei confronti di popolazioni civili ed inermi. Oggi che senso ha rivangare il passato riferendosi al bisogno di giustizia? La guerra non ha regole di alcun genere ed è l’espressione massima della brutalità che alberga in tutti gli uomini della terra. Le convenzioni non le ha mai rispettate nessuno, sia vincitori che vinti. Le regole tornano valide quando le guerre finiscono, quando non servono. Qualcuno ha processato coloro che hanno ordinato i bombardamenti su Londra o su Dresda? O quelli su Milano o su Napoli, o su Roma a San Lorenzo e su Frascati il giorno stesso dell’armistizio? Qualcuno si è mai sognato di processare i cervelloni che si facevano scudo con le navi piene di prigionieri italiani mentre venivano spediti nei campi di prigionia in India per evitare i sottomarini giapponesi nell’Oceano Indiano? Qualcuno ha processato Fermi e i suoi collaboratori per aver costruito la bomba atomica con i conseguenti centomila morti civili di Hiroshima? Qualcuno ha puntato il dito sui caporioni americani che autorizzarono l’uso del napalm in Vietnam? Andiamo dunque a prendere due vecchi e processiamoli come si deve perché la giustizia trionfi insieme al ridicolo.

Claudio Pompi