Versi aurei

VERS DORÉS

L’art ne veut point de pleurs et ne transige pas,
Voilà ma poétique en deux mots : elle est faite
De beaucoup de mépris pour l’homme et de combats
Contre l’amour criard et contre l’ennui bête.

Je sais qu’il faut souffrir pour monter à ce faîte
Et que la côte est rude à regarder d’en bas.
Je le sais, et je sais aussi que maint poète
A trop étroits les reins ou les poumons trop gras.

Aussi ceux-là sont grands, en dépit de l’envie,
Qui, dans l’âpre bataille ayant vaincu la vie
Et s’étant affranchis du joug des passions,

Tandis que le rêveur végète comme un arbre
Et que s’agitent, – tas plaintif, – les nations,
Se recueillent dans un égoïsme de marbre.

§

L’arte non vuole lacrime e non transige,
ecco in due parole la mia poetica: è fatta
di grande disprezzo per l’uomo e di lotte
contro l’amore stridulo e la stupida noia.

So che bisogna penare per ascender la vetta
e la salita è ripida a guardarla dal basso.
Lo so, e so anche che molti poeti
hanno spalle troppo strette o polmoni fiacchi.

Così sono grandi coloro che, a dispetto dell’invidia,
avendo vinto la vita nell’aspra battaglia
ed ormai liberi dal giogo delle passioni,

mentre come un albero vegeta il sognatore
e si agitano – lamentoso ammasso – le nazioni,
si raccolgono in un egoismo di marmo.

PAUL VERLAINE

Il canto della sirena

Sottile e increspato
o dolce creatura
lontano ho viaggiato
e non conosco paura
di terra, uomo, cielo
ne ho visto le forme
dagli occhi ho tolto il velo
nel sentiero le mie orme.
Ma quale voce potente
seta, roccia, mai uguale
che nessun mortale sente
e così vera appare
muta, brillante lama
di sole nel temporale
luccica, è di squama
o miraggio del male?
Canta, nascosta al giorno
guidami nell’oblio
perchè è da questo mondo
che desidero l’ addio,
non morte, nè dolore
cullami nelle tue note
mostrami l’ amore
nelle mie stanze vuote,
ma non siano di rabbia
i versi tuoi sublimi
e coprirò di sabbia
coloro che per primi
hanno scorto tra le onde
una figura misteriosa
che fugge tutte sponde
e di creder non si osa
e la mia sarà certezza
di tenerti sopra i flutti
e con semplice carezza
cancellare ciò che tutti
han voluto che tu fossi
solo voce, niente corpo
perchè dall’ invidia mossi
e grazie a te io son risorto
e te guardo, tu sei vera
e i miei giorni potrai cantare
ma ricordati alla sera
non ti lascerò più andare.

Gian Luca Sechi

Il mio migliore, unico assolo

A Lisa

Sono tornato
senza le armi
cantando l’inno
dei passati anni.
La brace accesa
è invidia alle stelle
ora che a ardere
ti lascio dentro.
Colma d’azzurro
e di rosso rubino
fiamma che infiamma
teneri ardori
mai assopiti
con le mie mani
nelle tue, porgo.
Senti il bruciore
spalmarsi gentile:
e dentro riardere
come mai spento.
Richiamo dei giorni
che tutto hanno detto
senza parole,
solo col canto
che esce da dentro.
Sono tornato
come in un volo
senza le armi
cantando l’inno
profumo del cuore:
il mio migliore,
unico, assolo.

Armando Bettozzi

Notte stregata

Bagliori di luna in notte pervinca
tappeto di foglie d ‘invidia ingiallite
nere le nude ore d’esangui fantasmi
nel cielo esplodono
lingue di fuoco imploranti
Bolle e schiuma
il brodo di lavanda
rappreso il sangue d’arancia
sotterrata la mela, antico l’auspicio
nel loro cerimoniale
Le streghe danzano vorticose
mentre viaggia lento
il passo di braci entro le rape
Acri vapori con fumi stordenti
tre gocce di sapere,
sei le erbe illuminanti
ecco che si desta la nuova vita,
sono intrugli magici
nel gran calderone filetto di proteo
con occhio di axelot
dagli alberi spogli
risuonano invocazioni
alchimia il segreto della stregoneria

Marcello Plavier

I solitari

LES SOLITAIRES

Ceux-là dont les manteaux ont des plis de linceuls
Goûtent la volupté divine d’être seuls.

Leur sagesse a pitié de l’ivresse des couples,
De l’étreinte des mains, des pas aux rythmes souples.

Ceux dont le front se cache en l’ombre des linceuls
Savent la volupté divine d’être seuls.

Ils contemplent l’aurore et l’aspect de la vie
Sans horreur, et plus d’un qui les plaint les envie.

Ceux qui cherchent la paix du soir et des linceuls
Connaissent la terrible ivresse d’être seuls.

Ce sont les bien-aimés du soir et du mystère.
Ils écoutent germer les roses sous la terre

Et perçoivent l’écho des couleurs, le reflet
Des sons… Leur atmosphère est d’un gris violet.

Ils goûtent la saveur du vent et des ténèbres,
Et leurs yeux sont plus beaux que des torches funèbres.

