Un lampadario acceso

sgocciola
dal soffitto di vetro
lacrime rubino

Il pendolo echeggia
un cielo d’aprile ferito.

Anileda Xeka

Published in: on novembre 13, 2010 at 07:47  Comments (5)  
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Risveglio

Così ti ripasso la notte
agghindando
stagioni emigrate di stormi,
esiliati richiami smarriti.

Mezzo sogno in pugno
mezza in gola, io
intaglio zucche
vuote carrozze,
per la mia favola scalza.

Sguardo intarsiato
da mano d’artista, tu
telaio e tessuto
d’estatici arazzi.

E volo
manieri reali
da vivere e Inverni
sgelati da voci
di cori affiatati,
di risa e rincorse
stremate
di stanze infinite
lustrate
vetrate
sospese tra pezzi
acrobatici
e stive solari
di menti
e volute
in cantate
e bevute
di pinte, ricolme
intinte d’amore.

Di colpo mi desto.
Fuori è l’alba
o il tramonto, non so.

Ha il tuo volto
lucente il lampadario;
ti chiamo la voce smorza
tiretti vuoti. Ancora sogna
la mano, ti cerca.
Riappisolano gli occhi
e piano piano piove.
Tutto respira
il tuo ritmo

Flavio Zago

Nel salone del tempo

il lampadario a gocce
di quarzo rosa
ha bracci dipendenti
in alta tensione

tavolo e sedie hanno scosse
tremano le mani in corsa
ed è bagliore quando fra le pareti c’insegue la folgore
le nostre strade amore
ricadono sul divano
s’incrociano incarnate
con nuove nudità di pace
( piedi gracili senza radici )
appoggiati al tappeto volante.

Aurelia Tieghi

Published in: on dicembre 30, 2009 at 07:07  Comments (7)  
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