Occhi di luna

 
 
Occhi di luna,
velati d’azzurro
lampi di gelo
 a nascondere il cuore
.
Occhi di cielo,
velati d’amore
occhi di mare
sereni, ridenti.
.
Labbra corallo
perle splendenti
bocca che dici
soavi armonie.
.
Labbra dischiuse
esitanti, assetate
teneri fiori
che baci sospiran.
.
Mani preziose
di dolci carezze sperate
mani gentili
sottili profumi inebrianti.
.
Immagini lievi
d’un sogno d’amore
vissuto.

Piero Colonna Romano

Mi porse un garofano

 
Venne, e mi porse
un garofano
d’autunno che fugge,
dal profumo soave
.
Nell’ora tenebrina scosso
d’amore per dolcezza, sì profonda
da morirne,
vedo tra lacrime dolci
e strazianti, lieve
il mio sorriso debole
andar…nel greve specchio.
.
Dopo il rosso, rosso
violento,
scialba l’oscura luce
sul bel viso, in questo
nostro andar per l’infinito:
lumi negli occhi tuoi
pieni d’immensi incanti.
.
Sogni febbrili fatti di lampi
viola, grigio d’orizzonte tramonto
trema il mio cuore
pensiero di sgomento.

Paolo Santangelo

Graffiti di pioggia

Lampi attraverso le fessure dei balconi
Graffiti di pioggia tanto attesi sui vetri
Profumo intenso
che annulla il calore del sole
ancora vivo sulla pelle
Dentro
un’indicibile senso d’impotenza
per qualcosa che non si può fermare

La perdita di un’altra estate.
Della nostra vita…

Sandra Greggio

Published in: on ottobre 13, 2011 at 07:31  Comments (10)  
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Respirano lievi gli altissimi abeti

DIE HOHEN TANNEN ATMEN

Die hohen Tannen atmen heiser
im Winterschnee, und bauschiger
schmiegt sich sein Glanz um alle Reiser.
Die weißen Wege werden leiser,
die trauten Stuben lauschiger.

Da singt die Uhr, die Kinder zittern:
im grünen Ofen kracht ein Scheit
und stürzt in lichten Lohgewittern, –
und draußen wächst im Flockenflittern
der weiße Tag zu Ewigkeit.

§

Respirano lievi gli altissimi abeti
racchiusi nel manto di neve.
Più morbido e folto quel bianco splendore
riveste ogni ramo, via via.

Le candide strade si fanno più zitte:
le stanze raccolte, più intense.
Rintoccano l’ore. Ne viene
percosso ogni bimbo, tremando.
Di sovra gli alari, lo schianto di un ciocco
che in lampi e faville rovina.

In niveo brillar di lustrini
il candido giorno là fuori s’accresce,
diviene sempiterno, infinito.

RAINER MARIA RILKE

Fonte Vecchia

Fonte Vecchia laggiù sotto il Calvario
con il suo prato verde, tra le fratte
cupe d’ombre e misteri, ancora batte
scrosciando su la pietra. Il solitario

salice ancor si specchia nel pantano
limpido, e ancor sta in piedi il vecchio cerro,
devastato dai turbini e dal ferro
degli uomini, sul limite lontano.

Ma nulla più dei canti né del coro
giovanile d’un tempo: non festivi
balli, non corse rapide, non vivi
squilli di risa, nei tramonti d’oro.

Or il villaggio ha i nuovi fontanini
belli, eleganti, in mezzo alle sue piazze,
e serie van per acqua le ragazze
sotto gli occhi materni. I cristallini

zampilli han bianche aspergini, hanno lampi
d’iride al sole, e presto empion la secchia:
chi si ricorda più di Fonte Vecchia
lontana, oltre il Calvario, là tra i campi?

Sono tant’anni… E pure, se per sorte
qualche memore cuor ci si ritrova,
nel suo profondo non men dolce e nova
sente la vita delle cose morte.

CESARE DE TITTA

 

Fuoco

Sono nella oscurità e vedo.
La notte accende le immobili stelle
e muto ascolto il tuo respiro
e la mia brama s’accende
rincorrendo i miei desideri

Io voglio te soltanto te,
ogni altro desiderio è menzogna
tra profonde illusioni voglio te,
dammi la confidenza del tuo corpo

Esalta la mia possenza affinchè
una notte dopo l’altra le stelle
guidino i nostri corpi nell’universo
e uniti, il nostro amore esploderà

La mia irrequietezza si placherà,
la nostalgia di cose lontane svanirà,
e tu, col tuo vibrare, oltrepasserai
i limiti dell’esistenza intera

non posso gareggiare col tuo amore
ma toccami col tuo fuoco, dammi la
tua bocca, solleva ed arcua il tuo corpo
sinchè all’unisono la vita

che, nella tempesta dei sensi, prenderà
il sopravvento, ci accompagnerà
verso l’estasi suprema
con lampi e tuoni, e la lava scorrerà
a fiumi inviata da te Angelo e Demone

Marcello Plavier

Ai lontani

 

Ancora forse sul turbato mare

scendon le nubi a sera, entran per gli ampî

veroni a illuminar le stanze i lampi,

e si vede la notte sussultare.

