Caruso

Qui dove il mare luccica,
e tira forte il vento
su una vecchia terrazza
davanti al golfo di Surriento
un uomo abbraccia una ragazza,
dopo che aveva pianto
poi si schiarisce la voce,
e ricomincia il canto.

Te voglio bene assaje,
ma tanto tanto bene sai
è una catena ormai,
che scioglie il sangue rint’ ‘e ‘vvene sai.

Vide le luci in mezzo al mare,
pensò alle notti là in America
ma erano solo le lampare
nella bianca scia di un’elica
sentì il dolore nella musica,
si alzò dal pianoforte
ma quando vide la luna uscire da una nuvola
gli sembrò più dolce anche la morte
guardò negli occhi la ragazza,
quelli occhi verdi come il mare
poi all’improvviso uscì una lacrima,
e lui credette di affogare

Te voglio bene assaje,
ma tanto tanto bene sai
è una catena ormai,
che scioglie il sangue rint’ ‘e ‘vvene sai

Potenza della lirica,
dove ogni dramma è un falso
che con un po’ di trucco e con la mimica
puoi diventare un altro
ma due occhi che ti guardano
così vicini e veri
ti fan scordare le parole,
confondono i pensieri
così diventa tutto piccolo,
anche le notti là in America
ti volti e vedi la tua vita
come la scia di un’elica
ma sì, è la vita che finisce,
ma lui non ci pensò poi tanto
anzi si sentiva già felice,
e ricominciò il suo canto

Te voglio bene assaje,
ma tanto tanto bene sai
è una catena ormai,
che scioglie il sangue rint’ ‘e ‘vvene sai

LUCIO DALLA

L’opera

Sull’aria
di “dammi un motivo”
luce di tue parole
solo per averti
avrebbe potuto la mia bocca
calcare palcoscenici a te oscuri
per farti ancora spettatrice
ma avrebbe stonato l’avvenire

forse sarei stato padrone
di chiavi di violino
ma avrei aperto il tuo cuore
con le note dell’inganno

e di drammi o sinfonie oggi
preferisco l’ombra delle tue spalle
sulle mie braccia alzate
con una viola in mano
per intonare l’opera del tuo volere
cambiando ogni tanto lirica

Pierluigi Ciolini

Avevi il canto negli occhi

Quando il canto avevi
espanso nei limpidi occhi
t’inventavi giorni d’ascesa
lavoravi d’intarsio la voce
di lirica amavi i fiori nati
nell’humus dei tuoi pochi anni.
Quando canti avevi da intonare
ai colori vivi del mondo
ingannavi fonde afflizioni
e scacciavi di nenie il grigio lamento
se alla finestra tua levavi serenate
e sorrisi irrigati di te.
Tu, cara me!
Quando il canto avevi dolce
espanso nei limpidi occhi.

Daniela Procida

Published in: on novembre 20, 2010 at 07:28  Comments (5)  
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Minuta poesia

MNÛDA POESÎ

A te vdé ajîr sîra
mnûda poesî
dû dént acavalè
bianchéssum cadnâz spurzänt
dal’èglia dèstra dla camisätta
sptunè scalvadûra a scuèdra.
E, dai cópp,
a m nasé un prugèt
un dóbbi un pensîr curiåus:
côsa ai srà mâi såtta
a cla lérrica?

§

Ti vidi ieri sera
minuta poesia
due denti accavallati
lattea clavicola sporgente
dall’ala destra dello chemisier
sbottonata scollata ad angolo retto.
E, dal tetto,
mi sorse un progetto
un dubbio un pensiero curioso:
che mai ci sarà sotto
a quella lirica?

Sandro Sermenghi

Published in: on ottobre 7, 2010 at 07:20  Comments (5)  
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Bianchi ed inchiostri


Ed anche quest’anno il drago Astrellini
ci ha ordinato di scriver l’ottava
così son gito a comprare pennini
mentre la mente mi si riscaldava:
poi ho cominciato a metter vicini
bianchi ed inchiostri con gran voluttà: va
ovunque ascoltato il nostro istruttore
giacché ci riempie di lirica il cuore!
E mentre faccio uno studio accanito
vengo a conoscere il mio idioletto
bernesco stil rincorrente l’ambito
successo: un comporre ancora imperfetto
che fra un’apostrofe ed un “Infinito”
cerca strada per salire sul set: toh
ecco là Mery Astar Treppi e Giuliano
eroticamente con penna in mano!
E il pensiero se ne va fatalmente
allo spettacolo dell’anno scorso
che ci vide declamar con mordente:
non vogliam vendere la pelle dell’orso
ma sarà certo una sera gaudente
che accenderà rossa fiamma nei cor: so
è certo che lasceremo l’evento
leggeri e pronti per il firmamento!

Sandro Sermenghi

(N.d.r.:   non so come andrà quest’anno, ma il premio Navile per la Poesia del 1993 fu vinto dal libro che compare nell’illustrazione in alto… se aguzzate la vista vedrete di chi si tratta…)