Ironia

 
S’abbuia.  Un altro giorno è scivolato
fra suoni e gesti noti, inutilmente
e ripete Dicembre le sue usanze
nel via-vai convulso della gente.
Grigie le previsioni alla TV
E poi notizie ancora più agghiaccianti;
spengo, e sfoglio le pagine del tempo:
vedo dolce un’estate e… c’eri tu.
Un altro mondo, altra filosofia
discutibile forse e disperata
ma piena di passione e d’ironia
in nome di una fede. Oggi la vita
non è che lenta e lesta, vana attesa
di esaurire un disegno ormai scontato.
Quante volte la penna ho sollevato
invano, per lasciarla ricadere
sulla pagina vergine;  banale
mi pare ogni pensiero, ed il piacere
di andar per versi spesso mi è negato
Tra gli impervi sentieri dell’inverno
che sottraggono linfa al mio coraggio
vado cercando l’orma tua impietosa
persa tra ricci schiusi e foglie morte;
ormai che importa!
Se vorrà la sorte
dissotterrare lì la mia ironia,
come già detto da certa Rossella,
“ci penserò domani” e a garanzia
mi farò un lifting e ritornerò bella.

Viviana Santandrea

Mimosa

Perché si è scelto un fiore
così fragile?
Potranno mai queste perle di sole
dall’esile profumo
riportare un sorriso
a chi ne ha perso il senso?
Allo stupore stampato sul viso
attonito di un bimbo
per tanto orrore?
Alle schiene ricurve
sulla tomba di un figlio?
Ai neonati appesi a seni vuoti?
Ai volti
senza più lacrime
che mai sapranno
di inestetismi e lifting

…e noi qui ogni anno
festeggiare un progresso
via via più labile

eppure questo fiore
dall’aspetto caduco
piccole forti donne l’han voluto
vessillo di una lotta faticosa
conquiste da serbare
oltre la loro vita
oltre il fiorire di questa mimosa

Viviana Santandrea

Caos


Siamo soltanto grumi
casuale aggregazione di cellule;
ospiti immeritevoli
prede di un’illusione
rincorriamo il presente
tronfi di presunzione
dimentichi che l’attimo
che ci è dato…è un sospiro!
Eppure in un delirio
di onnipotenza, in giro
ci dibattiamo
quasi a esorcizzare
un fato irreversibile,
a rendere invivibile
questa terra d’affitto
che ora forse ha deciso
di concedersi un lifting
e spazzar via le protesi
di plastica e cemento.
Tremante, in un momento
rigurgita le offese
come capsula guasta
che sputa il seme di una nuova Era
poi per noi sarà sera.
E dopo… chi verrà?
quale traccia rimasta
dirà la nostra storia:
qualche parola, o nota
o pittura a memoria
del nostro essere qui?
O tutto cancellato
nel magma di efferatezza e incuria,
tutto lettera morta?
Dopotutto c’importa?

Viviana Santandrea

La passeggiata


Partiam partiamo, partiamo pure
del ludibrio in liquidazione
verso le folli ematiche avventure
vendesi un’oncia di illusione
con lampone panna e cioccolato
e latte fresco di Pigmalione
il sindaco è stato avvisato
sull’invetriata si fa produzione
di talco sottovuoto inscatolato
audace odoroso apireno limone
sosta negli angoli della via
come candido flaccido lenone
refrigerati galloni di poesia
con stringhe ecologicamente mute
vivacizzate da vaporosa zia
volpi mattamente astute
introdotte dentro a scritte
regalano sacchi di vedute
su fitte palafitte di ditte
smercianti liriche con carmi
avanzan pinte di motoslitte
a decalitri sfilano gendarmi
pubblicitariamente inermi
per evitare azzardati allarmi
intanto kilometri di vermi
si sbracciano per contrabbandare
l’utilità di trilioni di germi
tu! non te ne devi mai andare
da questo splendor di parapiglia
il consumo è virile adorare
spanne fantastiche di meraviglia
subdolamente ad arte preparata
con due quattro palle e una biglia
seminar di metrica squinternata
di single su triangoli di terra
intenzionalmente sgraffignata
offresi slanciato zappaterra
per produrre bulbi di Tropea
da esportare in Inghilterra,
per un tantino di prosopopea
lo strambotto entra in idillio
con una lifting rifatta dea
scatta esternazione e cipiglio
in povero pleonasmo ridondante
di presunzione certamente figlio
sbilenco guercio stravagante
fra tesi ed arsi perde piede
stralunando il supremo garante
tutti quanti il con cui si siede
posate bene ad INIZIO APRILE
se in primavera ponete fede
si può svuotare il vecchio barile
perché il parlar non sia indarno
è pronto il detersivo del Brasile,
si scancelli quel figuro scarno
risciami allegramente la gente
peripateticamente sul lungarno
poi di nuovo a casa finalmente
torniam torniamo, torniamo pure
seduti all’ombra di alloro aulente!

Sandro Sermenghi