Canto alle rondini

Questa verde serata ancora nuova
e la luna che sfiora calma il giorno
oltre la luce aperto con le rondini
daranno pace e fiume alla campagna
ed agli esuli morti un altro amore;
ci rimpiange monotono quel grido
brullo che spinge già l’ inverno, è solo
l’ uomo che porta la città lontano.
E nei treni che spuntano, e nell’ora
fonda che annotta, sperano le donne
ai freddi affissi d’ un teatro, cuore
logoro nome che patimmo un giorno.

ALFONSO GATTO

CIAO LUCIO (4 marzo 2012)

 
 
Tanti che piangono al tuo fianco oggi ce n’è
tutti riuniti in Piazza Grande…
.
Lucio dove vai?
Non puoi volare tra le stelle
mentre qui il sole ti sorride , sai?
Lo senti, è quasi primavera ormai.
.
Lucio non te ne andare!
Ora tu sai com’è profondo il mare?
Vedi i pesci volare?
Ora tu sai dove finisce il cielo
e dove si è fermato il tuo futuro?
Già voli via rapito dal mistero.
.
Cantano i portici: “Un uomo come me
                               s’allontana di sera
                               credeva fosse inverno
                               e invece è primavera”
.
Prima che sfumi l’ultima canzone
Lucio, dì che hai scherzato
per regalarci ancora un’emozione!

 Viviana Santandrea

Scorciatoia per aprile

Al posto della neve il ramo nudo
fiordiciliegio gemme
tradite dal rossore
aria che intiepidisce intorno
età di precipizi e di solstizi
essere al dunque

portami al petto almeno un suono
che insinui la certezza del momento
io viva
intorno un surrogato di passione
dura
quanto un post it
sul vetro della fuga
è un patto d’alleanza

scruta la scritta sulle mani
azzurrità d’amore in altro modo
leggi
la vita trattenuta dall’inverno

Cristina Bove

Ballata mistica

Dagli stipiti tinti di appoggi di secoli
scivola un’anima a terra.
Occhieggiata da foglie corinzie
rivestita dal tappeto del tempo
corre libera nel suono del vento
adagiando le palme su ritorte preghiere
e scalciando selvaggia il mare d’inverno.

Dalla navata centrale forte s’alza il canto
per ricomporre un rosario dal filo spezzato
cigolante tra legni sconsacrati di scranni.
S’eleva la musica ma suona stonata
sfiorando cariatidi che non sorreggono niente
e diavoli pronti nel fondo d’un pozzo.

Si cerca il perdono in cima ai pensieri
tra campane e folate dell’aria che intorno
ritorna su albe e tramonti segnati
da troppi tratturi e cadaveri a terra.

Lorenzo Poggi

Un pensiero

 
rannicchiato
cenobita
contava
gli applausi soffocati
dal verso
della statura intrisa
di crespe sulla pelle…
 
dall’alto
dei rami
cadenti
sognava nei campi
d’autunno
dove le foglie
sentono la voce
del vento…
 
il cuore non invecchia
scintilla
nel petto
dell’algido inverno
e sente più forte
le pene.

Giuseppe Stracuzzi

Published in: on marzo 1, 2012 at 07:41  Comments (8)  
Tags: , , , , , , , , , , , , , , ,

Il bacio

 
L’incipit del cielo
è due ruscelli
che scrivono il fiume.
.
Il maggio e l’inverno,
il legno ed i petali
e il grembo e le cime
e le valli
e i nodi soli …
Tutto si spoglia
e la vergogna muore
e ci si veste
e ci si gioia,
d’un solo profumo.
.
Gli sguardi
hanno un respiro solo
e ci si porta l’attesa
a fiorir sulle labbra.
Quell’umido d’alba
di fuoco e di vita
non piu le nostre labbra :
le parole hanno brividi a pelle
il sole si forma
gli occhi perdono il nulla.

Stefano Lovecchio

Estate

Bambino
il pomeriggio d’estate
s’andava a riposare
solo il tempo
per uno sguardo
al campo dietro casa
e mi faceva paura
e mai avrei voluto
trovarmi lì
nel calore soffocante
in cui pareva
nessuno potesse esistere.
Dietro i vetri
il ronzio delle cicale
mi trascinava fuori
col pensiero,
dove tutte loro
in una moltitudine informe
cantavano per sé
cercando di spiccare
sulle altre,
senza sapere che
sarebbe arrivato l’inverno
a cancellare i loro
inutili sforzi.

Gian Luca Sechi

Suona un violino

.
nel crudo inverno
e una folgore
spadaccina
mi scinde.
Volano
gli affanni
liberi uccelli
sui mari
nel tempo-spazio
fluisco
verso
foreste di rose.
.
Graziella Cappelli
.
Published in: on febbraio 19, 2012 at 06:51  Comments (18)  
Tags: , , , , , , , , ,

Sognato per l’inverno

RÊVÉ POUR L’HIVER

L’hiver, nous irons dans un petit wagon rose

Avec des coussins bleus.

Nous serons bien. Un nid de baisers fous repose

Dans chaque coin moelleux.