Forse fra le cataste alte del solfo,

ancora, al mite lume siderale,

su l ’arso lido strillan le cicale

ne la calma purissima del golfo.

Salpa da l ’intricato porto a sera

con flosce vele qualche nave, a lento,

mentre il faro s ’accende e nessun vento

spira su l ’acque e sale una preghiera.

Ancora queste cose io sento, io vedo,

come se m ’accogliesse non mutato

la vecchia casa ne l ’antico stato,

e tra la madre e la sorella io siedo.

Da questa casa tu, dolce sorella,

a nozze uscisti, ed or ne sei pur lunge…

Ora anche te forse un rimpianto punge!

Oh se insieme vi fossimo! Di quella

vecchia musica mesta ho tanta sete!

Tu suoneresti ne l ’attigua stanza,

io comporrei con l ’estro che m ’avanza

un canto smanïoso di quiete

Secche son le mie labbra e gli occhi stanchi

di questa fiamma ond ’arsa, io temo, è già

tutta l ’anima mia, se piú non sa

quel che giovar le possa, o che le manchi.

Pianse la madre nel veder da fieri

desii condotto fuor del fido tetto

paterno il figlio; attese che l ’affetto

lo ritornasse a lei… Madre, e pur jeri

m ’animasti a fidar ne l ’avvenire…

“Resta lungi da me, figlio; non darti

alcun pensier di noi. Ben vorrei farti

contento, o figlio, a costo di morire!”

Io resterò cosí sempre lontano.

Troppo è il cor mio disajutato ormai.

Son caduto, son vinto. E non vedrai

che il sacrificio tuo, madre, fu invano.

 

LUIGI PIRANDELLO

Natale de guerra

Ammalappena che s’è fatto giorno

la prima luce è entrata ne la stalla

e er Bambinello s’è guardato intorno.

– Che freddo, mamma mia! Chi m’aripara?

Che freddo, mamma mia! Chi m’ariscalla?

– Fijo, la legna è diventata rara

e costa troppo cara pè compralla…

– E l’asinello mio dov’è finito?

– Trasporta la mitraja

sur campo de battaja: è requisito.

– Er bove? – Pure quello…

fu mannato ar macello.

– Ma li Re Maggi arriveno? – E’ impossibbile

perchè nun c’è la stella che li guida;

la stella nun vò uscì: poco se fida

pè paura de quarche diriggibbile…-

Er Bambinello ha chiesto:- Indove stanno

tutti li campagnoli che l’antr’anno

portaveno la robba ne la grotta?

Nun c’è neppuro un sacco de polenta,

nemmanco una frocella de ricotta…

– Fijo, li campagnoli stanno in guerra,

tutti ar campo e combatteno. La mano

che seminava er grano

e che serviva pè vangà la tera

adesso viè addoprata unicamente per ammazzà la gente…

Guarda, laggiù, li lampi

de li bombardamenti!

Li senti, Dio ce scampi,

li quattrocentoventi

che spaccheno li campi?-

Ner dì così la Madre der Signore

s’è stretta er Fijo ar core

e s’è asciugata l’occhi cò le fasce.

Una lagrima amara pè chi nasce,

una lagrima dorce pè chi more…

TRILUSSA

Onde di vento

Onde di vento
sull’erba fiorita
fiori di un tempo
e di vita fuggita
luce di un sole
che scalda e che dona
fiore di malva
e una musica suona
lenisce il rimpianto
e ricopre d’amore
della natura il canto
del passato il dolore
Mare di vento
che trasporta emozioni
soffi di tempo
rivivo ricordi
lampi di vita
…sensazioni.

Sandro Orlandi

…Gli occhi della notte

Gli occhi della notte
terribili e sacri
mi spiano, mi spogliano,
mi conducono, mi perdono.
Non mi perdonano.

Gli occhi della notte
mi assassinano il sonno
mi rubano il respiro
e non mi concedono

-rintoccassero pure i battiti del cuore,
battessero pure in rapidi rintocchi-

neppure l’estasi di una chance
fra le fessure dei sogni,
neppure un bicchiere di mare
per affogare le arsure,
neppure un barlume di oscurità
per coprire i lampi inquisitori
di quelle luci accese.

Silvano Conti

Published in: on dicembre 6, 2010 at 07:19  Comments (2)  
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