Pretesti

Quando l’agire si fa più pressante
e neppure l’attesa raffredda il rovente,
sovente l’errore diviene padrone
carpendo l’ambire, facendolo proprio.

il laccio si serra, il fine tramonta
dietro colline di scuse ed appigli,
dove, la falce, è la cura del grano,
dove, la mano, è una fonte di fati.

Fardelli ribelli si cedono al forse,
le ataviche morse divengono incerte,
le aperte ganasce, arretrano il ruolo
lasciando, sul suolo, bisacce afflosciate.

Certo, son cento, mille i pretesti
che restano, resti, in eterno languire;
non serve giurare, al tempo tiranno;
le fosse, si fanno ogni giorno più ingorde.

Così, la tua meta, si scopre deviata,
si ferma, rifiata, contempla d’intorno;
poi scorge l’inverno che avanza spietato:
“Ormai mi ha raggiunto. E’ fiato sprecato.”

Come dighe di fumo, sul fiume vitale,
pretesti.

Flavio Zago

Stelle cadenti

Stelle
escono dal cielo
tingono la notte
degli amanti
di illusioni…
tendono le mani
prestano favori
ad ogni passo
perché l’amore è amore
non laccio vecchio
imposto di legami…
nei reconditi spazi
delle segrete stanze
colano i desideri…
cuori appartati
sostano all’aperto
guardano il cielo
tesi
ad aspettare
una stella cadente.

Giuseppe Stracuzzi

Published in: on ottobre 18, 2011 at 07:35  Comments (10)  
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In punta di piedi

Mi affaccio alla vita
in punta di piedi…

– sono viva – penso

e tu nemmeno te ne sei accorto.

Danzo intorno al fuoco
e ti scavalco.
Provo e allento il laccio
alle caviglie,
sui miei passi adesso
lumache senza tempo
e senza fretta…
Non prenderò nuova rincorsa
per arrivare dove è nulla.
Appartengo all’infinito
e la mia voce è carne accesa.
Imploro il giorno di lasciare
largo agli occhi per vedere,
e la notte
succhiare il resto che rimane

se un sogno ancora lo permette.

Beatrice Zanini

Published in: on ottobre 17, 2010 at 07:09  Comments (3)  
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Gli angeli di Scampia


Sono angeli senza ali per volare
hanno piedi stanchi, legati
dal laccio delle pesanti siringhe.
Non camminano
si strascicano
e al riparo dello sporco muro
aspettano il lurido ago
per provare a sognare,
ma nel sogno non trovano
nessuno a tenerli fra le braccia
solo il livido buco nero
che ogni volta più famelico
sottrae loro respiri, giorni,
anni di vita preziosa.
Sono angeli,
angeli che si sono persi
in cerca del cielo
che cielo non è,
è solo pozza di fango e sudore.
Chi lascia in regalo la dolce morte
ha il volto dell’invidioso usurpatore
che con ogni trucco cerca
di vincere l’eterna battaglia.
E’ nato per illudere e oscurare
anime sole, disperate,
più fragili delle altre.
Che arrivino frotte di arcangeli a Scampia,
che arrivino spade lucenti
a rischiarare il volto dell’amore,
che almeno una volta
trionfi la vita a Scampia.

Roberta Bagnoli