Stella polare per l’isola che non c’è

in questo nero mar che d’onde ci travaglia
la rotta scoprirai puntando la tua prua diritta
alla Polare stella che nel suo luminare brilla

alta su nell’azzurro cielo e che dall’Orsa
un punto fermo lei rimane
ad indicarti sempre l’isola a cui approdare

se perso lungo il viaggio smarrito diventa il tuo cercare
guarda sempre in alto la strada puoi ritrovare ad arrivare
all’isola che non c’è

ma solo tu la puoi creare

è fatta di emozioni parole poesie che diventano canzoni
un porto franco dove
il sogno mai non muore e

il tempo un momento da plasmare

Il Passero

Published in: on giugno 11, 2012 at 07:39  Comments (8)  
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Conca d’Oro

 
Percorsi valli e monti.
Gente dal duro idioma,
d’umanità impregnata
e di cultura antica.
.
Sovente ostacolavan
armenti il mio cammino
quel tempo io passavo
ad ammirar quei siti.
.
Lucenti erano i cieli,
di grano le campagne,
colline ricoperte
di pochi alberi spogli.
.
Frinivan le cicale
sotto impietoso sole,
un asino arrancava
sotto il suo basto grave.
.
Quindi da una collina
scendevo verso il piano
e innanzi a me s’apriva
col suo respiro il mare.
.
Di zagara l’aroma
allora m’inebriava,
tappeto verde scuro
la conca ricopriva.
.
Monti di rosso bruno
facevano cornice.
D’aranci e di limoni
giardini profumati.
.
E sullo sfondo azzurre
danzavano le onde
a completare un quadro
degno d’un paradiso.
.
Così passaron gli anni
e ancor con quel ricordo
nell’isola tornai,
cercando un perso sogno.
.
Quel bel tappeto verde
cemento divenuto.
Di zagara il profumo
in pizza già mutato.
Dei monti la cornice
in gabbia trasformata.
E quel brillante cielo
dal fumo già oscurato.
.
Persino il mare amato
allontanarsi sembra.
E il sogno ch’era un tempo
nell’oggi naufragato.

Piero Colonna Romano

Il tuo sorriso

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TU RISA

Quítame el pan, si quieres,

quítame el aire, pero

no me quites tu risa.

No me quites la rosa,

la lanza que desgranas,

el agua que de pronto

estalla en tu alegría,

la repentina ola

de plata que te nace.

Mi lucha es dura y vuelvo

con los ojos cansados

a veces de haber visto

la tierra que no cambia,

pero al entrar tu risa

sube al cielo buscándome

y abre pa mí todas

las puertas de la vida.

Amor mío, en la hora

máss oscura desgrana

tu risa, y si de pronto

ves que mi sangre mancha

las piedras de la calle,

ríe, porque tu risa

será para mis manos

como una espada fresca.

Junto al mar en otoño,

tu risa debe alzar

su cascada de espuma,

y en primavera, amor,

quiero tu risa como

la flor que yo esperaba,

la flor azul, la rosa

de mi patria sonora.

Ríete de la noche,

del día, de la luna,

ríete de las calles

torcidas de la isla,

ríete de este torpe

muchacho que te quiere,

pero cuando yo abro

los ojos y los cierro,

cuando mis pasos van,

cuando vuelven mis pasos,

niégame el pan, el aire,

la luz, la primavera,

pero tu risa nunca

porque me moriría.

 §

Toglimi il pane, se vuoi,

toglimi l’ aria, ma

non togliermi il tuo sorriso.

Non togliermi la rosa,

la lancia che sgrani,

l’acqua che d’ improvviso

scoppia nella tua gioia,

la repentina onda

d’argento che ti nasce.

Dura è la mia lotta e torno

con gli occhi stanchi,

a volte, d’ aver visto

la terra che non cambia,

ma entrando il tuo sorriso

sale al cielo cercandomi

ed apre per me tutte

le porte della vita.

Amore mio, nell’ ora

più oscura sgrana

il tuo sorriso, e se d’ improvviso

vedi che il mio sangue macchia

le pietre della strada,

ridi, perché il tuo riso

sarà per le mie mani

come una spada fresca.

Vicino al mare, d’autunno,

il tuo riso deve innalzare

la sua cascata di spuma,

e in primavera, amore,

voglio il tuo riso come

il fiore che attendevo,

il fiore azzurro, la rosa

della mia patria sonora.

Riditela della notte,

del giorno, delle strade

contorte dell’isola,

riditela di questo rozzo

ragazzo che ti ama,

ma quando apro gli occhi

e quando li richiudo,

quando i miei passi vanno,

quando tornano i miei passi,

negami il pane, l’aria,

la luce, la primavera,

ma il tuo sorriso mai,

perché io ne morrei.