§

Coloro che hanno per mantello lenzuoli funerari

provano la voluttà divina di essere solitari.

La loro castità ha pena dell’ebbrezza delle coppie

della stretta di mano, dei passi dal ritmo lieve.

Coloro che nascondono la fronte nei lenzuoli funerari

sanno la voluttà divina di essere solitari.

Contemplano l’aurora e l’aspetto della vita

senza orrore, e chi li compatisce prova invidia.

Coloro che cercano la pace della sera e dei lenzuoli funerari

conoscono la spaventosa ebbrezza di essere solitari.

Sono i beneamati della sera e del mistero.

Ascoltano nascere le rose sottoterra

e percepiscono l’eco dei colori, il riflesso

dei suoni…Si muovono in un’atmosfera grigio-viola.

Gustano il sapore del vento e della notte,

hanno occhi più belli delle torce funerarie.

RENÉE VIVIEN

Natura umana

Fuggi da me che vuoi gioire
malinconia è il mio stato perenne
torna se ti sentirai di soffrire

allora non sforzerò per capirti
vedendoti solcar dal dolore
parlerò per mancar di ferirti

or di sorrisi non faccio emozione
già non suscitan altro che rabbia
certi li contan come evasione

e rinviene la frase famosa
che trovai sì tanto profonda,
vera e non proprio giocosa

un amico che soffre fa male
empatia la dice la scienza
io la chiamo natura banale

ma il difficile è l’esser contento
dell’amico quando ha fortuna
senza udir dell’invidia lamento.

Gian Luca Sechi

I ragazzi che si amano

LES ENFANTS QUI S’AIMENT

Les enfants qui s’aiment s’embrassent debout
Contre les portes de la nuit
Et les passants qui passent les désignent du doigt
Mais les enfants qui s’aiment
Ne sont là pour personne
Et c’est seulement leur ombre
Qui tremble dans la nuit
Excitant la rage des passants
Leur rage, leur mépris, leurs rires et leur envie
Les enfants qui s’aiment ne sont là pour personne
Ils sont ailleurs bien plus loin que la nuit
Bien plus haut que le jour
Dans l’éblouissante clarté de leur premier amour.

§

I ragazzi che si amano si baciano in piedi
Contro le porte della notte
E i passanti che passano li segnano a dito
Ma i ragazzi che si amano
Non ci sono per nessuno
Ed è la loro ombra soltanto
Che trema nella notte
Stimolando la rabbia dei passanti
La loro rabbia il loro disprezzo le risa la loro invidia
I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno
Essi sono altrove molto più lontano della notte
Molto più in alto del giorno
Nell’abbagliante splendore del loro primo amore

JACQUES PRÉVERT

Vola pensiero…

Vola pensiero mio,
vola oltre il tempo
e attraverso lo spazio vola in un’altra dimensione,
vola su una nota di silenzio o su una settima diminuita,
vola su un verso senza rima o su una storia incantata,
vola su un color di foglia o su una goccia di pianto,
lìbrati col volo di una rondine,
e in un sorriso spontaneo cerca un aiuto sincero,
vola oltre l’invidia e la gelosia,
l’egoismo e le meschinità,
nasconditi in un raggio di sole
o in mezzo a una piccola nuvola indecisa,
prendi l’amore della mia donna
e portatelo lontano,
dove potrai gridare forte e urlare il tuo disincanto,
il fragile stupore per questa realtà
e il desiderio celato per ciò che solo in sogno
può diventare pietà,
vola pensiero mio
vola nel vento
alto e libero nell’infinito
e non tornare indietro
mai più!

Sandro Orlandi

Osteria flegrea

Come assidua di nulla al nulla assorta

la luce della polvere! La porta

al verde oscilla, l’ improvvisa vampa

del soffio è breve.

Fissa il gufo

l’ invidia della vita,

l’ immemore che beve

nella pergola azzurra del suo tufo

ed al sereno della morte invita.

ALFONSO GATTO

Published in: on giugno 15, 2010 at 07:28  Comments (3)  
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Ragazzo mio

Ragazzo mio,

un giorno ti diranno che tuo padre

aveva per la testa grandi idee,

ma in fondo poi non ha concluso niente.

Non devi credere, no,

vogliono far di te

un uomo piccolo,

una barca senza vela;

ma tu non credere no,

che appena s’alza il mare,

gli uomini senza idee

per primi vanno a fondo.

Ragazzo mio,

un giorno i tuoi amici ti diranno

che basterà trovare un grande amore,

e poi voltar le spalle a tutto il mondo.

Non devi credere, no,

non metterti a sognare

lontane isole che

non esistono;

non devi credere, ma,

se  vuoi amar l’amore,

tu non gli chiedere

quello che non può dare.

Ragazzo mio,

un giorno sentirai dir dalla gente

che al mondo stanno bene solo quelli

che passano la vita a non far niente.

No, no, non credere, no,

non essere anche tu

un acchiappanuvole

che sogna di arrivare;

no, no, non credere, no,

non invidiare chi

vive lottando invano

col mondo di domani.

LUIGI TENCO


Published in: on febbraio 3, 2010 at 07:34  Comments (1)  
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