Piove

 
Piove su vecchi pensieri,
cielo reso plumbeo dalla falsità
di momenti rubati alla gioia,
nell’intimità dell’anima
defraudata con laido inganno.
.
L’acqua salvifica scende
sulle guance infiammate
dal freddo vento dell’indifferenza,
su sentimenti usati e stracciati
come carta da macero.
.
Piove, piove ancora
sul corpo ormai inerte,
su desideri d’amore annullati,
sogni spezzati e derisi
dalla stanchezza del tempo,
 
mentre la memoria vaga
nel mormorio delle ombrose fronde
alla ricerca d’una linea di confine
che allontani per sempre
ricordi ricolmi di melma.

Patrizia Mezzogori

Inganno

 
L’orizzonte
Dove lo sguardo
Non incontra
La fine
.
Mare e cielo, confusi
In un unico
Azzurro cobalto
.
L’onda
Che pare morire
Sulla battigia, si ritrae
Nel mare profondo
.
L’inganno dell’apparenza
Come miraggio
Su desertiche dune

Danila Oppio

Published in: on aprile 7, 2012 at 07:34  Comments (7)  
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Trascendenza

 
Quei tuoi grandi occhi mi accendono il cuore
e quei tuoi sorrisi mi bruciano dentro.
Si muovon le mani, son lente e affamate,
respiro si fonde con lingue incollate
.
Nel tuo apparire ritrovo l’amore
che placa e ricrea che appaga appagando.
Se guardo il tuo viso, di luce diffuso,
mi par di volare in cielo confuso.
.
E il cielo stupito raccoglie il tuo grido,
ci  manda un fulgore che abbaglia e frastorna.
Son fili di pioggia quei raggi di sole
pervadono tutto e mancan parole.
.
Così è questa fiamma, scambiata con gioia,
donarsi, fremendo, di questo languore.
Poi resta il silenzio ed  un rotto ansimare,
un tenero abbraccio il tempo a fermare.
.
Di cose perdute rimane l’inganno,
 visioni dissolte, memorie avvilite.
Trascende il reale quel tempo fatato,
incanto vissuto o solo sognato.

Piero Colonna Romano

L’uomo nasce figlio di molte madri

che sia nel grembo protetto o al seno della madre attaccato
un imbranato che corre dietro la sottana della prima ragazza  
o dalle labbra di un bacio appeso.
che sia confuso davanti ad un altare scambiando le fedi e promesse
d’amore e tuttavia felice
o diventato padre si commuove mentre tra le braccia tiene un figlio suo

o al matrimonio di una figlia, affidandola ad un uomo che non sia lui
o settantenne magari che alla moglie borbotta le stessi frasi di una vita;
sposarti è stato la mia condanna; il caffè è pronto? la camicia stirata?
per poi prenderla dolcemente per mano mentre con lei passeggia e
dirle in silenzio guardandola che perderla sarebbe peggio di morire

egli rimane sempre un bambino.
è il bambino di tutte le donne della sua vita.

che si atteggi da strafigo facendo lo stupido con le altre
di aspetto colto e sicuro di uno in carriera o raffinato e gentile
d’altri tempi cavaliere
o uno di quelli che credono di poter tutto che giocano con altrui destini
a testa o croce.
che sia un poveraccio con il cuore nella mano e un sogno nel petto
che offre poesia e petali sbiaditi di rose finte
o il bastardo di turno uno come tanti che lascia il segno,  di chi  non ci si
può scordare

è uomo se tale soprattutto e spesso soltanto
dinnanzi a se stesso.

la fama, il potere, la forza, la ricchezza, nulla contano se poi
non raggiungono la fine prefissa, il vero intento;
conquistare lei che tutto possiede – la donna interamente, almeno
una sola volta –

non il suo corpo caldo, seducente, desiderato, abusato,
stuprato più volte da se stessa anche, né il suo cuore ferito,
spezzato, amato, donato, venduto persino da alcune

ma la mente sua
che genesi è di tutte le cose, caos e ordine, oblio e vita,
fonte di guerre e meraviglie

la mente di colei ch’è sempre in fuga di mistero in mistero
e tuttavia ferma
– perché figlia anche lei di quella imperfezione
che rende umani –
prigioniera a sua volta dell’inganno sottile della vita.

