Tutti matematici

C’è il problema
della casa…
per i costi della spesa;
poi,
c’è quello della moglie
in disaccordo con i figli.

C’è il problema
del marito…
che fa i conti sulle dita,
e,
anche quello sanitario
per gli esborsi in onorari

C’è il problema
del lavoro…
e chissà quanti altri ancora

L’inversione degli addendi
non comporta cambiamenti,
con i dati da sommare…
e poco, o niente, da sottrarre

Non c’è equa proporzione
né probabile equazione,
per uscire dal dissesto
di cotante operazioni

Anche Lui non fu sottratto
dalla regola del conto
per risolvere il problema,
e sfamar la popolazione
fu costretto ad applicare…
la moltiplicazione

Ciro Germano

La danza delle stagioni

 
A che serve
questa rincorsa di lavoro
ed affanno
così dura e ansiosa
e difficile
da chiamare vita,
i giorni sempre uguali
che montano la rabbia
con il frullare frenetico
di cose importanti da fare.
Se potessi scendere
da me,
assentarmi dalla mia stessa pressione
forse avrei modo
di lasciarmi accarezzare
dal sole della primavera
o di tremare nel freddo dell’inverno
e capirne la verità
in mezzo a tutta
questa finzione.

Gian Luca Sechi

Published in: on aprile 4, 2012 at 07:08  Comments (4)  
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Un uomo in movimento

 
Un uomo in movimento
forse ha un posto dove andare
si copre gli occhi con una mano
e guarda un possibile approdo
dopo tanto mare.
Un uomo in movimento
forse ha un lavoro da cominciare,
una protesta da fare
segue un suo ritmo interno
e vive per ricominciare.
Un uomo in movimento
senti il tintinnio delle sue monete in tasca,
l’odore della sua paura lo segue per strada
quando arriva se arriva
ad un pezzo di pane e un paio di scarpe nuove.

Maria Attanasio

Notte strana

Sono alla fine del secondo pacchetto,
e forse ne fumerò altre ancora
in questa notte strana che di me
non ne vuole sapere.
Vorrei viaggiare nei sogni che
mi vedono vittima e carnefice,
coraggioso e impaurito.
Questa è una notte strana amica mia,
silenzio ideale per nuova poesia,
pensare a te che lontana mi pensi
e mi scacci.
Pensiero leggero e ingombrante,
essenza di incertezza per te
Notte strana che non vuole essere
nè madre ne culla
Sono fuori dal mondo che aspetto
ogni sera per fermare la morte
che ogni giorno mi entra negli occhi,
nelle orecchie che ha voce di donna,
pianto di bambino, disperazione
di uomini senza patria, senza lavoro.
Maledetta notte che mi ha chiuso fuori
negandomi il suo onirico abbraccio.
Dorme il mio cane sulla poltrona,
ha il muso sereno di chi di una carezza
gioisce, sogna le corse sui prati
chissà se il tuo lume ha smesso di brillare,
se anche tu hai cominciato a sognare
notte strana la mia, dormi tu , dorme
il mio cane…svegli restiamo io e …
questa notte infame.

Claudio Pompi

Per sempre

Senza niuna impazienza sognerò,
mi piegherò al lavoro
che non può mai finire,
e a poco a poco in cima
alle braccia rinate
si riapriranno mani soccorrevoli,
nelle cavità loro
riapparsi gli occhi, ridaranno luce,
e, d’improvviso intatta
sarai risorta, mi farà da guida
di nuovo la tua voce,
per sempre ti rivedo.

GIUSEPPE UNGARETTI

Published in: on febbraio 21, 2012 at 06:54  Comments (6)  
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Davanti allo schermo

Ecco ! Ora entro
col pseudonimo di sempre.
Saluto, per prassi,
la marea virtualmente
qualcuno, alquanto,
risponde celermente,
gli altri, tra loro,
a parlar animosamente

I nomi sono strani
bizzarri ed arcani,
molti inventati, volgari
o alludenti rappresentanti
la multi specie festosa,
costituita da gente sana,
ma anche mostruosa

I dialoghi si aprono
con grande fervore,
i racconti son tanti…
molti espressi col cuore.

Occorre la sensibilità
d’intravedere il soggetto,
per poi intraprendere
gli argomenti oggetto.

Le discussioni
procedono per ore,
si conversa su tutto,
dalla famiglia al lavoro

Tra persone cortesi
si stabilisce l’intesa,
e l’amicizia, a volte,
si trasforma in amore:
bella la chat …
se questo è il suo fine.