Tu fermeras l’oeil, pour ne point voir, par la glace,

Grimacer les ombres des soirs,

Ces monstruosités hargneuses, populace

De démons noirs et de loups noirs.

Puis tu te sentiras la joue égratignée…

Un petit baiser, comme une folle araignée,

Te courra par le cou…

Et tu me diras : “Cherche !”, en inclinant la tête,

– Et nous prendrons du temps à trouver cette bête

– Qui voyage beaucoup…

§

L’inverno noi andremo in un vagone rosa
con i cuscini azzurri.
Staremo bene, cara. Folli baci si annidano
in quella morbidezza.
Abbasserai le palpebre per non veder dal vetro
le ombre che fan smorfie,
mostri serali arcigni, una nera plebaglia
di demoni e di lupi.

A un tratto sulla guancia sentirai come un graffio…
un bacio leggerissimo ti correrà sul collo
come un ragno impazzito…

Tu mi dirai “Cercalo!” piegando un pò la testa…
Ci occorrerà del tempo per trovar quella bestia
che va di qua e di là.

ARTHUR RIMBAUD

Zirudella a Fausto e a Zuffi

ZIRUDÈLA  A  FAUSTO  E  A  ŽOFF 1

Zirudèla a mi anvudéin
Fabio ch’l’é un bel birichéin
onna a in pansa e dåu l’in fa
ch’tira l’âcua e zà ch’la va
pr’el schèl d cà comm un dilûvi
provochè dal vec’ Giòv Plûvi!
.
Zirudèla qué a Bulaggna
sveglia danca, ban csa faggna?
duv el pió qal bèl dialàtt
del Spadrì che ogni tusàtt
al dscurrèva coi cuséin
du grasû gnanc un turtléin?
.
Zirudèla anc a mi ziéina
totta cisa santarléina
ch’la va a pass ind al Santéren
sia d’estèd cme pûr d’invêren
lé la biâsa bàbbel-gum
pò l’as bavv tri lîtr’ed rum!
.
Zirudèla a Fausto e a Žoff
sampr’in giro e mai stoff
i en na bela cumpagnì
forsi neda in Sant’Isì
sàmper pronti dri a strulghèr
mùsic canti in zil o in mèr!
.
Zirudèla a Gigéin Livra 2
ch’l’um fa vgnîr una gran fivra
ché al schicara sanza freno
in tulièna a l’Autotreno
quand al tòurna a cà ind la nôt
al scapozza ind un buslôtt!
.
Zirudèla al Gvéren Prodi
tanti créttich pôchi lôdi
cm’é difézil guvarnèr
par cambièr ed arfurmèr
e scunfézzer l’impustûra
ch’i en trûp i ân che ormai la dûra!
.
Zirudèla ai simunzéin
che am cuntèva al mi nunéin
che so mèder in salmì
ai cuśèva anc coi pì
tanta granda era la sghessa
che incû inción i é ch’al capessa!
.
Zirudèla a l’Ucaréina
d Budri sàmper la pió féina
che par st’An Nuvantasètt
me am la mett int na baghètt
con un etto ed murtadèla
Tic e Tac la Zirudèla!
 

§

Zirudella a mio nipotino
Fabio ch’è un bel birichino
una ne pensa e due ne fa
lui tira l’acqua e giù che va
per le scale di casa come un diluvio
provocato dal vecchio Giove Pluvio!
.
Zirudella qui a Bologna
sveglia dunque, che facciamo?
dov’è più quel bel dialetto
delle Spaderie che ogni bimbetto
discorreva coi cugini
due ciccioli neanche un tortellino
.
Zirudella anche a mia zia
tutta chiesa santarellina
che va a pesce nel Santerno
sia d’estate sia d’inverno
lì lei mastica bubble-gum
poi si beve tre litri di rhum!
.
Zirudella a Fausto e a Zuffi
sempre in giro e mai stufi
sono una bella compagnia
forse nata in Sant’Isaia
sempre pronti a strologare
musiche canzoni in cielo in mare!
.
Zirudella a Luigi Lepri 2
che fa venirmi una gran febbre
giacché trinca senza freno
in bisboccia all’Autotreno
quando torna a casa a notte
lui s’inciampa in un barattolo!
.
Zirudella al Governo Prodi
tante critiche poche lodi
com’è difficile governare
per cambiare e riformare
e sconfigger l’impostura
che troppi anni son che dura!
.
Zirudella anche ai gattini
mi narrava il mio nonnino
che sua madre in salmì
li cuoceva anche coi piedi
tanto grande era la fame
che oggi niun lo può capire!
.
Zirudella all’Ocarina
di Budrio sempre la più fina
che per quest’Anno Novantasette
me la metto in una baguette
con un etto di mortadella
Tic e Tac la Zirudella!

Sandro Sermenghi    (1997)

Fausto: Carpani, il postino cantautore dialettale;
   Zoff: Stefano Zuffi, eclettico suonatore, chiacchierone,
   tubofonista, maestro, attore, fantasista,ecc.;
2 Gigén Livra: Luigi Lepri, uno che sa molto di letteratura
   dialettale bolognese, fine “ghiottologo” ed “enologo”!