Ex voto

Accade
che le affinità d’anima non giungano
ai gesti e alle parole ma rimangano
effuse come un magnetismo. È raro
ma accade.
Può darsi
che sia vera soltanto la lontananza,
vero l’oblio, vera la foglia secca
più del fresco germoglio. Tanto e altro
puó darsi o dirsi.

Comprendo
la tua caparbia volontà di essere sempre assente
perchè solo così si manifesta
la tua magia. Innumeri le astuzie
che intendo.

Insisto
nel ricercarti nel fuscello e mai
nell’albero spiegato, mai nel pieno, sempre
nel vuoto: in quello che anche al trapano
resiste.

Era o non era
la volontà dei numi che presidiano
il tuo lontano focolare, strani
multiformi multanimi animali domestici;
fors’era così come mi pareva
o non era.

Ignoro
se la mia inesistenza appaga il tuo destino,
se la tua colma il mio che ne trabocca,
se l’innocenza é una colpa oppure
si coglie sulla soglia dei tuoi lari. Di me,
di te tutto conosco, tutto
ignoro.

EUGENIO MONTALE

Primavera

Dalla strada io vengo, o primavera, dov’è sospeso il pioppo
la lontananza paventa, la casa teme di crollare,
ove l’aria è azzurra come il fagotto della biancheria
di chi, guarito, esce dall’ospedale.

Ove la sera è vuota come un racconto interrotto
l’ha lasciato una stella senza terminarlo
per rendere confusi mille occhi chiassosi,
senza fondo e privi di espressione.

BORIS LEONIDOVIČ PASTERNAK

Sonetto 109

SONNET 109

O, never say that I was false of heart,
Though absence seem’d my flame to qualify.
As easy might I from myself depart
As from my soul, which in thy breast doth lie:
That is my home of love: if I have ranged,
Like him that travels I return again,
Just to the time, not with the time exchanged,
So that myself bring water for my stain.
Never believe, though in my nature reign’d
All frailties that besiege all kinds of blood,
That it could so preposterously be stain’d,
To leave for nothing all thy sum of good;
For nothing this wide universe I call,
Save thou, my rose; in it thou art my all.

 §

Non dire mai che il mio cuore ti è stato infedele

Sebbene la lontananza sembrasse attenuare la mia fiamma:

Potrei forse allontanarmi da me stesso? No, come non potrei

Abbandonare la mia anima che è chiusa nel tuo petto:

Quella è la casa del mio amore. Se ho vagato,

Come ogni viaggiatore alla fine torno a casa,

Giusto in tempo, dal tempo non cambiato,

Porto l’acqua nella fedeltà per lavare le sozzure del viaggio.

Non credere – benchè nella mia natura regni

La fragilità che assedia ogni tipo di sangue –

Che io possa stupidamente insozzare quell’acqua,

Che io lasci per un nulla la tua ricchezza di bontà:

Perchè nulla è per me l’intero l’universo…

Tranne te, mia rosa: nell’universo sei tu il mio tutto.

WILLIAM SHAKESPEARE

La supremazia

l’alba si sveglia
mentre aspetto l’ora,
dalla finestra aperta
primavera
addensa di gorgheggi
l’isola del mio letto
zampillanti
da un’ugola all’altra,
spandono messaggi
moltiplicati fino in lontananza.
In mezzo all’arcipelago
le rive
si guardano negli occhi
coi dissensi
di correnti contrarie…
scaturiranno le supremazie.

Giuseppe Stracuzzi

Direzioni

Non c’è de(x)tra,
neanche sini(x)tra
tra imbevute parti sociali
a mendicar dignità

solitamente
senza mè(n)te
s’azzittiscono passi
esterni
corrosi
da sogni virtuosi
in discesa

E SPLENDE

napoleonica mano
a sentenziar nozioni
a rammendar calzoni rattoppati
sul sedere di chi non riesce
più a chiedersi nemmeno
“per quale motivo DOVREI?”.

C’è aria di libertà espatriata
su sponde solidali
di (quasi secolare) lontananza.

Glò

Published in: on aprile 5, 2011 at 07:03  Comments (4)  
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Muta luna

Assapora
di nuvole
il passaggio
e di stelle
la lontananza
in silenzioso
tocco
d’infinito.

