Se sai che vuol dire

odiare,
hai mai odiato
l’Amore
quello che rima
con fiore e cuore?
Sai che vuol dire
sentire
di non meritare
di sentirlo
di non meritare
di poterlo rubare
e insieme
che sia una figura
così lontana
e così piccola
che nemmeno merita
il tuo interesse?
Capisci quanto sembri
non umano
odiare l’amore?

Nicole Marchesin

Published in: on aprile 13, 2012 at 06:57  Comments (3)  
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I princìpi

“L’interesse e la paura sono i principi della società”

THOMAS HOBBES

Published in: on ottobre 7, 2011 at 07:00  Comments (3)  
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Castoro (Ricordi catturati)

 
Non trovo il punto interrogativo / come faccio / a togliermi d’impaccio / è tremenda questa / tastiera  di computer / e adesso tutto il mondo è in mano a loro!
Senza scrupolo alcuno / uccidono Natura
i loro interessi di crescente oro.
Fittizio bluff:  mai  un’epoca intrigante come questa,
coi  microchips, surrogano la scienza / nascosta col tempo senza tempo / ci fanno credere ciò che voglion loro.
Meno di nulla / quello che accompagna / la  vita dell’indomito castoro.
Dal nulla senza nulla siam venuti e, ricordando niente,
ci si appresta, senza equivoco alcuno, alla Gran Festa.
Finale  d’altri  tempi di altri luoghi,  anticipo di sogni
mai vissuti,  strani ricordi che non passan mai,  
né intelligenza rendon manifesti.
Ma manifesti a chi,  se non son nati,  passanti
d’ogni volta e d’altri lidi,  passanti che, continuamente infidi,  
ricordano la vita ad altri cuori.
E giunge – giorno dopo giorno – l’esperienza  del sempre,
sempre in cadenza simile,  indelebile, che  scivola nel vento
ad ogni vita.
Grama nei più.  Per tutti l’esperienza in quel tratto di penna
di . . . chi non vuol morire. Paradossale:
perché  non  siamo  nati  mai, e mai morremo, eterni,
in ogni forma di tempo.  Non certi di certezza,  né di vaghe blandizie,  ci avviciniamo in relativo lento,  decadimento  umano come lieve carezza.
Lesta,  e vicina,  Festa Grande è la nostra,  terminale,
vibra lasciando fuori dell’Essere, di tutti noi,
la cenere.

Paolo Santangelo

Il vaso

C’è un piccolo amico
nascosto nel mio taschino
che porto sempre con me
quando vado a passeggio
sugli asfalti assolati della vita
Se parlo o rido
lui ascolta in silenzio
e sente passare la gente
mentre fingo interesse
al confuso brusio della strada
oppure sonnecchia
e si accomoda piano
in un fresco giaciglio di pensieri

Ma un mio palpito può risvegliarlo
e accende di stelle i suoi occhi
ad ogni tuo incontro prezioso e raro
Allora gli freme dentro
quella voglia di uscire
portando di corsa il suo vaso
E’ una coppa di pura bellezza
una giara ricolma di baci
da versarti e con quelli coprire
le tue ciglia curiose del mondo
e ogni ciocca mossa dal vento
e poi calde le tue mani d’avorio
con le dita dalle unghie gentili
e se mai ne avanzassero ancora
tutte di baci riempire
le piegoline del tuo sorriso

C’è un piccolo uomo
proprio lì sul mio cuore
Ogni volta rimane rinchiuso
schiacciato e senz’ali
sul fondo di un alto taschino
Quando vai e mi saluti
lui resta abbracciato a quel vaso
carezzandone il chiuso sigillo
Poi ritorna al suo posto
a nascondersi quieto
nel confuso brusio della strada.

Fabio Sangiorgio

Pseudo sonetti & rose


E senza parole non so come fare
Ignoto o mistero non so dove andare
La vecchia pelle
su di un muro (ieri ) ho lasciato
Non ve lo giuro ma tutto è cambiato
L’anima tira fuori mille parole
Ma ascoltar può solo chi vuole
“Un corridoio che è senza luce è nel mister che esso conduce “
Mille parole tutte di un fiato
Mille parole nel buio ho incendiato
E li seduta solo in disparte
Una parola fa la sua parte
E li seduta solo in disparte
Una parola pesa più di mille altre.
– Ecco tocca a te parlar mia cara –
e fa che non sia invano
e non sfiorisca la rosa
dalla mia alla tua mano
E nel vento legger che m’accarezza
Gentil mi sfiora la tristezza
Con fil di voce rispondo a chi m’ama
Come una donna che con esil voce ti chiama
E nell’interesse mio rispondo all’assillo vostro
Sono la Notte e solo cosi mi mostro

Pierluigi Ciolini

Published in: on febbraio 21, 2011 at 07:02  Comments (3)  
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Promessa mancata


Non potere
fare a meno di te:
il tuo afflato adombra
compensa e, senza,
la mia vita è . . . vuota.
Magico intimo il mio,
il tuo io sono io: mi  piaci.
Formiamo la famiglia.
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Con quell’auto
infame,  l’incapace
traversò d’improvviso,
oltre lo stop . . .
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Ancòra t’amo,  soffri.
Son sempre accanto a te,
come non mai.
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Tempo.  Cambiato:
più non mi porti
con gli amici,  più non mi guardi,
mentre dici:  “sei molto bella”.
Non capisco che càpita
ora,  se t’amo ancòra.
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Abulico,  aspetti,
non so che cosa.
Hai di niente più voglia,
anche se, dopo l’occorso,
mi sembri ancor più bello.
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Questo strano Fato
stanca:
il tuo interesse è vòlto
ad altre cose,
altri lidi,  altre
stordìte compagnie.
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Dopo tutti quest’anni,
ora mi lasci
perdi,  per gli “amici”,
i momenti felici.
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Adesso a casa, sola,
ricordo la passione complice
nei nostri sguardi e amplessi.
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Mi ritorna in mente la sera,
quando, andando a letto,
toglievi la pròtesi,
della gamba perduta. . .

