Rendiconti

Ci siamo persi in un mazzo di chiavi
che non aprivano nulla.
Ci siamo persi un mazzo di chiavi
che aprivano tutto.
Le cornici in attesa con cori presagi
circuivano tele poco propense.
S’accumulavano carte a scandire
lancette telate di ragno
e dondoli persi nell’infinità.
Il dietro che torna
non ha un buon colore
sa tutto di muffa e d’inutilità.
Ma se questo è il tempo
che ci è stato concesso
come cacciarlo
nella vetrina di coppe
vinte al torneo della stupidità?

Lorenzo Poggi

Bologna – Strage 1980

 
 
 
Lancette lanceolate
dieci e venticinque
il mio orologio s’è fermato,
oggi non è aria qualunque
in tutti i calendari avvolti dai fiori
con la febbre una valigia abbandonata
sotto la data- giorno-mese
distese le case, la stazione
ordigno eco e pietà.
Oggi non posso raccontare, solo
memoria a ricordare chi c’era là
chi c’era dentro e fuori che
aspettava innocente un treno
per volare in scie di mare e di campagna.
C’era chi respirava luce, mentre poi
bruciava nella pelle
cadeva sul marmo e sui binari
spezzato sudario d’agonìa
e ancora io
li tengo tutti in grembo con coscienza
strana quiete senza respiro.

Aurelia Tieghi

Porporina

Arrivi in punta di piedi
                con un respiro
e mezzo battito del cuore.
Non hai lancette che segnano il tuo tempo
                 entri piano
con un sacchetto vuoto e l’altro pieno.
Mi offri manciate di parole
sigillate  in ceralacca
                 colorata,
poi richiudi l’altra porta
dai battenti bronzo oro
e stai sospeso in doppio salto
                 a malapena,         
ed un vaso rinfrescato in porporina
                 sotto braccio.

Beatrice Zanini

L’onda che scorre

tra le braccia del mondo
ferma impassibilmente,
contata, riletta, sfogliata…
é lemma di lancette metodiche
a cui s’aggrappa in rapido mutare
la somma di cifre abbattute
che schiaccia il peso dell’età
nello spazio invisibile di un soffio
e rende presupposti
di navigazione
nella sfera celeste.
Ora che incombe il senso
della partenza
con la valigia vuota
cerco qualche indumento
da portare:
versi lasciati impressi sulla tela,
fantasie di proventi accumulati,
teneri fili a ricucire inganni…
all’altro lato
sono previste risme di rimpianti
a cui s’affida l’eco palpitante
ancora dentro il vuoto della stele.

Giuseppe Stracuzzi

Attimi


Sono attimi defilati dal vento
le mie lancette di silenzio
attimi
scorsi nella musica appartata del fiume
suoni che baciano voracemente i pensieri
sfarfallano battendo le ali.

Aurelia Tieghi

Published in: on settembre 22, 2010 at 07:12  Comments (6)  
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Nel mio scrigno


Ho percorso tremando giorni
di tormentati monti.
Su e giù a violare vette,
avanzando incerto sull’orlo dell’essere.
Su e giù a non distinguere
le mie orme ghiacciate;
esiliato da freddi concetti,
arabescati frantumi di confuse sinestesie,
stupidamente appagato
dall’ostinazione di lancette esistenziali.
Sfinito anche nel sogno.
Finché ti ho sentita
sfiorarmi piano le ferite nel sonno,
e tutta una lunga notte
parlare alla mia anima
colorando,
cantando, carezzandole ricordi,
lenendo stanche piaghe.
Le hai mostrato sguardi,
sorrisi
orizzonti stupendi tra monti
e l’aurora, fatata creatura
ha strappato al buio colori
e ha fatto la notte una culla antica
atavico scrigno incantato
dove ora adagio tenero il domani

Flavio Zago

Amanti


Come in una partita sono stabiliti i tempi
un’ora soltanto… dopo tanto
Le lancette corrono all’impazzata,
e i preliminari messi da parte
Le labbra si cercano senza remore…
ed i corpi si fondono col  respiro ansimante
l’amplesso è forte, quasi violento
riporta, ai primordi, gli amanti
L’amore è alle stelle sotto le coltri
ed essi son paghi…ancora una volta

Ciro Germano

Published in: on giugno 26, 2010 at 07:23  Comments (12)  
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Anche in cielo


Sul quadrante del giorno
lancette in cemento
ti hanno rapita,
e nel vestibolo d’oggi
è sfumato, il tic tac
del tuo cuore.
Mi sono dipinto ed appeso
tra i quadri screziati
della tua mente,
per gustare trepido
l’attesa d’un tuo sguardo.
Dove mai disegnare
il tuo volto,
se non ovunque?

Flavio Zago

Published in: on maggio 22, 2010 at 07:07  Comments (3)  
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Sembra che la bilancia si diverta

a sovvertire cori di rintocchi…
l’incendio che nuotava
nel mondo di un bacio
vive nel grattacapo di estintori,
si sente da rughe di sole
che cala obliquo
e scioglie nella stanza
la micidiale indifferenza.
raggi di luna che passando
partorivano colori
suonano come coltelli
attraverso fenditure
di un mobile antico,
la lingua per tradurre il fenomeno
s’avvale
di suggerimenti di canini
e logorrea che insiste
tracima di episodi fino al porto
dove le veglie punte
da isocronismo di lancette
battono la riva
come schiuma che l’onda rigetta.

Giuseppe Stracuzzi

Piove sulla mia poesia

Oggi piove
sulla mia poesia stanca,
piove sulla giacca di Mario Luzi,
sul berretto di lana di Zanzotto,
sui seni nudi di Alda.
Pare una messa da requiem
questo mesto giorno bagnato,
il cielo si è messo a lutto
per tutti i poeti vivi e morti,
per i versi di Dylan Thomas
quand’era giovane e ingenuo
sotto i rami del melo.
E piove sulle dieci ragazze di Vienna
sul libro morto di Lorca
sulle colombe rosse appassite di Pablo
piove sulla collina delle felci,
sul vecchio mio caro
che scrive di gabbiani feriti,
piove sul mio nido vuoto,
sulla cartolina di mio padre.
Piovono preghiere sui miei fianchi
e il cielo mi sta tutto in un pugno,
le mie ore sono lancette
dentro la tempesta,
di lampo e tuono i campi
zuppi del sudore di dio.
La pioggia oggi
si è portata via
per sempre la mia poesia.

barche di carta