VIA BETTINO CRAXI?

Se si vogliono riscoprire i valori istituzionali che le vicende politiche e giudiziarie di questi ultimi venti anni hanno offuscato generando scetticismo tra la gente comune (quella per intenderci, che si alza la mattina per andare al lavoro o per cercarlo) penso che non sia un’opera adatta rivalutare la figura di Bettino Craxi al punto di ipotizzare una via dedicata al suo nome. Che Craxi sia stato uno degli uomini politici più importanti nella storia italiana è fuori di discussione. Probabilmente è stato l’ultimo vero politico prima delle “grandi ammucchiate”. Resta il fatto che l’uomo Craxi, e di conseguenza il politico, è rimasto stritolato da quel fenomeno, già vecchio allora, dei finanziamenti illeciti ai partiti. Ma non è di politica che voglio parlare, anche se oggi anche una poesia è politica, comunque la si guardi. Sono giorni che si sta celebrando il decimo anniversario della morte dello statista avvenuta nel dorato “esilio” di Hammamet. Personaggi dell’attuale sistema politico si sono recati in processione sulla tomba tunisina e le televisioni ci hanno propinato i vari discorsi commemorativi. È superfluo dire che si balla sulla cassa del morto e si sfrutta il momento per convenienza politica. Ma c’è una cosa che non può e non deve essere accettata. La commemorazione della morte di Craxi e il farlo apparire quasi un martire è un insulto alla magistratura che con coraggio sfidò il sistema politico di allora ed arrivò ad emettere delle sentenze.  Non possiamo dire quando ci fa comodo che la magistratura funziona o non funziona, che la giustizia c’è o non c’è. Ci sono state delle sentenze, delle condanne e delle assoluzioni; vanno rispettate ed accettate. Il Di Pietro uomo politico può essere discutibile, ma niente si può dire sul Di Pietro magistrato come niente si può dire sui magistrati che hanno operato con lui in “Mani pulite”. L’attuale “rivalutazione” di Craxi equivale ad un atto di accusa a quei magistrati e non c’è bisogno di discorsi, basta la presenza dei politici davanti alla tomba per definire lo schieramento. Esule o latitante? È la domanda provocatoria di questi giorni. La legge dice latitante e Craxi si è sottratto a quella giustizia e a quelle leggi che, come parlamentare eletto dal popolo, doveva accettare più di chiunque altro. Aveva la possibilità di difendersi come e meglio di chiunque altro. Sbaglia chi dice che il leader era a disposizione della legge italiana perchè bastava andare a prenderlo ad Hammamet: chi lo dice sa bene che le autorità tunisine non avrebbero mai concesso l’estradizione in quanto era un “rifugiato politico”.  Lui si è guardato bene dal rientrare in Italia a sentenza depositata per scontare la pena come un cittadino qualsiasi. Il figlio Bobo ha detto, intervenendo a Porta a Porta, che il discorso di Napolitano, che esortava a non mischiare le vicende politiche con le vicende giudiziarie dell’uomo, era giusto, e che il Presidente in quanto primo cittadino parlava a nome degli italiani. Mi dispiace ma non è così.  Il Presidente Napolitano rappresenta tutti gli italiani ma non le opinioni di tutti gli italiani, avere una opinione è un diritto del singolo cittadino che personalmente non demando a nessuno. Il Presidente mi rappresenta  nella garanzia dei diritti e nel richiamo ai doveri scritti nella Costituzione, ma non nelle mie opinioni, che hanno tutto il diritto di essere libere in virtù di quella libertà di pensiero e di parola che è alla base di quella Costituzione. Accetto dunque la figura di Craxi come uomo di altissimo livello politico e prendo atto che la sua vita politica è scritta nella storia italiana. Non condivido e non accetto peraltro l’uomo Craxi che si sottrasse alle responsabilità di comune cittadino. Una via intitolata a lui (in alcuni comuni lo hanno fatto) è una lapide sull’operato della magistratura.

Claudio Pompi