Ho imparato ad aspettare senza ansia

non c’è ansia
nell’aspettare la primavera
prima o poi tutto torna
se l’inverno pareva interminabile,
all’improvviso
l’albicocco scopre i propri fiori,
e narcisi gialli spuntano da una terra
che sembrava sterile.
ho imparato ad aspettare senza ansia
anche le mie parole, e allora mi siedo
nello spazio interminabile
tra me e il mio Io
ascolto l’incanto di un mondo interiore
saltetto come un tenero grillo.
tra poco è primavera
e tutto torna….
l’amore perso, l’amore ritrovato.

Michela Turchi

Published in: on giugno 6, 2012 at 07:17  Comments (13)  
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Non perderti

A te donna stanca del tuo vivere
all’ombra di rimpianti che nubi
diventano nel tuo cielo di sogni,
volgo il mio pensiero
dal cuore di uomo che ama nasce
invocazione al tuo io morente,
al tuo sentirti ancora donna,
al sentir che il tempo passa come
acqua tra le mani protese senza
che amore, anche carnale, tra loro
si posi per darti ali che a quel cielo
di sensazioni dipinto ti sospinga.
Lascia per un momento di pace
i tuoi sorrisi che altri illudono
e di comodo egoismo si nutrono.
Esci dal tuo nido di madre, moglie,
di donna che non dà pensieri,
dai tuoi libri in fretta letti e richiusi,
dalle camicie stirate dalla cena
che ognuno accontenti.
Almeno per un momento, uno solo,
ama chi per primo a te darà amore.
Non sarà tradimento ma breve respiro.

Claudio Pompi

Così…

un sunto, unto di percettibilità
infangata di bugie utopiche provate
qualche tempo fa.
s-poesata di poesia,
anche sulla tastiera dove batto
(e non come inchiostro mancante
al mio esser circonferenziata di pensieri
su semplice carta bianca)
per la fretta, per la mania d’estrarre

oro colato guardato come ferro fuso
nella dimenticanza arrugginita
di ciò che si pone
al di sopra d’un io da sembrare a tutti i costi

dove c’è il sole c’è anche ombra
accigliata all’angolo d’un albero
dove osservare il movimento personale
della terra avvoltolata,
dal proprio ego

troppo l’essere al centro
troppo esagerato il movimento
vorticoso in giustificazione
lampante d’una lingua che scrive
di proprio tempo in assonanze
da interpretare

ma adesso prendo l’ombrello
per camminare ascoltando
il ticchettìo della pioggia
(ma no. adesso vado ad ascoltare
la pioggia chè l’essere umano
strilla solo le proprie capacità aggiuntive
senza la preoccupazione
di come puoi stare tu,
povera scema d’una Giovanna D’Arco
d’altri tempi)

Cerco la semplicità nel cuore
delle parole tradotte da una scatola.
Trovo presupposti opposti
al desiderio di conoscenza.

Glò

Insostenibilità assistita

 
Dalle unghie mi scorrono
fili spinati non riavvolgibili
da urti remoti di piccoli passati
.
lo smalto è un focolaio inavvertibile
su coprenti pienezze di muffa
per inerzia alla debolezza
.
il mestiere del respiro
rattoppa altri rumori
come fermento coprente
.
(… perdo…)
.
la sostanziale tragedia
tra filamenti di rughe si urla
ad adrenalinico incazzo
.
per sommosse scommesse
tra un me ed io rispolverato
in determinata accoglienza
.
un vivere acquietato
(perdente)
nell’accettazione
d’uno zero agonizzante.

Glò

Sonoro osanna (Chiassoso grido di esultanza)

Oltre 15 anni fa ho frequentato per diverso tempo il gruppo poetico e pittorico  “La Fonte di Ippocrene” di Modena. Una sera si stava parlando/leggendo/componendo poesia quando, ad un tratto, l’amico Rossano Onano mi chiese:  Sandro, mi dedicheresti una poesia? Fu un’emozione grande, ed io ci lavorai molto, per arrivare al qui sotto descritto ACROSTICO/TELESTICO.  Buona lettura.

