Misura lo sguardo

 
il cielo lontano
tentativo vano
trovarti in alto
tra nuvole solitarie
spendo il tempo
a imbastire fini
trame illusorie
mentre intemperie
interrompono
i raggi sottili
di pallido sole
una strana congerie
di eventi inattesi
lasciano sospesi
disattesi giudizi
io continuo a cercare…

Antonietta Ursitti

Published in: on giugno 15, 2012 at 07:17  Comments (4)  
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La data

 
Il treno mentre corre
guarda la data impressa
allontanarsi dal presente,
la tiene imprigionata
nei registri di carta
dell’archivio
dove man mano
un vento la consuma
fino a quando la perde di vista,
qualche cifra scolpita
resiste alle intemperie,
perciò masse in attesa
arrampicate
al senso di un vapore
fanno presa
scalando la scarpata
per incidere i dati sulla pietra.

Giuseppe Stracuzzi

Published in: on febbraio 13, 2012 at 06:55  Comments (8)  
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E la sua porta

C’è la nostra dimora
lì nel fondo dell’anima
che confina con l’immenso,
accogliente, profonda,
stabile alle intemperie.
Son roccaforti d’amore
le sue pareti.
E la sua porta
più che uno spiraglio,
flusso, deflusso
su futuro e aspettative.

Daniela Procida

E la sua porta

C’è la nostra dimora
lì nel fondo dell’anima
che confina con l’immenso,
accogliente, profonda,
stabile alle intemperie.
Son roccaforti d’amore
le sue pareti.
E la sua porta
più che uno spiraglio,
flusso, deflusso
su futuro e aspettative.

Daniela Procida

Published in: on febbraio 20, 2011 at 07:38  Comments (4)  
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… Singhiozzi di (credo)…

Credevo.
Di poterti proteggere
sotto le mie piccole ali
conservandoti dalle intemperie
d’un passato ormai disgiunto.
Lo credevo. (E ci penso).

Il profumo dei tuoi racconti
li stendevi al comando
delle mie curiosità di bambina
(anche oggi).
Credevo.
|Ma… E… ci sei.|

Il tuo sonno improvviso
ancora mi pervade
d’innamoramenti che mi ricamavi
di tua sola penetrazione
senza fiato esponenziale
in accusa
d’un perché
al cosa
osservavi nel mio bacio
(nascosto).
Portandotelo via.
Senza esalazione
d’infelicità peccatoriale.

Credevo di ritrovarti sempre.
Viva. Piccola.
(nel mio “per sempre futuro”).

Oggi Credo.
Nel silenzio d’affetto
cercato nelle (mie) conferme
in passi da “bambina”.

C’è dell’assenza nell’ascoltare
-intima-
(che non vuol dire “non amare”)
C’è, esiste, del mutismo
alle (mie) domande,
di chi,
oggi,
crede di risponderti
con distanza svagata.
Crede.

Eppure adesso
capisco il mio distacco
(cieco)
al ricamo linfatico
ossigenato
da pindariche “empatie” distorte….
(Credo –confusa-
di cercare “dal vivo”
orizzonti da sorvolare
-autenticamente-
senza estrazioni lineari
da confinare ….)

Glò

Lontano…


Lontano da brividi e bruciature
lo stomaco che non resiste
il cuore in fibrillazione
come uno che ha paura
e continuamente si gira
per guardarsi le spalle
salvarsi la pelle
un minuto ancora di vita felice
povera e goduta.

Lontano da me che sono
mio nemico mi sono fatto croce e chiodi
della mia sconfitta senza fede
e senza resistenza alle intemperie
ho creduto di essere vento
e poter ritornare come tempesta
sul mio stesso male.

Lontano ma dentro
tutte le cose io sento vibrare
la voce dei vivi e la memoria dei morti
io sono il fiato nella corsa
dell’alce scampato all’imbecillità
del cacciatore
vado più veloce del piombo
del passato fattosi fucile
per colpirmi di colpe nemmeno pensate
divento il sospetto ed il ragionevole dubbio
di questo tempo dove non c’è più scampo
solo per chi resta vittima
della follia di un attimo.
Lontano dove nessuna luce è cattiva
dispongo le mie carte migliori
e mi gioco la vita
pur di essere ancora viva.

Maria Attanasio

O rustica Fidile

Caelo supinas si tuleris manus
nascente luna, rustica Phydile,
si ture placaris et horna
fruge Lares avidaque porca

nec pestilentem sentiet Africum
fecunda vitis nec sterilem seges
robiginem aut dulces alumni
pomifero grave tempus anno.

Nam quae nivali pascitur Algido
devota quercus inter et ilices
aut crescit Albanis in herbis,
victima, pontificum securis

cervice tinguet; te nihil attinet
temptare multa caede bidentium
parvos coronantem marino
rore deos fragilique myrto.

Inmunis aram si tetigit manus,
non sumptuosa blandior hostia
mollivit aversos Penatis
farre pio et saliente mica.

§

Se avrai alzato le palme al cielo quando la luna è nascente, o rustica Fidile, se avrai placato i Lari con l’incenso, col raccolto nuovo e con una scrofa affamata, nè la vite feconda soffrirà per lo scirocco pestilenziale nè le messi per la ruggine che rende sterili nè i delicati capretti soffriranno le intemperie del tempo autunnale. Infatti fra le querce e i lecci dell’Algido nevoso pascola o cresce nelle erbe d’Alba la vittima designata che tingerà la scure dei pontefici; non è cosa da te che li incoroni con rosmarino e delicato mirto mettere alla prova i piccoli dei con una grande strage di pecore. Se tocchi con mano innocente l’altare, nessuna sontuosa offerta piega i Penati ostili più dolcemente del buon grano e del sale saltellante.

QUINTO ORAZIO FLACCO     (Odi 3,23)

E la sua porta

C’è la nostra dimora
lì nel fondo dell’anima
che confina con l’immenso,
accogliente, profonda,
stabile alle intemperie.
Son roccaforti d’amore
le sue pareti.
E la sua porta
più che uno spiraglio,
flusso, deflusso
su futuro e aspettative.

Daniela Procida