A guardarti non s’è mai visto altro

Che un bambino – per sempre sarai
Come quel romantico apprendista innamorato
Della principessa altera del palazzo
D’un amore così folle agli occhi degli altri
Che non ha altro effetto che di nutrirlo
Di una follia sempre più incomprensibile

Ed io sarò quella contadina che per un giorno
Ricevette il tuo sorriso e ne respirò la pazzia –
Voi, così folle agli occhi della gente
Voi, così dolce e ingenuo agli occhi della contadina
Che ama l’amore che nutrite per lei.

Nicole Marchesin

La forza che nello stelo spinge il fiore

 

The force that through the green fuse drives the flower

Drives my green age; that blasts the roots of trees

Is my destroyer.

And I am dumb to tell the crooked rose

My youth is bent by the same wintry fever.

The force that drives the water through the rocks

Drives my red blood; that dries the mouthing streams

Turns mine to wax.

And I am dumb to mouth unto my veins

How at the mountain spring the same mouth sucks.

The hand that whirls the water in the pool

Stirs the quicksand; that ropes the blowing wind

Hauls my shroud sail.

And I am dumb to tell the hanging man

How of my clay is made the hangman’s lime.

The lips of time leech to the fountain head;

Love drips and gathers, but the fallen blood

Shall calm her sores.

And I am dumb to tell a weather’s wind

How time has ticked a heaven round the stars.

And I am dumb to tell the lover’s tomb

How at my sheet goes the same crooked worm.

§

La forza che nello stelo spinge il fiore,

spinge la mia giovane età; la stessa che dilania le radici degli alberi

è la mia distruttrice.

E sono muto a dire alla rosa avvizzita

che la mia giovinezza è piegata dall’identica febbre invernale.

La forza che guida l’acqua tra le rocce

governa il mio sangue; quella che aspira le correnti alle foci

trasforma le mie in cera.

E sono muto a gridare alle mie vene

che alla fonte montana succhia la stessa bocca.

La mano che agita l’acqua nella pozza

Smuove sabbie mobili; quella che imbriglia i burrascosi venti

pure il mio sudario, regge.

E sono muto a dire all’impiccato

quanto del mio essere vi è nel boia che lo impicca.

Le labbra del tempo leccano il punto in cui la fonte sgorga;

l’amore goccia e coagula, ma il sangue che crolla

calmerà le ferite di lei.

E sono muto a dire al vento dell’inverno

come il tempo abbia scandito un cielo intorno agli astri.

E sono muto a dire alla tomba dell’innamorato

come verso il mio lenzuolo strisci lo stesso raggrinzito verme.

DYLAN MARLAIS THOMAS

Eppure oggi…

Oggi son contento.
Non è il giorno adatto
per scrivere poesie.
Quando son contento,
non scrivo poesie.
Eppure oggi…
Il cielo è chiaro e luminoso
come gli occhi di un bambino,
l’aria è tersa e cristallina
come il riso di una bambina,
il mare mormora ipnotico
la sua nenia cantilenante
come il canto della mamma
per il vispo pargoletto,
carezza il vento dolcemente
fiori e piante, siepi ed erbe
come l’innamorato i capelli
dell’amata sua bella,
gli uccelli non son più soli,
volano insieme ai loro nidi
come i bimbi dopo la scuola
corrono lieti a casa loro,
ed il sole scalda tutti
con il suo sorriso caldo
come un padre che accoglie
tra le braccia i suoi figli.

Nino Silenzi