Lili Marleen

Vor der Kaserne
Vor dem großen Tor
Stand eine Laterne
Und steht sie noch davor
So woll’n wir uns da wieder seh’n
Bei der Laterne wollen wir steh’n
Wie einst Lili Marleen,
Wie einst Lili Marleen.

Unsere beide Schatten
Sah’n wie einer aus
Daß wir so lieb uns hatten
Das sah man gleich daraus
Und alle Leute soll’n es seh’n
Wenn wir bei der Laterne steh’n
Wie einst Lili Marleen,
Wie einst Lili Marleen.

Schon rief der Posten,
Sie blasen Zapfenstreich
Das kann drei Tage kosten
Kam’rad, ich komm sogleich
Da sagten wir auf Wiedersehen
Wie gerne wollt ich mit dir geh’n
Wie einst Lili Marleen,
Wie einst Lili Marleen.

Deine Schritte kennt sie,
Deinen zieren Gang
Alle Abend brennt sie,
Doch mich vergaß sie lang
Und sollte mir ein Leids gescheh’n
Wer wird bei der Laterne stehen
Mit dir Lili Marleen,
Mit dir Lili Marleen?

Aus dem stillen Raume,
Aus der Erde Grund
Hebt mich wie im Traume
Dein verliebter Mund
Wenn sich die späten Nebel drehn
Werd’ ich bei der Laterne steh’n
Wie einst Lili Marleen,
Wie einst Lili Marleen.

§

Davanti alla caserma
davanti al portone
si trovava un lampione
che è rimasto lì tutt’oggi
se ci volessimo rivedere
potremmo ritrovarci vicino al lampione
come una volta Lili Marleen
come una volta Lili Marleen

Le nostre ombre si fondevano
sembravano essere una sola
avevamo così tanto amore dentro di noi
che si vedeva subito anche da fuori
e tutti lo potevano vedere
quando stavamo vicino al lampione
come una volta Lili Marleen
come una volta Lili Marleen

Ma ecco che chiamò la guardia
“suonano la ritirata
questo ti può costare tre giorni”
“Camerata, vengo subito”
così ci dicemmo arrivederci
ma come avrei voluto invece venire con te!
come una volta Lili Marleen
come una volta Lili Marleen

Lei conosceva bene i tuoi passi
e la tua andatura delicata
tutte le sere si ardeva d’amore
ma nonostante ciò si stava dimenticando di me
procurandomi un gran dolore
chi ci sarà ora vicino al lampione
con te Lili Marleen? chi ci sarà?

Da luoghi silenziosi
dal profondo della terra
si alza come in un sogno la tua bocca
quando le tarde nebbie svaniranno
io sarò di nuovo vicino al lampione
come una volta Lili Marleen
come una volta Lili Marleen

HANS LEIP

Nella bufera


Errando il crepuscolo bigio
per mano lividi a svernare,
sprofondo afosi pensieri
nel molle nevischio;
tormentata, pallida vela a pois.
Pigramente battezzato
dal ballo arruffato
di fiocchi ubriachi, intirizzisco
meditando sul bianco
che cova tra i miei capelli.
Con passo sospeso
scosto greve il mio cielo,
così radente il lampione,
e sulla coltre dormiente
in un declivio del mondo
ritrovo sbiaditi i righi
di un vecchio pentagramma.
Soffici note echeggiano,
ferendo l’oblio
con mai dimenticati nostri canti;
e ancora ti cammino.
Accanto.
Troppo distante amore.

Flavio Zago

Il poeta meccanico

E il meccanico
fa il poeta
quando chiude l’officina,
tra le mani il foglio
di unto e catena
e di notte scrive
preghiere per la Dora,
di fiori e davanzali i suoi regali
quando lei passa con la bici
e mostra la sottana
e tutto quel che ha sotto all’aria,
le gambe sotto il lampione
lucciole e lampone,
anche la pioggia le somiglia,
ha pelle di vaniglia
e quando è distesa
pare neve caduta sul mare.
Le scale le terrazze
le rondini sanno di te
oh, mia Dora,
femmina dai cento cuori
ferma e chiara come aurora.
E sogna il meccanico
che un giorno
una voce di donna
canti la brina
l’erba la casa
il mosto in cantina.
Che possa sapere di Dora
anche la strada antica
quella che i vecchi
conoscono di sera la solitudine
di non aver fianchi da stringere
e seni da baciare
e dentro il letto
stendendo poi le gambe
a trovar compagnia
di prato e glicine
e la rosa nuda
tutta da scaldare.

barche di carta

Guardare il mondo che passa…


Un cane vagabondo
al ciglio d’una via
cantava sempre
un’aria allegra e grazie…
All’angolo
sotto un lampione
raccolta in abbraccio
stava una donna
bocca schiusa
in attesa…..
passò il sole,
la vide senza cappello
e la picchiò alla testa,
ma lei si scaldò il cuore…
passarono le nuvole,
la videro senza ombrello
e la bagnarono di pioggia,
ma lei si lavò la faccia…
e cantarono insieme
un cane vagabondo
bocca schiusa
in attesa
un’aria allegra e grazie.

Giuseppe e Tinti