All’amico poeta/psichiatra Rossano ONANO

SONORO  OSANNA 1

R ossa?  No, o nano d ‘ amo R!
O sar d’usar la rosssa  in  ras O
S catena  lite fra  l’Io  e  l’ E S!
S ì,  onanismo  c o n  culotte S
A l z a n o  assai  l’agorafobi A
N e u r o  ansïosa d e l  colo N.
O h ,  sarò  sano  oppur  sar Ò
O bnubilato  e  o h i  alienat O?
N on so; ma gettato lo  splee N,
A i u t o  l’a l a  a l l a  farfall A
N infomane dell’Id  bohémie N:
O sanna!  Sonoro è ch’io am O!

1 “Sonoro osanna” e Rossa?  No, o nano”: anagramma di Rossano Onano.

Es (psicologia)  –  Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

L’Es (o Id) è, secondo la teoria freudiana, quella istanza intrapsichica che “rappresenta la voce della natura nell’animo dell’uomo”. L’Es, infatti contiene quelle spinte pulsionali di carattere erotico (Eros) ed aggressivo ed auto/distruttiva (Thanatos) che sono il modo squisitamente umano, in cui gli istinti si sono evoluti. È l’istanza intrapsichica più arcaica della nostra mente ed è definito anche inconscio (a differenza dell’Io che è cosciente). Il termine fu introdotto nel 1922 in L’Io e L’Es, mutandolo da G.Groddeck il quale aveva iniziato ad usarlo indicando con esso le «forze ignote e incontrollabili» da cui «noi veniamo vissuti». Il das Es esprime chiaramente il carattere di oggettività, impersonalità dei bisogni pulsionali vissuti come estranei alla parte cosciente della personalità. La comparsa di tale termine coincide con un importante mutamento del pensiero freudiano, e cioè con la nuova teoria strutturale dell’apparato psichico.  È bene precisare che l’Es non è inferiore all’Io e possiede una memoria estremamente sviluppata, anzi, per maggiore precisione, esso è in grado di immagazzinare un’ enorme quantità di ricordi rimossi (soprattutto infantili). Proprio per questo motivo la sua attività può essere causa di nevrosi ovvero di disturbi che scaturiscono dal conflitto tra elementi coscienti (Io) e ricordi che il Super Io non vorrebbe rievocare. Queste nevrosi sono dette nevrosi di carattere e sono costituite da un “eccesso” di Es. Possono produrre effetti, come la tossico-dipendenza, le perversioni sessuali e disturbi dell’attenzione. Il successo terapeutico nel guarire queste nevrosi varia dal 50 al 60%.

…e questa è la parafrasi del Sonoro osanna:

CHIASSOSO GRIDO DI ESULTANZA

Rossa? Veh no,
persona di poco amore!
Ardire di usare
la rossssa camicia di raso
è come fare litigare
l’Io e l’Es!
È risaputo che masturbazioni
e vane rincorse di falsi
soddisfacimenti di desideri repressi
aumentano lo stato ansioso
e originano la paura del colon
di stare all’aperto!
Chissà
se starò bene
o se mi offuscherò per poi impazzire.
Mah,
vada come vuole getto la noia
e lascio scatenare la libido vagante
del mio teatro onirico!
Ed esulto orgiastico,
e grido al cielo
il mio amore tripudiante:
è tornata prima-Vera!
Amo, finalmente amo,
amo, amo!

