Ho incontrato un elfo

Nel bosco dei miei sogni
di pochi centimetri quadrati
apparve un elfo strano
che veniva da un mare lontano
col suo gommone di legna.

Si posò sull’albero della mia vita
e lo fece traballare.
Fece cadere molte cose mie
amore pensieri sentimenti
tutti a terra spaventati
dalle sue occulte alchimie

Urlando ma sognando
me ne stavo andando
sulle ali del mio pensiero
ma l’elfo mi arrestò
e mi disse che era fiero
di avermi incontrato
mentre io già credevo
di non far parte di questo creato.

L’elfo ridente mi girò intorno
ed io malfidente chiusi gli occhi
perchè mi pareva di essermi
trovato nel bosco dei balocchi.

Con orbite grandi e verdi
l’elfo mi sorrise e saggio
mi invitò ad uscire e a non sognare
tanto, diceva lui, la vita è di passaggio
come i sogni gli amori e i sentimenti
che valgono fino a quando li alimenti.

Gavino Puggioni

No non aggiungerò

No non aggiungerò nuova legna
al fuoco lasciamo
che la legna che già c’è si consumi
a poco a poco
che la vampa si trasformi a poco a
poco in brace
ed io e te zitti – seduti
uno a fianco dell’altro – dal fondo
buio della sala a guardare
spegnersi finalmente anche
quella.

GIORGIO BASSANI

Published in: on gennaio 14, 2012 at 07:33  Comments (5)  
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Indignados

Nelle mani del tempo,
nel vuoto d’idee,
s’affaccia alla luce
una nuova speranza.

E’ fede di noi, novelli profeti
che stiamo gridando
in tutte le piazze
che siamo cresciuti
che non c’ingannate.

Finiti gli orpelli,
i fronzoli belli,
le frasi ad effetto
per chi se la beve
orbato di tutto.

Non c’è più danza
intorno ai totem,
né schiene prostrate
per i potenti di turno.

E’ finita le legna per i falò,
falsi traguardi senza futuro,
stupidi led raschianti il cervello.

Avete commesso un tragico errore:
ci siamo messi a capire da soli
intrecciando parole e pensieri,
costruendo la rete
che vi ha denudato.

Lorenzo Poggi

Eppure

Quando ti sveglio
so di ferirmi il labbro.
Il viso tuo affilato è tornato da una guerra
la lingua dentro ha fatto una tana
la paura, t’ha scritto mille lettere
e un foglio.

Eppure vengo
perché ho metà del corpo
senza una piuma dentro
e legna per l’inverno, e parole con un senso.
Se non ti sveglio l’elica inghiotte
il cigno muore
il buio dura tutta la notte
e non respiro.

Massimo Botturi

Published in: on settembre 24, 2011 at 06:51  Comments (3)  
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Gli alberi

Sono entrato nel bosco.
Solo si sente il respiro
fraterno degli alberi tàciti.
Il profumo di verde rinfranca
il cuore battuto da mille tristezze.
Qualche rapido volo d’uccello
rompe il silenzio, qualche
grido improvviso fa trasalire
gli operosi insetti nascosti
sotto il soffice manto di foglie.
Colori soffusi, riposano gli occhi.
S’inebria la mente, il cuore si apre.
Si leva il fruscio, echeggia il mistero.
Si abbracciano gli alberi con i rami
frondosi e le chiome fluenti.

Vorrei essere un albero
come loro: paziente e capace
di soffrire nella brutta stagione,
ospitale e generoso nell’accogliere nidi,
forte e tenace nel fronteggiare le tempeste,
austero, ma affettuoso come un fratello
che ti conforta tra le sue braccia,
utile nell’offrire sicuro rifugio
ad uomini ed animali,
nel donare cibo a tutti.
Vorrei essere un albero
umile per diventare alla fine
tavola per la mensa e legna da ardere,
cenere calda per il povero,
e non putrida polvere
che vana vola via.

Nino Silenzi

Vedi come si erge candido

Vides ut alta stet nive candidum

Soracte, nec iam sustineant onus

silvae laborantes, geluque

flumina constiterint acuto?

Dissolve frigus ligna super foco

large reponens atque benignius

deprome quadrimum Sabina,

o Thaliarche, merum diota.

Permitte divis cetera, qui simul

stravere ventos aequore feruido

deproeliantis, nec cupressi

nec veteres agitantur orni.

