Tramonto autunnale

I pensieri vanno e vengono
come nuvole gonfie e nere
nel cielo pallido e grigiastro
di questo giorno dicembrino.
Raggi di luce rosa
saettano come strali,
e vibranti salutano
i monti austeri
e l’amico mare.
Il sole sembra divertirsi:
si nasconde dietro una vermiglia
nube carica di pioggia.
I pensieri vanno e vengono
con il vento di libeccio
che s’aggira virulento
tra le siepi e le piante;
schizza gocce irrequiete
d’acqua tiepida
su terrazze, finestre e strade.
I pensieri vanno e vengono
tra i celesti lontani squarci
che combattono con le nuvole
e si beano di rosea luce.
La sera scende a poco a poco
tra bagliori che si spengono
ed ombre che s’accendono.
I pensieri vanno e vengono
nella solitudine mia serena,
nella pace della mia sera.

Nino Silenzi

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La casa dei doganieri

Tu non ricordi la casa dei doganieri
sul rialzo a strapiombo sulla scogliera:
desolata t’attende dalla sera
in cui v’entrò lo sciame dei tuoi pensieri
e vi sostò irrequieto.

Libeccio sferza da anni le vecchie mura
ed il suono del tuo riso non è più lieto:
la bussola va impazzita all’avventura
e il calcolo dei dadi più non torna.
Tu non ricordi; altro tempo frastorna
la tua memoria; un filo s’addipana.

Ne tengo ancora un capo; ma s’allontana
la casa e in cima al tetto la banderuola
affumicata gira senza pietà.
Ne tengo un capo; ma tu resti sola
né qui respiri nell’oscurità.

EUGENIO MONTALE

Pianto d’autunno


Guarda, mio orgoglio
puoi vedermi tutto,
nudo senza scorza,
abbracciato alla foglia
del pudore perduto,
sul tappeto rosso
di fronde di lacrime
secche.
Come pianta d’Autunno
ho gettano ai miei piedi
le stagioni sfogliate.
Riarso di linfa, scricchiola
il m’ama non m’ama,
che mi passeggia
sul petto scavato
da cicatrici fanciulle.
Ora più non mi sfiora
il corallino canto
del seme di Maggio.

Laggiù condensata,
tra latte di stelle
e un mondo naif,
òra e brilla la Luna il mare.
È pace di risacca
nella terra distesa al sale
che pare il buio non sia.
Pare che, ritrosa la luce
sbirci bambina il mondo,
attendendo tremula l’alba,
dietro i luccicanti fori
che ci paiono stelle.

Ma ancora piove,
piove
e spiovono ancora
minuti granelli di tempo
che tutto pervadono
e madidi, portano a te.
Tumida nube, io vivo
il volere del vento,
in questa notte che tace.
In questa notte silenzio.

China gli occhi
e incatena i denti l’intelletto:
legato all’albero maestro,
allievo del mio pianto,
veleggio muto
il libeccio del dolore.

Flavio Zago