Sandro Sermenghi

Anima errante


Ti trascinerò in un turbinio…
di morbidi baci e soffuse carezze,
esasperando il profondo dell’Io,
alla ricerca dell’interiore bellezza
T’avvolgerò in una spirale leziosa…
d’emozioni esaltanti l’amore,
inebriandoti nel gorgo gioioso,
e concedendomi al volere del cuore
T’ ammalierò in un vortice rosa…
e rapirò il sorriso brillante,
accendendo il corpo flessuoso…
catturerò…la tua anima errante

Ciro Germano

Published in: on ottobre 14, 2010 at 06:54  Comments (3)  
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Mal di malumore

(Un’iperbole)


Non v’è a coprire il capo
l’indefinito indaco,
la sua mano turchina
ingenerosa di spazio così
che rigirarsi in un sepolcro
varrebbe ludico nuotare.
Nè un sole rinsecchito
a sghiacciare mai un livore
uno spiccio appagamento
quando fa da palandrana il niente:
porzione di cielo
che infeltrisce indosso la pelle
la flessibilità d’un canto
ogni folata di parola
che sproni l’Io ad ignorarsi a fondo.

Non v’è per l’uomo insoddisfatto
lenimento alcuno
che sia pur striminzito
lembo celeste d’accoglienza
una parvenza appena
di divina compassione
al più, trascurabile brezza
che almeno un po’ rinnovi.
Braccato da sconforto
tenta la fuga e parte
di norma col pensiero
per escursioni oniriche
o fantastico esplorare.

Giusto manca
l’evenienza vera di viaggiare
e nella testa forma prende
l’unica visione di speranza:
una mongolfiera immensa
da cui lanciare perle rosse di pianto
e come zavorra
il cuore in sovrappeso.

Daniela Procida

Si è fatto buio

Le parole mi tornano in mente,
le nostre parole,
nell’agonia informe del loro vagare
nubi sospese sopra mari in burrasca,
in attesa che il vento
le liberi
dal  loro pianto sommesso.

Sciamano dal passato,
in fremito d’ali,
voci
che inondano l’aria
di ombre tremanti
mentre insonni pensieri
di un oscuro deserto
si lanciano in volo
pellegrini
orfani
senza più fede.

Travertino e alabastro
pomice e lava
come un chiostro
sento ora la vita
chiostro alla penitenza creato
che amore carnale e primavera teme,
vani sforzi oltre la brezza trascina
mi allontana inavvertitamente
mettendo a tacere
il disegno passato.

Quanta musica riempie lo spazio
e avvolge in unico velo
due anime in tormento mute,
quante timide notti a sedere
sulla sponda del letto
in segreto lamento
per non avere occasione
di sussurrare parole
che abbiano dentro
il lento ritmo  dell’eternità.

La mia voce è cessata
e la notte pulsa di pensieri sgomenti
che fissano assorti nel loro mutismo
il mio io profondo
dall’ ignoto confine oltre la vita.

Kinita e Marcello

Un gesto naturale

Mi guardo dal di fuori come fossimo due persone

osservo la mia mano che si muove, la sua decisione

da fuori vedo chiaro, quel gesto non è vero

e sento che in quel movimento io non c’ero.

A volte mi soffermo e guardo il fumo di una sigaretta

la bocca resta aperta, forse troppo, poi si chiude in fretta

si vede chiaramente che cerco un’espressione

che distacco, che fatica questa mia finzione.

Cerco un gesto, un gesto naturale

per essere sicuro che questo corpo è mio

cerco un gesto, un gesto naturale

intero come il nostro Io.

E invece non so niente, sono a pezzi, non so più chi sono

capisco solo che continuamente io mi condiziono

devi essere come un uomo, come un santo, come un dio

per me ci sono sempre i come e non ci sono io.

Per tutte quelle cose buone che non ho ammazzato

chissà nella mia vita quante maschere ho costruito

queste maschere ormai sono una cosa mia

che dolore, che fatica buttarle via.

Cerco un gesto, un gesto naturale

per essere sicuro che questo corpo è mio

cerco un gesto, un gesto naturale

intero come il nostro Io.

Cerco un gesto, un gesto naturale

per essere sicuro che questo corpo è mio

cerco un gesto, un gesto naturale

intero come il nostro Io.

GIORGIO GABER E SANDRO LUPORINI


Forse

Forse io
forse dio
forse ci sarà
un settimo cielo
d’orchidee celesti
sull’orlo dell’ingiusto…

Aurelia Tieghi

Published in: on febbraio 13, 2010 at 07:21  Comments (10)  
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