Sopra il mare, crudo e piatto

Sopra il mare, crudo, e piatto,
che si lascia cavalcare tra quel beccheggiar di sponde,
la lampara scruta il buio
nelle ore solitarie della pesca speranzosa,
sopra il mare, tutto nudo, che è vestito solo d’aria.
Di speranza rivestito,
sta a vogare il pescatore:
voga e spera di riempire
col raccolto, la paranza, da portare
fino a riva per pagarsi la fatica,
nella sera che era rosa, e ora è tutta scolorata,
come il cielo, tale, il mare: scuri, calmi, silenziosi.
Un leggero sciabordio fa il duetto col silenzio:
vien tirata su la rete, e la sorpresa
non la smette di guizzar per l’inatteso
…rapimento…Ché si voglion liberare
tutti i pesci e rituffarsi dentro il regno dove regna
quel rumore sconosciuto del silenzio senza fine,
finché è almeno in dormiveglia
tanta immensità di pace.

Si ribellano in silenzio…
senza chiasso…senza ascolto…

Poi, col mare sonnolento,
anche il cielo si risveglia:
piano, piano torna il rosa
sotto il cielo e dentro il mare,
dove tutto è già di nuovo
pace tutta silenziosa.

La lampara, ecco che torna:
s’improfuma la banchina
dove aspetta già la gente…
mentre al sole il ciel s’inchina…

Armando Bettozzi

Una carezza della quiete

 
Poi che la luna indossò una nube,
rimase il mare a fargli compagnia
ed acqua vide maltrattare l’acqua
con l’alba urgente e assai lontana.
 
Levò da riva la barca dei sogni.
La incastrò nel ventre d’una duna
e contro vento, contro sé e tutto
la ripulì dell’ultima infezione.
 
Lavò il cuore nel cono di lampara
per darlo in pasto ad una nuova era
e contro pioggia, contro sé e tutto
lo ripulì dell’ultima catarsi.
 
Guardò la notte a filo d’una lama.
Smorzò ferite a lungo trascurate,
a certi unguenti cipria mescolò
e finalmente il nuovo giorno scorse.
 
Si domandò se fosse stata colpa
di quella scarsa luce che l’invase,
se basta una carezza della quiete
per accettarsi, tutto, a tutti i costi…

Aurelio Zucchi

Published in: on gennaio 14, 2010 at 07:22  Comments (6)  
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