Lo scorrere lento del fiume sui sassi

è il pensiero che si riposa dalla sua malvagità
La natura è un miracolo,
non merita l’uomo
La natura ha un cuore che si svela alle anime pure e tormentate
Penso che potrei morire in questa pace gratuita
lontano dall’inferno della città
Sia maledetto l’uomo e la sua ingordigia

Simone Magli

Published in: on giugno 14, 2012 at 07:23  Comments (7)  
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Lettera di Capodanno

Dicono che repetita iuvant;
che il primo bacio è insipido, ma è il secondo che conta;
che il bis d’un minuto radioso
s’insaporisce d’un miele che ci sfuggì quella sera …
Ma l’anno che ritorna col suo rauco olifante
a soffiarci dentro le orecchie
l’ennesima Roncisvalle,
e ingrossa i fiumi, impoverisce gli alberi;
l’anno che nello specchio del bagno consegna
a uno svogliato rasoio la barba sempre più bianca;
l’anno che cresce su sé con l’ingordigia dei numeri,
sgranando sul calendario
il recidivo blues del Mai più …
chi oserebbe dire che meriti la festa del Benvenuto?
chi potrebbe giurare che non sia peggio degli altri?
Il male si moltiplica e repetita non iuvant.
Eppure … Eppure nella tombola arcana del Possibile
fra i dadi e il caso la partita è aperta;
gonfiano fiori insoliti il grembo d’una zolla;
lune mai viste inonderanno il cielo,
due ragazzi in un giardino
si scambieranno i telefoni, i nomi,
stupiti di chiamarsi Adamo ed Eva;
verrà sotto i balconi
un cieco venditore d’almanacchi
a persuaderci di vivere …
Crediamogli un’ultima volta.

GESUALDO BUFALINO

Un fiore bello

Stando seduto
a questo punto di presente
galleggia impigliato tra spine
un fiore bello,
di quei fiori che nascono inattesi
nei posti impensati
tra rovine
e germogli avvizziti dal gelo
della indifferenza
di questa grande madre
senza cuore
e l’ingordigia
dei suoi figli bramosi.
Il verso non insiste
nelle pieghe del calice
incantato giglio
che offre nettare ed ambrosia…
senza ricorsi a fantasie di note
tra le pareti della stanza inferma
sotto l’uscio del tempo
arrampicato alla scarpata impervia
tende alla vetta,
illumina
con la piccola face che dispone
e un grande cuore
i campi senza luce.

Giuseppe Stracuzzi

Terra dolorante

Più non riconosciamo
questa nostra madre,
la nostra ingordigia
sottomette la ragione.
Scotta fra le mani
questa terra in febbre,
sordo è in noi
il suo faticoso respiro,
non vogliamo vedere
il lutto che copre
il suo splendore.
Animi vili
accecati dall’ipocrisia
continuano a poppare
dai suoi capezzoli
ormai larvati.

Rosy Giglio

Published in: on maggio 19, 2010 at 07:11  Comments (3)  
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