Cronache operaie

D’estate mi spellavo le mani in officina
lavori tristi, lavori da mezz’asta.
Le cose perlopiù lasciate d’altri
come pulire impossibili bugie.
L’odore della trancia, del tornio
l’acqua bianca.
D’estate lei aspettava che ritornassi a casa
di solito nell’angolo fresco, il più lontano
da tutta quella musica scappata delle strade.
Potevo mica prenderle il viso
o i suoi vestiti, dal nero che portavo alle mani;
ma era uguale
qui, sulle labbra, lei ci restava il giusto tempo.
Sapeva dei suoi libri, di camomilla
e miele.

Massimo Botturi

Mia similitudine

 
Mia similitudine
Percorrendo le aspre vette
Di un monte sconosciuto
E le pianure infinite
Di una solitaria prateria
Non avvistai l’orizzonte
.
Percorrendo strade
Tortuose e oscure
E viottoli sassosi tra brughiere
Di eriche e rovi
Non avvistai l’orizzonte
.
Percorrendo autostrade
Trafficate e veloci
Caselli e deviazioni
Per lavori in corso
Non avvistai l’orizzonte
.
Percorrendo oceani
Fiumi e mari
Ho incontrato una vela
Spiegata al vento
Mi sono rispecchiata
Nella sua grande randa
E avvistai l’orizzonte
.
Cercando me stessa
Trovai la mia similitudine

Danila Oppio

Aspettavo le rane

 
Stavo ferma: aspettavo le rane.
Ai piedi del salice fra le sue radici
c’era in certe stagioni una pozza d’acqua.
Mi sedevo o il più delle volte stavo accucciata
come poi ho visto in video fare alle persone africane
le donne mentre fanno i lavori o altri elementi
di popoli “primitivi”, come fanno a volte i bambini.
Stavo lì fra la terra un po’ polverosa,
oltre il confine dell’erba, e gli andamenti contorti
e misteriosi dei legni delle radici
che si allungavano si immergevano nella terra
e qua e là riaffioravano.
Osservavo il pelo liscio dell’acqua
Sapevo che ogni rumore ogni minimo
movimento le avrebbe messe in allarme.
Rimanevo immobile.

azzurrabianca

I funamboli del cantiere

Questa mattina ci sono i funamboli
a camminare in bilico sull’asta
lunga verde metallica della gru.
Guarda verso la mia finestra
che ho aperto all’aria di maggio
ad ogni passo inclina il corpo
da un lato poi dall’altro per l’equilibrio
da tenere per non cadere
Lo guardo testa all’insù
controllo se la sua sia coperta dal casco
e se è legato non so
Vorrei fare un applauso come al circo
a questo spettacolo senza rete
a sorpresa inaspettato stamattina
che riprendono i lavori al cantiere
Ma temo di disturbare
di farlo cadere
Accosto i vetri dalle mezze tende
con gli uccellini che si baciano e i fiori
fatte all’uncinetto da Gina
che ora è alla casa protetta
e non sa più usare le mani
e si annoia tutto il giorno
Ma quando sarò fuori quando scenderanno
dalla gru glielo dirò
bravi voi che salite a mezz’aria
senza applausi e senza rete
senza mai applausi e pubblico
e quanti senza protezione
hanno lasciato in cantiere la loro vita

azzurrabianca

Quando vengo


Quando vengo da te la sera
in quegli attimi rubati
con la scusa del latte
e ti guardo mentre parli
col sole fuori radente i campi
e siete tutt’uno
tu e l’oltre la finestra
e io e il tempo passato
e il presente e in quel che resta
c’è la luce radente del sole la sera
si abbandona la fretta e si sente
l’eternità calma del divino
o solo dell’umano meritato riposo
E’ rassicurante mentre guardo il tuo viso
girato un attimo, distolto
dai lavori soliti in cucina
pensare che tutto sia immobile
come quando ero bambina
che ci sarà sempre fra il verde
quella luce chiara calante
che illumina di striscio e inargenta
e rallenta e volge il mondo al sogno
che ci sarà sempre un pezzo di terra
e il sole e le tue parole

azzurrabianca

Iniquità

Muta è la parola
in faccia al dispiacere
iniquità
il dolore che dentro scava
e non dà pace
……. mai…….
e mi sfoglio
come intonaco dal muro
mani
troppe
a imbiancare
un peso che non regge
di stucchi passati
e ripassati
in traccia di decori
e lavori mai iniziati
_  _  _  _  _  _  _

tra le pareti e gli spaccati
si fissa ormai da sempre
la mia assenza:
Reclusa |in calce spenta|

Beatrice Zanini

Published in: on marzo 16, 2010 at 07:22  Comments (5)  
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