Ecco quando

Questa fiaccola inerte,
dolorosa, chiamata civiltà
è scossa, è scossa illusa,
in tenebre più fitte,
mentre stiamo ancora
calpestando l’orme dei bruti.
Ma forse già nel cielo
i primi raggi incerti,
evanescenti annunziano
lontano il tremular del Giorno.
E forse già son pronti
martireroi, di vera
Altra e Superba Vita
fuori dagli Universi,
cantando vittoriosi.
E vedremo la Luce.
Nel vivere per sempre.
Gli uomini risorti
s’aiuteranno,
nella pace regina,
col lavoro di tutti,
mai più lotte insane
per sempre. Né guerre,
né ingiustizie…
La nuova età, la Splendida,
s’inizierà nel nuovo
mondo: fissi nel lampo
magico del vero,
altri occhi vedranno
il NomeVerbo: Amore.

Paolo Santangelo

Preghiera

Passi solitari risuonano sul selciato,
lembi dispersi di un sentimento
che disperato volge lo sguardo al cielo
nella vana speranza di una luce.

Accade così, che il dolore
diventa luogo fermo nella vita
come autunno macchiato di lacrime
e in una notte buia come pece,

il cuore scoppia nell’enorme
grido di rabbia e ribellione
per le ingiustizie di un mondo
dove vige crudeltà e indifferenza

mentre una preghiera s’eleva lieve
al cielo illuminato dal sole nascente,
potenza misteriosa gravida di suoni
nell’immenso amplesso di palpiti,

in cerca d’una presenza amica
che asperga gli uomini di luce pura
sì che gli animi cantino lodi
per il trionfar della pace eterna.

Patrizia Mezzogori

COLTIVIAMO LA SPERANZA

Lasciate che ci congediamo dall’ Italia, con tutte le sue miserie e le ingiustizie, affettuosamente, con la nostra ammirazione per le bellezze, naturali e artificiali, di cui è piena fino a traboccare, e con la nostra tenerezza verso un popolo, naturalmente ben disposto, paziente e di temperamento mite. Anni di abbandono, oppressione e malgoverno hanno operato per cambiare la sua natura e fiaccare il suo spirito; gelosie miserabili… sono state il cancro alla radice della nazionalità… ma il bene che era in esso c’è ancora, e un popolo nobile può, un giorno, risorgere dalle ceneri. Coltiviamo la speranza.

CHARLES DICKENS

La verità

‘Na gavetta de granci giornalisti,
che rajeno carote a chi li paga;
‘na voja de fregasse che s’allaga;
ingiustizie e spettacoli mai visti,

deputati magnoni e pagnottisti,
fregnacce d’agguantasse co’ la draga,
ministri frammassoni e camorristi
che nun fan’altro che ingrossà la piaga.

Conocchie, preti, gente che s’addanna,
strozzini, tasse, giudici vennuti…
e in fonno er vaticano che comanna.

Er merito che mòre su la paja
e la grolia che ghigna a li cornuti:
ecco le condizioni de l’Itaja.

GIGGI ZANAZZO      (1893)

Medesima conclusione

Signore!

Sono stanco e sconfortato
della vita che mi hai dato,
i problemi sono tanti,
e le ingiustizie altrettante

Da buon capofamiglia
faccio tutto per i figli,
impegnato a lavorare
per poterli soddisfare,
ma la crisi generale
ha buttato tutto all’aria

La domanda che ora pongo
nel sistema che è quello attuale:
le bollette della luce, del metano
e delle varie erogazioni
potrebbe esser possibile estinguerle
…profferendo le orazioni ?

E, laddove questa richiesta
non potesse esser accolta …
qual è allora l’alternativa allo sconforto
in mancanza di stipendio…
o dell’introito previsto ?

Credo d’aver capito …
in assenza di risposta
le possibili soluzioni :

quella di mettersi una corda al collo,
e darsi uno strattone,
oppur uscir di senno…
che è la medesima conclusione

Ciro Germano

Traguardo

Fatta
è la vita
di piccole cose, parte
e tutto di noi: consolazione
al pretesto del passaggio terreno, al miraggio del viaggio.

Accontentarsi di ìnfime cose, carpe diem,
e dir grazie pensando a chi non può avere neanche quelle:
enormità per chi ha fame, ingiustizie, le guerre.

Di poi tutto verrebbe in seconda battuta,
in secondo piano, non più importante, più nulla,
soltanto minime cose ordinarie, separandole dal senso
del giorno per giorno.

In pazienza, per ciò che si ha, per ciò che si soffre . . .