 

PABLO NERUDA

Sous le ciel de Paris

Sous le ciel de Paris
S’envole une chanson
Hum Hum
Elle est née d’aujourd’hui
Dans le cœur d’un garçon
Sous le ciel de Paris
Marchent des amoureux
Hum Hum
Leur bonheur se construit
Sur un air fait pour eux

Sous le pont de Bercy
Un philosophe assis
Deux musiciens quelques badauds
Puis les gens par milliers
Sous le ciel de Paris
Jusqu’au soir vont chanter
Hum Hum
L’hymne d’un peuple épris
De sa vieille cité

Près de Notre Dame
Parfois couve un drame
Oui mais à Paname
Tout peut s’arranger
Quelques rayons
Du ciel d’été
L’accordéon
D’un marinier
L’espoir fleurit
Au ciel de Paris

Sous le ciel de Paris
Coule un fleuve joyeux
Hum Hum
Il endort dans la nuit
Les clochards et les gueux
Sous le ciel de Paris
Les oiseaux du Bon Dieu
Hum Hum
Viennent du monde entier
Pour bavarder entre eux

Et le ciel de Paris
A son secret pour lui
Depuis vingt siècles il est épris
De notre Ile Saint Louis
Quand elle lui sourit
Il met son habit bleu
Hum Hum
Quand il pleut sur Paris
C’est qu’il est malheureux
Quand il est trop jaloux
De ses millions d’amants
Hum Hum
Il fait gronder sur nous
Son tonnerr’ éclatant
Mais le ciel de Paris
N’est pas longtemps cruel
Hum Hum
Pour se fair’ pardonner
Il offre un arc en ciel

§

Sotto il cielo di Parigi
Una canzone decolla.
È nata oggi
Nel cuore di un giovane

Sotto il cielo di Parigi
Camminano degli innamorati
La loro felicità si costruisce
Su un aria fatta per loro

Sotto il ponte di Bercy
Siede un filosofo
Due musicisti, qualche spettatore
Poi di gente a migliaia

Sotto il cielo di Parigi
Fino a sera vanno cantando
L’inno di un popolo innamorato
Della sua vecchia città

Vicino Notre Dame
Talora si ordisce un dramma
Sì, ma a Paname
Tutto può sistemarsi

Qualche raggio del cielo d’estate
La fisarmonica di un marinaio.
La speranza fiorisce
Al cielo di Parigi

Sotto il cielo di Parigi
Scorre un fiume gioioso.
Addormenta nella notte
I vagabondi ed i mendicanti

Sotto il cielo di Parigi
Gli uccelli del Buon Dio
Vengono da tutto il mondo
Per chiacchierare tra di loro

E il cielo di Parigi
Ha suo proprio segreto.
Per venti secoli è innamorato
Della nostra isola di Saint Louis

Quando lei gli sorride
Lui si mette il suo abito blu.
Quando piove su Parigi
È perché [il cielo] è infelice

Quando è troppo geloso
Dei suoi milioni di amanti
Fa rimbombare su di loro
Il suo fulgido tuono

Ma il cielo di Parigi
Non è crudele a lungo.
Per farsi perdonare
Lui offre un arcobaleno

JEAN DRÉJAC     (musica di Hubert Giraud)

Un giorno ti porterò

Un giorno ti porterò
sulla cima di un monte altissimo
tra nuvole di sole
ti bagnerò di pioggia di vita
lasciandoti asciugare piano
al calore dell’amore
Un giorno ti porterò
su una barca di lago
narrandoti storie
di antiche lotte
finite per mano
di regina Natura
Un giorno ti porterò
a conoscere i misteri
dell’animo umano
di uomini puri e veri
capaci di costruire soltanto
senza distruggere quello che trovano
Un giorno ti porterò
su un’isola di fiaba
dove non ci sarà bisogno
di calpestare i sogni
che sono il fondamento della vita
Un giorno ti porterò
in terre inesplorate
senza dover far finta
di essere quel che non sono
per vivere nella serenità
insieme a te.