Anileda Xeka

Paura d’amare

Ho paura di immergermi nel mare
limpido che sembri.
L’inganno della tua bellezza temo,
trasparente mi inviti sui tuoi fondali
che sembrano lì, a portata di mano.
Ho paura delle tue profondità nascoste,
del tuo volermi ad ogni costo.
Delle tue verità sconosciute ho paura.
Sei chiara come acqua di sorgente,
voglia verrebbe di placare la sete
con l’illusione che la tua quiete mostra.
Nulla saprò del tuo perfido inganno,
o del tuo sconfinato amore se in te
mai mi immergerò.
Paura d’amare e lasciarsi andare,
scendere nell’abisso e non tornare.
Percorso obbligato del cuore che ama
quello che non conosce del ritorno la via.
Immaturo cuore che mai t’arrendi,
portami giù da lei e sia quel che sia.

Claudio Pompi

Insinuarsi…

Forse la vita migliore

sul tempo e sulla gravità è
passare senza lasciare tracce,
passare senza lasciare un’ombra
sulle pareti…
                Forse prendere con
la rinuncia? Cancellarsi dagli specchi?
Così, come Lermontov nel Caucaso,
insinuarsi senza inquietare le rocce.
Forse il migliore diletto
è, col dito di Sebastian Bach,
non sfiorare l’eco dell’organo?
Sfaldarsi senza lasciare le ceneri
per l’urna…
            Forse prendere con
l’inganno? Farsi cancellare dalle latitudini?
Così, insinuarsi nel Tempo come
nell’oceano, senza inquietare le acque…
MARINA IVANOVNA CVETAEVA

Ancora tu !!!

 
T’ho cercato
tra fantasie aggrovigliate
nella strana penombra
del meriggio.
Come evocato
da canto di sirena
riaffioravi dai flutti
dell’inconscio.
T’ho ricacciato,
per sottrarmi all’inganno
fra nebbiose memorie;
inutilmente!
Sei ritornato,
scoperchiando il baule dei ricordi,
sulla busta ingiallita
di un vecchio madrigale.

Viviana Santandrea

Published in: on ottobre 11, 2011 at 07:24  Comments (4)  
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L’ora rapace della notte

Fu nell’ora rapace della notte
che cadde a terra il velo dei pensieri
e il desiderio mio così insaziato
nudo restò senza difese e solo
Io ti offrivo le mie primizie antiche
di fanciullo stupore virginale
Volevo orecchie e spalle da baciare
e sfinirti di morsi e di carezze
Bramavo le ossa il cuore ed il respiro
e tutte già le labbra tue dischiuse
pronte al sorriso e all’imminente fuoco
Io ti stringevo con impeto animale
come orfano nell’ora dell’addio
ed era dolce in quell’estremo abbraccio
scambiarci lunghi i brividi di un volo
Ma nel momento del finale inganno
tutto sparì ed insieme a te la notte
Sgusciò veloce l’esile fantasma
uscì sfuggendo all’ interrotto sogno
e nella bocca non rimase il miele
ma l’acre gusto di uno scherzo amaro

Fabio Sangiorgio

Più non sento il mio nome

L’arrossarsi di parole
al sole di quanti tramonti
avresti saggiato, desideroso,
sulla mia pelle serena,
quello di quante albe
avresti vissuto nel risveglio
placato e compiaciuto
da appassionati abbracci,
senza amarmi nulla.
Nell’etra compatta del silenzio
l’inganno non ha vie
per circolare e trovarsi,
così lasci le mie carezze
incamminarsi via da te
private anche della guancia
cui le destinavo, ingenua.

Daniela Procida

Published in: on ottobre 3, 2011 at 07:09  Comments (5)  
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Perchè produci amore

Perché produci amore
se all’amore
non hai niente da dare?
La fattezza di tuoi tratti è squisita,
la tua pelle
é docile pelliccia
di felini
che invita mie mani a carezzarti,
occhi sospesi
di sorriso inganno
colmano l’orizzonte
di nebbia
cielo
mare
ed infinito
come esca di buona qualità.

Giuseppe Stracuzzi

Published in: on settembre 15, 2011 at 07:09  Comments (6)  
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