Il restauratore

Il restauratore ha ricordi da micromosaici
tesserine cocci d’anima
dei colori inventati dal cielo
come i tramonti
e le albe
che sono sempre loro
manòn … ma non sono mai uguali…
come i fiori 
che tu sai tagliare quando…
quando ancora non sono… 
nel tuo vaso d’ingresso…
tu sei il Restauratore
tu sai rincollare i cocci e l’amore.

Enrico Tartagni

Published in: on luglio 9, 2012 at 07:38  Comments (3)  
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Solitudine 5

Ho cercato nell’armadio
il vestito della festa,
ho trovato quello di rovi.
Ho cercato un cappello adeguato,
ho trovato una corona di spine.
Mi sento mazziato e cornuto
per aver sperato un ingresso
nella piazza degli uomini.
Ci cammino da anni
ma nessuno s’accorge,
mi chiedono solo
dov’è quella via.
Non so confezionare
un guanciale a forma di cuore,
né danzare rapito
come foglia d’autunno.
Non so parlare d’inezie
né fare bene la spesa.
Non so fermare la gente
ma forse non voglio.

Lorenzo Poggi

Published in: on novembre 4, 2011 at 07:21  Comments (5)  
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Il bacio

 
Le labbra socchiuse
s’accostan frementi
si sfiorano, si schiudono
dapprima, lievemente
consentono, ora,
l’ingresso negli antri
dei corpi esultanti…
dai colpi sferzanti
S’intrecciano,
essi,  avidamente
danzando con sintonia
in una spirale…
di perfetta armonia
I sapori, e i respiri
sono un tutt’uno,
ed il bacio soffuso
diventa profondo
nel mentre,
la pelle traspira…
e il profumo si fonde

Ciro Germano

Published in: on giugno 10, 2011 at 07:29  Comments (6)  
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Il Giardino dell’Amore

I went to the Garden of Love,
And saw what I never had seen:
A Chapel was built in the midst,
Where I used to play on the green.

And the gates of this Chapel were shut,
And “Thou shalt not” writ over the door;
So I turn’d to the Garden of Love
That so many sweet flowers bore;

And I saw it was filled with graves,
And tomb-stones where flowers should be,
And Priests in black gowns were walking their round,
And binding with briars my joys & desires.

§

Sono andato al Giardino dell’Amore,

E ho visto ciò che non avevo mai visto:

Una Cappella era costruita nel centro,

Nel luogo in cui io ero solito giocare sull’erba.

E i cancelli di questa Cappella erano chiusi,

E “Tu non devi” era scritto sull’ingresso;

Così sono tornato al Giardino dell’Amore

Che è fecondo di così tanti e dolci fiori;

E ho visto che era pieno di tombe,

E pietre sepolcrali dove avrebbero dovuto esseci fiori,

E Preti in vesti nere vi giravano attorno,

E incatenavano con rovi le mie gioie e i miei desideri.

WILLIAM BLAKE

Il vestito


Appenderò al chiodo dei ricordi
anche quest’abito ormai dismesso.
Mi ha vestito nell’età che passa
e ora, tanto consunto quanto lindo,
io non lo butterò nel cassonetto.

Non lo regalerò a quel barbone
del terzo ingresso del supermercato,
neanche alla donna dai capelli neri
seduta il martedì fianco alla chiesa
e non perché avaro io sia diventato.
E’ cosa mia, è cosa del mio cuore
e un dì potrei rimetterlo di nuovo.
Fosse così, riacquisterei gli odori
di tutti i giorni appena consumati,
delle mie carni ahimè modificate
dall’avanzare del bastardo tempo.
Intanto, nella sala mi rivesto
d’uguale taglia ed ugual modello
con due tre ghirigori in meno
per lasciar spazio al vivere concreto.

E tasche…
tasche grandi quanto basta
per fare accumulo del mio futuro.

Aurelio Zucchi

Casa Protetta


Luminosa, all’ingresso
entra la primavera
e sale ridendo le scale fin su
all’atrio del primo piano.
Qui, il mattino va a spegnersi
contro l’ampia vetrata.
Al di là
un corridoio di sguardi
vuoti
non più un fuoco ad accenderli
solo il battito sordo del cuore
che ostinato si oppone a quel nulla
in attesa di un’ultima fiaba
che sia dolce traghetto
a un sereno ritorno alla culla.
Questo è luogo di pace,
sei protetto
ti è concesso un candore bambino
più nessuno può farti del male
qui entra solo il Destino.

Viviana Santandrea

Il sistema


Bussai
alla porta
della giustizia
e mi fu detto:
“Non sei abbastanza grande
per passare”,
m’accostai alla porta
della verità,
vi era un cartello:
“Di questo ingresso
se n’è abbandonato l’uso”,
proseguii e scorsi
una gran moltitudine
in coda
e tutti
non facevano che parlare
della meravigliosa possibilità
alla fine della strada,
ma ero troppo vecchio
e stanco
per poter affrontare
tutte le scale
verso quell’ingresso lontano
con sopra scritto:
“Speranza”.

Gian Luca Sechi

Published in: on Maggio 5, 2010 at 07:08  Comments (4)  
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