Fino al buio della
nera notte di
Luce.

Paolo Santangelo

La vita

il fatto smarrito
nel nulla; ed è questo l’ uomo:
bambino piangente, una culla,
l’ òbito inizia….

Chi ha fortuna gode , pena
chi langue ed in mestizia soffre
(a volte) odiando, perché senza scampo
oppresso è dal più forte:

mastro di cattiverie ed egoismi
atàviche ingiustizie, del creato
a séguito progènie tramandato.

E solo un giusto – buononesto
timorato d’Iddio – retto, probo:
benedetto; se quel giusto esiste,
nel morir può godere della vita –
non solo quella eterna – anche mortale:
scoppio d’ azzurro e strepito di mare.

Ma questo prima d’autodistruzione,
ingorda per qualcuno che s’accresce
in rapporto d’egoismo inquinante,
umana creazione delinquente
e, peggiore realtà, che sempre mente.

Paolo Santangelo

L’Africa

Tutto si smaltisce
con l’euforica corsa
al progresso.
Mani e menti
elaboratori di denaro
e potere
… … …
forse è solo un bisogno
di sopravvivenza
l’atto di svendita
di piccole essenze
private d’infanzia?

Tutto si smaltisce
con una corsa
alla comprensione
… (finta)…
del mondo occidentale
che scolpisce solide colonne
di educazione illusoria
smembrando famiglie
consumate dai morsi
della vera fame
… … …
un fiume in piena
che non scorre,
un pezzo di pane
mai cotto e profumato,
un assillo di parole
che non hanno né suono
né significato
se si da un senso lontano
alle ingiustizie
che ogni giorno
decolora un paese
mostrato e disegnato
da finte favole
di beneficenza.

E seduta
davanti ai poteri
di alte cariche
determinanti e ricche
(basterebbe un anello religioso
a sfamare piccoli desideri
di naturale sopravvivenza)
un brivido di movimento tellurico
solo alla vista dei tanti
“uomini e donne”
bianchi e grassi
di protagonismo ignorante
… … …
L’Africa muore ingoiata
in un morso d’alito
di confusionale indifferenza.

Glò

Un bel viaggio

Vorrei andarmene  lassù in alto
proprio in mezzo al cielo blu
per guardare tutto quanto da lassù
ed in mezzo a quel silenzio
troverei di certo il modo
di capire e di cambiar quel che non va.

Poi seduto su una nuvola
parlerei col Re del vento
per vedere se può farmi contento
evitando di soffiare
qua e là senza ragione
e comunque mai in una certa direzione.

Tenterei poi di capire
i misteri della vita
i segreti dell’esistenza infinita
ma poi credo che alla fine
io mi metterei a dormire
finalmente in quella pace tanto ambìta.

Chiederei poi un passaggio
a un gabbiano che sta lì
che mi porti in un bel posto
lontano da qui
dove non ci siano guerre
né ingiustizie né miserie
e uno solo sia il colore della pelle.

Salirei ancor più in alto
a toccare quelle stelle
che da sotto sembran sempre così belle
chiederei già che ci sono
un po’ più luce al grande Sole
che mi illumini la mente ed il cuore.

Ma alla fine del mio viaggio
sentirei di aver fallito
se arrivando ai confini dell’infinito
non parlassi con il tempo
convincendolo a fermarsi…
…per riprendere da dove era partito.

Sandro Orlandi

La croce solitaria


Fuggivo dai miei pensieri più neri,
dalle mie paure inconfessate,
dai dubbi che l’anima mordono
come fiere voraci mai sazie.
Cercavo la pace nell’inferno
dei miei sogni senza senso.
Cercavo l’uomo perduto nel suo tempo,
naufrago allo stremo che in un attimo
rivede la vita disperata
e nudo si sente nell’anima.
Mi fermai davanti ad una croce vuota.
Perché ancora solo? Dove era?
Quanta fatica per giungere alla cima,
quanto dolore ho provato
su quella montagna aspra e pietrosa,
senza sentiero certo.
Quanta sofferenza nel togliermi
le spine dei falsi ideali.
Scrollarmi di dosso la rabbia
delle ingiustizie umane subite,
perdonate, mai dimenticate.
Dov’era? Perché ancora una volta solo?
Ho sentito il pianto del cuore,
così profondo che agli occhi non sale.
Davanti a me una croce vuota,
a un passo dal cielo e dal baratro.
La croce era lì, aspettava me perché vi salissi.
Ecco dove eri, ti ho cercato troppo in là,
oltre me stesso.

Claudio Pompi