Vi assolvo

 
Uomini degni
che alzerete la testa
dalle miserie del globo
voi disperati frutti della terra
che abbatterete le porte del sopruso
sollevandovi schiavi in armi
dal fango delle strade
dai campi sommersi di rifiuti
e dalle tavole marce dei barconi
gettando le odiose catene
in faccia al nemico di sempre
Io vi assolvo fin d’ora
per il vostro sacrilegio di sangue
e per ogni santo regicidio
Vi assolvo per quando
li rovescerete dai loro scranni
questi laidi e fetidi usurai
con le loro avide consorterie
che scommettono sulla nostra pelle
questi allibratori di morte
che avvelenano la Terra
e che giocano alle guerre
perché tanto il banco vince sempre
questi ladri di futuro
sanguisughe con nome e cognome
che si nascondono
sotto l’alibi del  mercato
e arricchiscono nell’ombra
vendendo anche ciò che non è loro
questi  imbonitori da circo
che inventano leggi scuse e monete
con tutti i loro politici lacchè
arroganti e impostori
maledetti per sempre
a marcire all’inferno
Io giustifico in pieno
la vostra vindice furia
e la sete di giustizia
che li spazzerà dalla storia
e plaudo a chi inciderà
la loro libbra di carne
perché paghino finalmente
il debito che hanno con l’umanità
Io vi assolvo fin d’ora
dalla colpa di non avere colpe
e dal peccato di sperare ancora
con mani pure di rabbia
in un mondo migliore di questo

Il Temporeggiatore

Ninna nanna

Ninna nanna pija sonno,
che se dormi nun vedrai
tante infamie e tanti guai
che sucedeno ner monno.
Fra le spade e li fucili
de li popoli civili.

Ninna nanna, tu non senti
li sospiri e li lamenti
de la gente che se scanna
per un matto che comanna,
che comanna e che s’ammazza
a vantaggio de la razza.

O a vantaggio de una fede,
per un Dio che nun se vede,
ma che serve da riparo
ar sovrano macellaro;
che quer covo d’asassini
che c’insanguina la tera
sa benone che la guera
è un gran giro de quatrini
che prepara le risorse
per li ladri de le borse.

Fa la ninna, cocco bello,
finché dura sto macello,
fa la ninna che domani
rivedremo li sovrani
che se scambieno la stima,
boni amici come prima;
sò cuggini e fra parenti
nun se fanno complimenti!

Torneranno più cordiali
li rapporti personali
e, riuniti infra de loro,
senza l’ombra de un rimorso,
ce farano un ber discorso
su la pace e sur lavoro
pè quer popolo cojone
risparmiato dal cannone.

TRILUSSA

A voce bassa

Filastrocca a voce bassa,
chi è di notte che passa e ripassa?
E’ il principe Fine e non può dormire
perché a sentito una foglia stormire?
O forse é l’omino dei sogni che porta
i numeri del lotto di porta in porta?
E’ un signore col mal di denti
in compagnia di mille tormenti?
L’ho visto: é il vigile notturno
che fa la ronda taciturno:
i ladri scantonano per la paura,
la città dorme sicura.

GIANNI RODARI

Natale

Natale. Guardo il presepe scolpito,
dove sono i pastori appena giunti
alla povera stalla di Betlemme.
Anche i Re Magi nelle lunghe vesti
salutano il potente Re del mondo.
Pace nella finzione e nel silenzio
delle figure di legno: ecco i vecchi
del villaggio e la stella che risplende,
e l’asinello di colore azzurro.
Pace nel cuore di Cristo in eterno;
ma non v’è pace nel cuore dell’uomo.
Anche con Cristo e sono venti secoli
il fratello si scaglia sul fratello.
Ma c’è chi ascolta il pianto del bambino
che morirà poi in croce fra due ladri?

SALVATORE QUASIMODO

Assuefazione alla demagogia

È un titolo impossibile
assuefazione alla
demagogia! E un empito
di poesia balla
e al labbro balza su!
E vedo tangentopoli
con sprechi di miliardi
e spero per i popoli
che non sia troppo tardi
ma vinca la virtù!
Sì, sgombreranno l’autobus
rendendoci il maltolto
stolti quei ladri luridi
che hanno o non hanno volto
miseri parvenu!

Sandro Sermenghi

Poesia brigata


Ehi, frenate gli impulsi!
le cateratte dei pensieri insulsi
avulsi dagli usati sentieri
che credevate ieri
persi per sempre.
Spendete versi
che rinnegano i padri
mentre ne siete i ladri.
Diamo lacrime agli occhi
e sangue al cuore
e che importa se rima con amore!