Ma, la cosa che odio,
e che più mi ripugna
son coloro…
che entrano mirati
col sesso in pugno :
i maniaci perversi,
e le ninfomani di turno…
pronti a dar sfogo
ai loro complessi interiori
davanti allo schermo…
con immenso squallore

Ciro Germano

Ora

 
Ora che i corsi abbiamo deviato
ora che niente è al suo posto
ora che anche il pensiero è inquinato
ora che tutto galleggia
ora che è troppo tardi
si cerca l’equilibrio perso
e nei gesti opachi del lavoro
si esprime ancora un desiderio
mentre si scorge da lontano
una scheggia di sole
nascosta da una lieve speranza.

Rosy Giglio

Published in: on gennaio 28, 2012 at 06:53  Comments (10)  
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A muso duro

E adesso che farò, non so che dire
e ho freddo come quando stavo solo
ho sempre scritto i versi con la penna
non ordini precisi di lavoro.
Ho sempre odiato i porci ed i ruffiani
e quelli che rubavano un salario
i falsi che si fanno una carriera
con certe prestazioni fuori orario
Canterò le mie canzoni per la strada
ed affronterò la vita a muso duro
un guerriero senza patria e senza spada
con un piede nel passato
e lo sguardo dritto e aperto nel futuro.
Ho speso quattro secoli di vita
e ho fatto mille viaggi nei deserti
perchè volevo dire ciò che penso
volevo andare avanti ad occhi aperti
adesso dovrei fare le canzoni
con i dosaggi esatti degli esperti
magari poi vestirmi come un fesso
per fare il deficiente nei concerti.
Canterò le mie canzoni per la strada
ed affronterò la vita a muso duro
un guerriero senza patria e senza spada
con un piede nel passato
e lo sguardo dritto e aperto nel futuro.
Non so se sono stato mai poeta
e non mi importa niente di saperlo
riempirò i bicchieri del mio vino
non so com’è però vi invito a berlo
e le masturbazioni cerebrali
le lascio a chi è maturo al punto giusto
le mie canzoni voglio raccontarle
a chi sa masturbarsi per il gusto.
Canterò le mie canzoni per la strada
ed affronterò la vita a muso duro
un guerriero senza patria e senza spada
con un piede nel passato
e lo sguardo dritto e aperto nel futuro.
E non so se avrò gli amici a farmi il coro
o se avrò soltanto volti sconosciuti
canterò le mie canzoni a tutti loro
e alla fine della strada
potrò dire che i miei giorni li ho vissuti.

PIERANGELO BERTOLI

Siamo terrestri?

Ciottoli piccoli nati da qualche meteora
rendono consapevoli di grandiosi eventi
Scrutiamo il cielo cercando, sondiamo l’infinito
come se il mutare del mondo sia dovuto
all’affluire di entità misteriose

Attorno la terra diffonde il suo odore
Il sole ha terminato il suo lavoro
Bianchi tessuti sbattono al vento
come a svelare qualcosa dei fasti celesti
L’ignoto ci avvolge liberandoci

Pensieri rivolti al mistero della vita
si alternano susseguendosi
nella mente, confusa da eventi straordinari
Chi siamo noi quale è il nostro presente il nostro futuro
come pietre preziose ci uniscono nell’universo

Arrivammo cercando un rifugio
ora che le guerre stanno distruggendoci
che l’odio fra umani ci ha nuovamente raggiunti
dove andremo? Ahimè, dove andremo?

Marcello Plavier

Canto di Natale (a modo mio)

Ho mani e gambe doloranti
A forza di buttar giù Babbo Natale dai balconi
Per liberarli dal vischio e dalla transumanza
Dall’allegoria di canti e stelle inutili
All’evento
E pure il gelo contro
Ché  è notte fonda e mi si ghiaccia l’avvenire
Ed il sorriso stentato.
Eppure corrono i pensieri in cerca di un senso
Della spiegazione al perché per tradizione
Ci si debba indebitare fino al prossimo Natale
Al fine ultimo e non solo di dare a tutti
Un regalo da scartare la tavola imbandita
E un cuore nuovo ma non vero.

Però negli occhi scuri dei ragazzi neri
Fermi agli angoli delle strade in cerca
Del prossimo schiavista che gli dia lavoro
Giornaliero e l’illusione di essere parte del mondo
C’è il gelo del passato che non tollera presente
Né futuro e nelle orecchie non hanno canti
Né cori di angeli celesti
Ma come stalattiti di gelo
Oppure le onde increspate del mare burrascoso
E la dolcezza della laguna innevata
Nemmeno li sfiora.

Che la speranza non sia neve
Che il vento non porti solo passioni passeggere
Che i treni veloci arrivino in stazione
Che gli uomini possano tornare dal lavoro stanchi ma vivi
Che i sorrisi non siano falsi e le ferite già guarite
E le spalle coperte i piedi caldi
E le mani libere da ogni tremore, per tutti.

Maria Attanasio