Il girone

 
Puoi legger tutti i libri c’han stampato
e decifrar l’etrusco e il giapponese,
di Bach sapere fughe e contrappunti
.
da Cimabue a Nunziante essere esperto.
Ma quando busserà l’ultimo tempo
e  incontrerai Minòs e la sua coda
.
sarà per ciò men duro il tuo girone ?
Giudica e manda, secondo che avvinghi,
 al mio finir, nel loco lo trovai.
.
M’interrogò, ringhiando orrendamente,
conto e ragion della mia vita chiese.
Pria di smarrir li sensi a lui risposi:
.
astruse lengue in vita già imparai,
con grande noia, allora, le insegnai.
Fiammante alzò la coda e sì l’avvolse
.
la noia non gradendo né lenguaggi,
che di pagan comunicare fosser.
Del mio saper di Bach allor gli dissi.
.
Ancor vinghiò l’estrema, con gran peto.
Quel protestante reo l’avea turbato.
Del mio narrar pittura l’informai.
.
Braci,  sì fosser foco, l’occhi volse,
turban le immago e grondan blasfemia.
Con gran sgomento allor volli indagare
.
in cosa fosse quel ch’aveo mancato.
Avvolse strettamente l’appendice,
la voce sua mi fè tremar li polsi.
.
Per meritar lo svolgersi mia coda,
d’amor condire il tuo saper dovevi.
Quello c’hai spanto, lungo il camminare,
.
fredde nozioni son, senza il sentire.
Fosco giron sarà tua malasorte,
fin quand’amor non sprizzerà dal core.

Piero Colonna Romano

Egoismo e carità

Odio l’allor, che quando alla foresta
le nuovissime fronde invola il verno,
ravviluppato nell’intatta vesta
verdeggia eterno,
pompa de’ colli; ma la sua verzura
gioia non reca all’augellin digiuno;
chè la splendida bacca invan matura
non coglie alcuno.
Te, poverella vite, amo, che quando
fiedon le nevi i prossimi arboscelli,
tenera l’altrui duol commiserando
sciogli i capelli.
Tu piangi, derelitta, a capo chino
sulla ventosa balza. In chiuso loco
gaio frattanto il vecchierel vicino
si asside al foco.
Tien colmo un nappo: il tuo licor gli cade
nel’ondeggiar del cubito sul mento;
poscia floridi paschi ed auree biade
sogna contento.

GIACOMO ZANELLA

 

 

Dolce certezza di chi nasce mai

Va’ a letto, è notte
d’ altri tempi
d’ altri tramonti
e, forse, di altri
mondi. Va’ a letto.

Non puoi dormire:
non vorresti che passi
il giorno, che trascorra questo
tempo di giornata
destinata a buttarsi
nella notte. Va’ a letto.

Vivere ancora?
Vuoi, ancora un poco?
Domani un altro giorno
in altro loco
vivrai ancora meglio,
al fuoco
del destino. Va’ a letto.

Il tuo vicino dentro
ti ascolta e ti conosce
già da sempre edòtto
del vivere e soffrire:
dolce sapor di nebbia,
speranze di un futuro,
passato perso. Di tua
coscienza
a causa mia è la colpa.
Va’ a letto, e dormi.

Con il senno del dopo,
scéma riconoscenza
pormi vorrai. Tuo
sogno è amore
eterno: un’ utopìa:
dolce speranza di chi nasce
lieto, dolce certezza
di chi nasce mai.

Va’ a letto, Paolo,
forse, dormirai.

Paolo Santangelo