Sandro Orlandi

Amore diverso

Amore diverso
Io ti proteggerò
oh sì ti stringerò
e mai niente ti farà del male.
Io ti accarezzerò
e poi ti cullerò
per farti addormentare.
E ti canterò canzoni
di forti emozioni
quando fuori tuona il temporale.
E sempre ti sussurrerò
quelle dolci parole
che so ti fanno stare bene.
Sarà un amore diverso
grande come l’universo
che il tempo non potrà toccare
farò una casa di carta
su un’isola deserta
dove il vento verrà a giocare
e una finestra sempre aperta
per chi sa volare
che da noi possa arrivare
a riposare.
E ho braccia forti
e larghe spalle
per poterti meglio abbracciare.
E se fa freddo
la notte col mio corpo ti potrai scaldare.
E dopo ore e ore e ore d’amore
sul mio petto ti farò dormire
e sognerai di ballare
a tempo col mio cuore
e il sole ti verrà a svegliare.
Sarà un amore diverso
grande come l’universo
che il tempo non potrà toccare,
piccole cose da riscaldare
grandi aquiloni da far volare.
E sarà sempre un nuovo gioco
per tenere acceso il fuoco
nel lungo tempo da venire,
piccole pietre da trasportare
e da seguire per ritornare.
Io ti proteggerò
oh sì ti stringerò
e mai niente ti farà del male.
Io ti accarezzerò
e poi ti cullerò
per farti addormentare.
E dopo ore e ore e ore d’amore,
sul mio petto ti farò dormire
e sognerai di ballare
a tempo col mio cuore
e il sole ti verrà a svegliare.
Sarà un amore diverso
grande come l’universo
che il tempo non potrà toccare,
piccole cose da riscaldare,
grandi aquiloni da far volare.
E sarà sempre un nuovo gioco
per tenere acceso il fuoco
nel lungo tempo da venire,
piccole pietre da trasportare
e da seguire per ritornare

EUGENIO FINARDI

Robinson

Su un’isola deserta
di sabbie finissime
sempre pronte a franare nel nulla
fu duro tirare fuori
tutto dal proprio sacco
la terra l’acqua
per farne fango
col fango fare la compagna la capanna
e tirare la barca i remi che spesso
si mettevano di traverso
l’amo l’arma l’aratro
cavare fuori caino con abele
ricci rose conchiglie
ombre d’estate
focolari con angeli d’inverno.
La fatica fu quella d’inventare
i nomi i colori le funzioni
e le tre dimensioni da tagliare
nell’amorfa miniera misteriosa.
Fu pesante finanche posare
le mani stanche inesistenti
sui fianchi d’aria.

BARTOLO CATTAFI

Pensieri

Nel temporale dell’oscuro
invano le mie mani inquiete
cercano riparo dall’abisso
nel mare in tempesta
tutto irrompe
nulla più
non mi lascio sfuggire
nella burrasca
dell’estensione
di un oceano
senza fine
l’albero maestro vacilla
le vele strappate
i remi spezzati
il mio carico di speranza
ormai non più
legata nella stiva
fa dondolare la mia nave
acqua da tutte le parti
ombre immagini fragori
d’intricato e tortuoso
in balia dei miei pensieri
uragani della ragione

Capitano !!! Capitano !!!

una voce nel vento impetuoso
ma non rispondo legato al timone
voglio affondare con la mia nave
avanti tutta
nello scatenare degli elementi
ma un fulmine di ragione
luce di un faro
nell’occhio del ciclone
mi fa cercare l’ancora
che dovrei avere accanto
per gettarla nelle mie profondità
prima di naufragare
tra gli scogli della follia

vicino al mio timone
ora di funi serrate
sciolgo i nodi
che non sono più

libero di navigare ancora
in acque calme
in cerca dell’isola che non c’è

Pierluigi Ciolini

Assieme

 
Assieme
 andremo nell’isola,
in un soffio di vento.
.
Assieme
cercando i nostri occhi
rubandoci il respiro.
.
Assieme
 inseguirci correndo
nel sorriso  del mare.
.
Assieme
vivremo nostre notti
con affannati corpi.
.
Assieme
 dei nostri lieti giorni
non ci sarà la fine.
.
Assieme
per vivere in  un sogno
che non avrà risveglio.

Piero Colonna Romano

Published in: on agosto 24, 2011 at 07:33  Comments (4)  
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San Pietro in Volta

Striscia di terra sul mare protesa
qual lunga rete intrecciata
da mani callose di pescatori.

Pennellati di giallo quei muri
d’ azzurro e di verde.
Ed occhi ridenti, da porte aperte
sul mare affacciate.

E odore di salso e di cibo.

Esperte mani, attraverso finestre,
affrancan dal guscio e vongole e cozze.

E vola il pensiero a quei bianchi scogli
là dove gabbiani si stanno saziando.

Così io mi cibo di tale bel sogno
dell’aria che allarga
e cuore e polmoni.

Tra scogli incastona
conchiglie mia isola,
lambita da onde
di bianchi merletti.

Al tombolo ricamati
da rughe di donne
davanti al focolare
durante lunghi inverni di vita.

Sandra Greggio