Cliché

Dimmi chi sono io,
tu che m’hai dato l’abito
ornata come bambola,
dimmi se son io quella che vedi.
M’hai toccata
ritoccata l’immagine
più di quante volte ormai,
non so più se vivo, appaio
se di notte in giorno
mi creo o mi subisco.
Ho remore in contorno
interiora d’attributi vani e vari
che m’hai pigiato dentro
accozzato senza senso.
Dimmi chi sono cosa o chi
io ero prima del tuo attacco,
chè oggi m’ascolto
ma non è il vagito mio che piango.
Non è mia la traccia impersonale
che mi s’aggrappa al collo
quel fatuo balordo stereotipo
che l’anima non rende.

Assolvimi ora
lasciami ritrovarla pura sostanza
fuori dai tuoi effimeri confini.
Concedimi una corsa sola,
lieve,
in punta di piedi appena,
veloce,
perchè sguarnita dentro
terso il maquillage
non mi si veda l’immane trasparenza.
Accordami la fuga se non altro,
lascia che domani mi sovvenga
ancora l’essere che nacqui
là dove l’orma nuova che m’è innanzi
calzi il passo vergine
dell’ultimo incedere.

Daniela Procida