La stanza

 
Se sto qui, è come una piccola lucciola della sera.
Qui, con la piccola luce dal collo rosso
che si piega al tavolo,
ed il bicchiere bianco
ed occhiali e libri
e i fogli sparsi dei condomìni
.
Come può una stanza
freddarmi nel cuore?
.
Cosa può freddarmi
questa madre
mia matrigna del nuovo
che sa bene in cuor suo
la mia stanca speranza?

Antonio Blunda

Published in: on giugno 3, 2012 at 06:52  Comments (4)  
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Speranza

Non è che lo stentato volo d’ali
di passerotti pavidi e inesperti
che al sol di primavera
cercano ansiosi di lasciare il nido,
questo cercare nella notte buia
un lume che consoli
se neanche d’una lucciola il lumino
s’accende ad indicare una speranza.

Come aquila volteggi e non ti fermi…
Forse è vergogna di non saper dare
speranza a chi nemmeno più ti cerca
tanto assente sei stata!
Si che in loro è fiorito solo il seme
del tuo inverso: la disperazione.

Ma se non speri tu…povero mondo,
con la speranza che non ha speranza!

Armando Bettozzi

Published in: on marzo 17, 2012 at 07:25  Comments (5)  
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Rinascere?

Se potessi
nascere di nuovo
aspetterei
di saper per certo
che certi ceffi
con muso a sorriso
e le mani dentro l’altro
siano spariti e
più non si riproducano
che il vento e le nuvole
il grano e i papaveri
le oche e i passeri
ci siano ancora
che la polvere spessa
e il puzzo di marcio
siano stati spazzati
da una giovane tramontana
e che i bambini
giochino in strada
o in piane di luce
colorati di sangue
rosso nero giallo e verde
e che la luna e e stelle
mi guardino di nuovo
d’amore materno
indicando la via..
Non più occhi
senza domani
o sguardo cupo di
belva
via dolore assurdo
d’impotenza.

Ritorno di fantasia
contro il nulla.

Altrimenti non torno
neanche sotto forma
di lucciola.

Tinti Baldini

IL GABBIANO E LA LUCCIOLA

Un gabbiano ed una lucciola si misero insieme per fondare una scuola di poesia. Ebbero allievi, divenuti poi famosi, come il sole e la luna, l’alba e il tramonto, l’amore e la notte, il mare e le stelle e tanti, tanti altri. Il gabbiano insegnava a disegnare le onde, raccontava di porti lontani e del volo senza battere ali. Raccontava di sentimenti da scalciare con le conchiglie sulla sabbia, di onde che si rincorrono, della schiuma sugli scogli, dello sguardo all’infinito, dell’ombra delle ali sul filo del tramonto, della malinconia dei ricordi, delle gioie rivissute di una stagione finita. La lucciola insegnava come scaldare la notte e illuminare pensieri segreti. Raccontava del tepore d’una notte d’estate, delle grida argentine di bimbi curiosi, dei passi estasiati di chi sa godere, del senso da dare al manto stellato. Così, poco a poco, tutti cominciarono a pensare poesia. Il sole invitava la luna a rendere il mare d’argento, all’alba il cielo violetto annunciava il sole in arrivo, il tramonto era un recital di fuoco, l’amore iniziava le sue battaglie notturne, il mare invitava le stelle a farsi lampare. La scuola, ormai inutile, si sciolse e ognuno riprese la sua strada portando nel cuore la fiamma del poeta, missionario d’amore.

Lorenzo Poggi

Mi sorvola

l’ala del pensiero
di te lontano

Ci si abitua alle assenze
come alle notti
senza luna
s’attende con i gomiti
appoggiati sul davanzale
gli occhi vigili
in fondo del vialetto
in cerca d’un ombra,
un illusione
una speranza avanzata
agli ululati dispersi
giù per la valle
nei piedi del monte
mentre
stringo forte i pugni
sino a farmi male
e non l’afferro.

Nella mano
sanguinante
una lucciola spenta.

Anileda Xeka

Constatazione amichevole

Non sembra più la stessa estate:
l’ortodossia del nudo di paglia
il sangue caldo.
Ma solo una carenza di aria,
una carlinga, per l’aviatore senza più nafta
e stelle al vetro.

Questa mattina ondeggiano gli alberi,
li amo.
Perché sono capelli di donna in un canale
e hanno gambe di donna
e tenerezze;
anche s’estate non sembra più la stessa,
e il giallo delle strade lavate toglie il fiato.

E tutte queste prugne selvatiche le amo
perché fan precipizio di uccelli in banchettare,
così l’estate sembra la stessa
anche per poco.
A ricordarlo viene anche il cero volto al santo
le tue levate notturne
l’orinare, senza mai niente addosso;
così che al buio sembri una lucciola smarrita
tra la magnolia e il muro,
un lontano temporale.

Massimo Botturi

Tra i pruni

Ieri
tra pruni amaranto
ho trovato una lucciola
di brillore arcano
l’ho accucciata
tra le mani
e tenuta calda.
L’ho portata
lenta
nella stanza azzurra
e la notte
è stata con me
a darmi un senso
a colorare ricordi
a illuminare
vetri e seta
a smuovere
canti
ormai
sopiti
e voci e risa.
Stamane
non c’era più:
s’è portata
sul petto
ferite
e spilli
e il mio corpo
oggi
è
una poesia.

Tinti Baldini

Published in: on agosto 19, 2010 at 06:54  Comments (3)  
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My Dickinson’s wave

Non credo a nessuna ora rimossa
dall’epicentro
d’una fede praticata sensorial/mente

-suddivido in scenico rattoppare
smaniose manie da (di)mostrare

(piccola e spettrale la luce d’una lucciola
spenta nella sua breve scia durante il giorno
senza assiderarsi in morte intermittente)

quando adesso, nell’esser debitrice alla vita
smantello toni da una qualsiasi gratitudine
sul dorso della Luna

-d’ombra bianca
senza bandiera d’appartenenza-

di cui son Figlia in silenzioso osare d’esperienza
sul ciglio d’un passato:

[\\L’incompreso silenzioso//

E’ la luna.

Si chiede il perché
del sole
che splende.

Tace.]

Mi resisto a volare sul dorso
della lucciola patteggiando con corpo tondeggiante
schegge vitree e trasparenti
su scia intermittente d’una ME
che sto (ancora) afferrando
in volo di luce……

Glò

Non voglio

Non voglio dimenticarti, amore,
né accendere altre poesie:
ecco, lucciola arguta, dal risguardo dolce,
la poesia ti domanda
e bastava una inutile carezza
a capovolgere il mondo.
La strega segreta che ci ha guardato
ha carpito la nudità del terrore,
quella che prende tutti gli amanti
raccolti dentro un’ascia di ricordi.

ALDA MERINI

Published in: on dicembre 26, 2009 at 07:04  Comments (1)  
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