Paolo Santangelo

Commissione

COMMISSION

Go, my songs, to the lonely and the unsatisfied,
Go also to the nerve wracked, go to the enslaved by convention,
Bear to them my contempt for their oppressors.
Go as a great wave of cool water,
Bear my contempt of oppressors.

Speak against unconscious oppression,
Speak against the tyranny of the unimaginative,
Speak against bonds.
Go to the bourgeoise who is dying of her ennuis,
Go to the women in suburbs.
Go to the hideously wedded,
Go to them whose failure is concealed,
Go to the unluckily mated,
Go to the bought wife,
Go to the woman entailed.

Go to those who have delicate lust,
Go to those whose delicate desires are thwarted,
Go like a blight upon the dullness of the world,
Go with your edge against this,
Strengthen the subtle cords,
Bring confidence upon the algae and the tentacles of the soul.

Go in a friendly manner,
Go with an open speech.
Be eager to find new evils and new good,
Be against all forms of oppression.
Go to those who are thickened with middle age,
To those who have lost their interest.
Go to the adolescent who are smothered in family___
Oh how hideous it is
To see three generations of one house gathered together!
It is like an old tree with shoots,
And with some branches rotted and falling.

Go out and defy opinion,
Go against this vegetable bondage of the blood.
Be against all sorts of mortmain.

§

Andate, mie canzoni, dai solitari e dagli insoddisfatti,
Andate anche da chi ha i nervi a pezzi, dagli schiavi delle convenzioni,
Portate loro il mio disprezzo per i loro oppressori.
Andate come un’onda d’acqua fresca,
portate il mio disprezzo per gli oppressori.

Parlate contro l’oppressione inconscia,
Parlate contro la tirannia di chi è privo di fantasia,
Parlate contro i vincoli.
Andate dalla borghesia che sta morendo della propria noia,
Andate dalle donne dei sobborghi.
Andate da quelle orrendamente maritate,
Andate da coloro il cui fallimento è celato,
Andate dai malaccompagnati,
Andate dalla moglie comprata,
Andate dalla donna ereditata.

Andate da coloro che hanno una concupiscenza delicata,
Andate da coloro i cui desideri delicati vengono frustrati,
Andate come peste sull’ottusità del mondo;
Andate contro di essa con il vostro taglio,
Rafforzate le corde sottili,
Recate fiducia alle alghe e ai tentacoli dell’anima.

Andate in maniera amichevole,
Andate con parlar aperto,
Siate tesi a scoprire nuovi mali, nuovi beni,
Siate contro ogni forma di oppressione.
Andate da coloro che sono ispessiti dalla mezza età,
Da coloro che hanno perso ogni tipo d’interesse.

Andate dagli adolescenti soffocati dalle famiglie-
Oh quanto è odioso
Vedere tre generazioni della stessa famiglia riunite!
E’ come un vecchio albero con dei germogli,
E con alcuni rami marci e cadenti.

Andate e sfidate l’opinione pubblica,
Andate contro questa schiavitù vegetale del sangue.
Siate contro ogni forma di manomorta.

EZRA POUND

Sono irrequieto

I AM RESTLESS

I am restless.  I am athirst for far-away things.

My soul goes out in a longing

to touch the skirt of the dim distance.

O Great Beyond, O the keen call of thy flute!

I forget, I ever forget,

that I have no wings to fly,

that I am bound in this spot

evermore.

I am eager and wakeful,

I am a stranger in a strange land.

Thy breath comes to me

whispering an impossible hope.

Thy tongue is known to my heart

as its very own.

O Far-to-seek, O the keen call of thy flute!

I forget, I ever forget,

that I know not the way,

that I have not the winged horse.

I am listless, I am a wanderer in my heart.

In the sunny haze of the languid hours,

what vast vision of thine takes shape

in the blue of the sky!

O Farthest end, O the keen call of thy flute!

I forget, I ever forget,

that the gates are shut everywhere in the house

where I dwell alone!

§

Sono irrequieto.
Sono assetato di cose lontane.
La mia anima esce anelando
di toccare l’orlo
dell’oscura lontananza.
O Grande Aldilà,
oh, l’acuto richiamo del tuo flauto!
Dimentico, sempre dimentico,
che non ho ali per volare.

Sono impaziente e insonne,
sono straniero in una terra straniera.
Il tuo alito mi giunge sussurrando
una impossibile speranza.
Il mio cuore comprende il tuo linguaggio
come fosse lo stesso ch’egli parla.
O Lontano-da-cercare,
oh, l’acuto richiamo del tuo flauto!
Dimentico, sempre dimentico,
che non conosco la strada,
che non ho il cavallo alato.

Non c’è nulla che desti il mio interesse,
sono un vagabondo nel mio cuore.
Nella nebbia assolata delle languide ore,
quale visione grandiosa
prende forma nell’azzurro dei cielo!
O Meta Lontanissima,
oh, l’acuto richiamo del tuo flauto!
Dimentico, sempre dimentico,
che tutti i cancelli sono chiusi
nella casa dove vivo solitario!

RABINDRANATH TAGORE

Limite

Quanto è inverosimile l’umano
che sempre fora nel tempo
il recinto del suo limite
con irrinunciabile visione
corre al punto di non ritorno
galoppa nell’universo del profitto
interesse a clonazione
dove striscia la serpe del denaro sovrano
potere della sua occupazione
-illimitatezza dell’inciviltà-

Aurelia Tieghi