Viviana Santandrea

Published in: on ottobre 14, 2010 at 07:29  Comments (4)  
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Vent’anni per sempre


Vent’anni per sempre, eternità di giovinezza.
Sarai, per sempre, tutto quel che da te chi t’ha amato s’aspettava.
Sarai per sempre un progetto di vita incompiuto,
un sogno irrealizzato, un infinito dolore.
Vent’anni per sempre, su un cavallo d’acciaio cromato,
certo di un’immortalità che non aveva senso.
Vent’anni sulle onde dello sballo,
del fragore di suoni che diventano inni alla morte.
Vent’anni, età in cui per niente si ride e per meno si muore.
Vent’anni per sempre e tu non saprai mai cosa vuol dire invecchiare.
Vent’anni buttati su una striscia d’asfalto,
lanciato in una sfida che hai vinto tante volte,
ma quando l’hai persa è stato per sempre.
Vent’anni buttati dentro a una pasticca
che ladri di vite ti hanno venduto suadenti come demoni in terra.
Vent’anni, all’improvviso senza domani,
è come lasciare un tavolo di poker senza guardare le carte.
Potevi avere il punto vincente o un bluff tra le dita…non lo saprai mai.
Per sempre il tormentarsi delle dita di tua madre che invano si raccomandò.
Vent’anni, per sempre avrai d’ora in poi.

Claudio Pompi

L’UGUAGLIANZA

L’uguaglianza esiste solo nelle virtù di chi è morto, se ci fate caso sono stati tutti buoni, onesti e probi. Non troverete mai scritto “Qui riposa finalmente un uomo che in vita ne ha fatte di tutti i colori”  “Esempio di egoismo massimo, ineguagliabile nullafacente, lasciò questo mondo tra il giubilo di chi per anni sperò che il suo decesso avvenisse prima. No, sono stati tutti ottimi padri, mariti esemplari, menti illuminate, probi lavoratori, pieni di amore e di pietà cristiana. Tutti, indistintamente, hanno vissuto nella grazia del Signore. A cinquantasei anni, credo di avere avuto modo di vedere qualcuno morire e per come ho avuto modo di conoscerlo in vita più di uno non aveva condotto una esistenza così cristallina. Tanto è vero che andando a deporre un fiore più in ricordo della nostra giovinezza passata insieme che per altro, ho trovato questo genere di frasi. Per un momento ho pensato di aver sbagliato fornetto, poi ho capito che era proprio lui. Se volete sapere fino a che punto arriva l’ipocrisia andate al cimitero, è l’enciclopedia per eccellenza nel suo genere. Non sono esenti le donne, anche loro madri esemplari esempi di virtù e abnegazione, spose fedeli. Non troverete mai una che si sia prostituita, eppure la prostituzione è il mestiere più vecchio del mondo, possibile che non siano mai morte? È vero che “una mela” al giorno toglie il medico di torno, ma anche il becchino? Niente da fare! Al cimitero non trovi traccia poiché sulle lapidi trovi scritto solo pregi e virtù. Non trovi traccia di madri che hanno abbandonato i propri figli. Tutte madri che hanno dedicato l’esistenza terrena alla prole. E allora sotto quelle umili croci, semplici lapidi dove oltre al nome e alle date non c’è scritto nulla chi giace? Forse ladri, assassini, prostitute, imbroglioni, madri snaturate, gente che è meglio dimenticare che ricordare. No. Gente che ha attraversato la vita come tutti noi e che di quel che dicono i posteri, nel bene e nel male, non può importare nulla perché nulla erano e nulla sono tornati ad essere. La morte non va presa sul serio ma neppure presa in giro con l’ipocrisia. Quello che vediamo nei nostri cimiteri sono monumenti alla nostra falsità, a noi stessi. Se abbiamo amato qualcuno e lo vogliamo ricordare non abbiamo bisogno di frasi scolpite nel marmo, lo portiamo nel cuore e non abbiamo bisogno di far sapere quanto importante fosse a chi vi entra. Bisognerebbe ricordare che lì ci sono solo dei poveri resti e basta. Il posto dove coltivare il ricordo, portarne avanti l’esempio è in chi resta.

Claudio Pompi

Amore


C’era negli occhi
nei tuoi occhi di falco
sempre vigili e arditi
mai chiusi
neanche la notte
c’era oggi
un amore liquido
per quei ragazzi
che t’hanno preso il cuore
per Alma che t’ha rapito
i giorni
per i fogli scritti di saliva e sputo
per la mortadella al pistacchio
le corse sul Musinet
di notte come ladri
la panna montata alla mattina
il greco imparato per Lino
e la trigonometria per Poppi
le ore la notte ad aspettare
l’ansia del laboratorio sfrattato
l’esame non passato
i conti e le risate
lei con i palloncini sotto la neve
noi a cantare
Pierrot con la lacrima
sotto il  balcone
c’era tutto questo e poi ancora
quando hai smesso di vedere
e finalmente quegli occhi
occhi d’agnello
si sono
dolcemente chiusi.

Tinti Baldini