Quid sit futurum cras fuge quaerere et

quem Fors dierum cumque dabit lucro

appone, nec dulcis amores

sperne puer neque tu choreas,

donec virenti canities abest

morosa. Nunc et Campus et areae

lenesque sub noctem susurri

composita repetantur hora,

nunc et latentis proditor intimo

gratus puellae risus ab angulo

pignusque dereptum lacertis

aut digito male pertinaci.

§

Vedi come si erge candido
d’ alta neve il Soratte! I boschi al peso
non reggono, fiaccati, e per l’acuto
gelo si sono rappresi i fiumi.

Dìssipa il freddo deponendo legna
sul focolare, in abbondanza, e mesci
da un’anfora sabina a doppia ansa,
o Taliarco, vino di quattr’anni!

Lascia il resto agli dei, che appena placano
i venti in lotta sulla ribollente
distesa, non più ondeggiano i cipressi
né con essi agitati i vetusti orni.

Cosa accadrà domani, tu non chiedere.
Se un altro giorno ti darà la Sorte,
ascrivilo a guadagno e non spregiare,
ora che sei giovane, le danze e i dolci amori,

mentre è lontano dal tuo verde il tedio
della vecchiaia. Adesso il Campo
e le piazze, ora prima che annotti
si ripeta il lieve sussurro dei convegni,

ora il gradito riso che ti svela
da un angolo segreto ove si celi
la tua fanciulla, e il pegno strappato
dal polso o dal dito che resiste appena.

QUINTO ORAZIO FLACCO  (Odi  I,9)

Il camino

Frigna la legna
e fuma;
scoppietta il ciocco
nel camino
e braci ardenti schizza
sulle pareti nere affumicate.
Lingue tremanti
disegnano colori
nel vano opaco
pieno d’oggetti e pinze.
Le fiamme altalenanti
rimbalzano sul volto
del vecchio che pasteggia
col suo boccale rosso
e mesce vino
ed accompagna con del pecorino.
Sonnecchia:
il capo pende
e sogna allegramente
più ricche messi
ed il granaio già colmo,
frutti pendenti
e nuovi arrivi
negli allevamenti.
Bela lontano
(oh accorato lamento!)
l’agnello nell’ovile
e la madre risponde
con disperato affanno.
Ché il mondo
è sì crudele
e del dolore altrui
alcuno più si cura.
E il pianto d’una madre
nessun petto commuove,
nè lacrime conosce
l’occhio che nulla vede
e al cuor nulla trasmette,
ché vivere o morire
nel mondo degli umani,
ai nostri giorni,
pietà più non produce,
ne sentimento alcuno
ormai procura.

Salvatore Armando Santoro

Per la strada

Come un bel campo prima che figli
è la mia attesa.
Saperti mi da pane e sfinimento
pensieri che ho provato da acerbo
grandi spazi
solcati con la gioia dei sandali migliori.
Prima di averti la bocca farò pace
sulle tue spalle piene di acqua
e un’aia bianca, dirò di te a chi poi me lo chiede;
il sole a picco, la legna
che rilascia i suoi umori
il vino santo.

Massimo Botturi

Published in: on aprile 27, 2011 at 07:40  Comments (3)  
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I tre fiammiferi

Mi hanno accolto
nelle ore del esilio
le immagini riflesse
su occhi sgomenti
di piccole case
abitate da odori
conosciuti
sapori che mi porto dentro.
Piccoli fiammiferi
di fiabe lontane
che diventano focolari
sempre accesi
un attimo prima
dello spegnersi del
sogno
in un caldo unico
abbraccio
che non ammette
ripetersi.

…ho finito i fiammiferi.
La legna spavalda nel camino
guarda le mani agghiacciate.

Anileda Xeka

Published in: on febbraio 2, 2011 at 07:14  Comments (1)  
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Profumo d’infanzia

Il profumo dolcemente
pungente dei mandarini
mi riporta nel mondo fatato
della lontana mia infanzia,
scrigno d’affetto e felicità,
custodito con amore
nel fondo del cuore.

Allora
vedevo mia madre
tritare alacre
scorze di acri limoni
per i dolci natalizi;

vedevo mio padre
la sera, con noi attorno,
buttare nel fuoco
bucce d’arancia,
e sfrigolanti faville profumate
si disperdevano brillanti
come stelline rutilanti
su nel buio del camino;

vedevo i miei fratelli
gustare fresche fette
d’arance e mandarini;

sentivo me stesso
felice, protetto
dal caldo dell’amore.

Fuori fischiava il vento
e la luna combatteva
coi nembi minacciosi.
Nessun altro rumore,
se non l’allegro crepitio
della legna che ardeva
nell’ampio focolare.
Vedevo
sentivo
e il cuore era in pace.

Nino Silenzi