Tinti Baldini

Published in: on gennaio 30, 2011 at 06:51  Comments (8)  
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Un sogno tra le mani

Potessi un sogno tenere stretto
tra le mani.
Posar su di lui tenera carezza
per sembrar vero e palpabile
nei momenti in cui
più il cuor è scosso da nostalgica
rimembranza.
Potessi quel sogno sospingerlo
con l’ alito leggero di vento
d’un pensiero perché a lei giunga
e dolce si posi nel cuore suo
che ancora palpita e sanguina
di lontananza.
Gocce di tempo breve e felice
che s’asciugano
al sole della memoria.
Potessi renderlo infinito
quel sogno,
nella roccia dei monti, scolpirlo
con l’unghie di un amore
che ancor non è sopito
e attende paziente
come fedele cane la sua padrona,
fino a morir per amor
che più non torna.

Claudio Pompi

Sono irrequieto

I AM RESTLESS

I am restless.  I am athirst for far-away things.

My soul goes out in a longing

to touch the skirt of the dim distance.

O Great Beyond, O the keen call of thy flute!

I forget, I ever forget,

that I have no wings to fly,

that I am bound in this spot

evermore.

I am eager and wakeful,

I am a stranger in a strange land.

Thy breath comes to me

whispering an impossible hope.

Thy tongue is known to my heart

as its very own.

O Far-to-seek, O the keen call of thy flute!

I forget, I ever forget,

that I know not the way,

that I have not the winged horse.

I am listless, I am a wanderer in my heart.

In the sunny haze of the languid hours,

what vast vision of thine takes shape

in the blue of the sky!

O Farthest end, O the keen call of thy flute!

I forget, I ever forget,

that the gates are shut everywhere in the house

where I dwell alone!

§

Sono irrequieto.
Sono assetato di cose lontane.
La mia anima esce anelando
di toccare l’orlo
dell’oscura lontananza.
O Grande Aldilà,
oh, l’acuto richiamo del tuo flauto!
Dimentico, sempre dimentico,
che non ho ali per volare.

Sono impaziente e insonne,
sono straniero in una terra straniera.
Il tuo alito mi giunge sussurrando
una impossibile speranza.
Il mio cuore comprende il tuo linguaggio
come fosse lo stesso ch’egli parla.
O Lontano-da-cercare,
oh, l’acuto richiamo del tuo flauto!
Dimentico, sempre dimentico,
che non conosco la strada,
che non ho il cavallo alato.

Non c’è nulla che desti il mio interesse,
sono un vagabondo nel mio cuore.
Nella nebbia assolata delle languide ore,
quale visione grandiosa
prende forma nell’azzurro dei cielo!
O Meta Lontanissima,
oh, l’acuto richiamo del tuo flauto!
Dimentico, sempre dimentico,
che tutti i cancelli sono chiusi
nella casa dove vivo solitario!

RABINDRANATH TAGORE

Poeta

Betulle dai rami alti e sottili,
dalla corteccia bianca che par seta,
frassini, abeti. Ed olmi rilucenti, e querce immense
dalla chioma cupa, alla vostra ombra
il poeta tacito ascolterà vostri sussurri,
ascolterà: non vi badate, il poeta è un umano buono
– non generalizziamo –
un animale umile del bosco,
vive la vostra vita di mistero
e sogna un nido fra le frondi ascose.

Ma in una notte, quando tutto tace,
foreste cupe come un triste sogno,
errò il poeta scagliando il verso al vento,
come una sfida contro il mondo intero:
sharī’a di fiqh scorretti –
olocausti –
genocidi commessi –
– son crollate le Torri.

E quella notte il buon poeta umano
più non dormì. L’ore sonavan lente
come una tortura da lontano.
Guardò verso il cielo. Oh notte immensa
Era una notte silente senza stelle, buia.
Dopo i fratricidi e le vendette
da uomo a umano e a tutte le creature
viventi in casa loro.

Sharī’a mondo immerso nel silenzio
Di nebbia ricopriva montagne.
Pur al poeta parve d’udire in lontananza,
come fruscio fievole e soave,
un suono dolce che frangea le nubi.
Come un raggio improvviso nella notte.
Ma poi si fece più solenne e grave:
Mano multicolorevariopinta,
quale dolor ti muove
’ l cor dolente, perché tanto lo schianto?
No Pace, No Bontà, No Perdono?

Anche su non colpevoli. Odio, Vendetta?
Musica che muore: ora al poeta Vita
è più deserta, nera.
Senza, od in via di estinzione, l’Amore.

Paolo Santangelo