Pensosa

 
abito luoghi
impervii
mi arrampico
ma non sono
stambecco
agile e sicuro
tentenno
tra i sassi
rotolano
in basso
se colpiscono
incerti
visitatori
di luoghi
oscuri
nascondono
paure di chi
s’avventura
e non lo sa
di trovare
erti sentieri
solo misteri
mai svelati…

Antonietta Ursitti

Published in: on giugno 24, 2012 at 07:23  Comments (5)  
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Sfogliando…

 
una cartolina segna la pagina
indietro nel tempo vola il pensiero
s’illumina il viso, un sorriso.
Tornerò! Ti ho nel cuore
i tuoi luoghi alti
dove ammirare l’intorno
l’infinito e unico azzurro.
L’eco dei nostri sorrisi
t’invadeva come cicale al sole
accaldata ti svelavi tutta
mentre ai piedi ti baciava il mare

Rosy Giglio

(Poesia I^ Classificata all’ottava edizione del Premio “Tortoreto alla Cultura 2012”)

Published in: on giugno 20, 2012 at 07:22  Comments (10)  
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Dicembre incalza

coi primi versi freddi
sulla fronte.
Siamo entrati nell’aria
di Natale.
Il sentimento
seduto sulla soglia del mattino
che man mano con gli anni
si assopisce
sfogliando le pagine
incontra disegni dipinti
a quell’età di fiori
quando bastava un niente
a illuminare il cuore…
Oggi luce abbagliante
senza amore
la cometa conduce
in certi luoghi
dove scorre il fiume
dell’abbondanza,
e lascia la capanna
al suo destino.

Giuseppe Stracuzzi

La china

DIE HALDE

Neben mir lebst du, gleich mir:
als ein Stein
in der eingesunkenen Wange der Nacht.

O diese Halde, Geliebte,
wo wir pausenlos rollen,
wir Steine, von Rinnsal zu Rinnsal.
Runder von Mal zu Mal.
Ähnlicher. Fremder.

O dieses trunkene Aug,
das hier umherirrt wie wir
und uns zuweilen
staunend in eins anschaut.

§

Tu vivi presso di me, uguale a me:
come un sasso
nella guancia scavata della notte.

Oh questa china, amore,
dove senza posa, pei rigagnoli,
come sassi,
rotoliamo.
Più e più rotondi.
Più simili. Più estranei.

Oh quest’occhio ebbro,
che in questi stessi luoghi va errando
e su di noi insieme posa
talvolta lo sguardo
e si stupisce.

PAUL CELAN

Published in: on marzo 27, 2012 at 07:33  Comments (4)  
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Memoria

Non dimenticare
tuo padre e tua madre
Non abbandonare
il ricordo di quando
eri bambino,
di quando piangevi,
di quando ti sbattevi
per un giocattolo
mai avuto.

Non dimenticare
dove sei nato,
dove sei cresciuto,
dove ti sei tagliato un dito,
dove giocavi
a dispetto di altri che non potevano.

Non dimenticare
Ricordati di ricordare
Non dimenticare, amico o fratello,
quei luoghi dell’infanzia,
perchè sono quelli
che ti faranno più bello
il futuro.

Gavino Puggioni

Published in: on gennaio 6, 2012 at 06:50  Comments (3)  
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Notturno amalfitano

 
Luna ruffiana dell’ultima sera
che in mille schegge argentee sull’acqua
sei dolce culla a barche addormentate.
Ora mi appare questa primavera
stupendamente bella,  se   ripenso
a questi luoghi, alle gioie provate.
Liquida azzurrità, che va   sfumando
all’orizzonte….e si perde nel cielo,
dove l’anima vinta ……si confonde!
Infrattati sentieri, col pensiero,
io ripercorro, e borghi assolati
tra il respiro di felci e verdi fronde;
e su vetuste, frastagliate rupi
ove odorano il mirto e il rosmarino
e scarabeo trascina il suo lavoro;
sgombro la mente dai pensieri cupi.
Ancora giù per bianche scalinate
tra il giallo profumato dei limoni,
finchè il sordo fragore del torrente
mi dà ristoro tra spume ghiacciate.
Violando il sonno delle antiche ville
fantastico di fasti e di esistenze,
gli occhi socchiusi a trattenere il sogno
tra il viola intenso delle b0uganville.

Viviana Santandrea

Congedo del viaggiatore cerimonioso

Amici, credo che sia
meglio per me cominciare
a tirar giù la valigia.
Anche se non so bene l’ora
d’arrivo, e neppure
conosca quali stazioni
precedano la mia,
sicuri segni mi dicono,
da quanto m’è giunto all’orecchio
di questi luoghi, ch’io
vi dovrò presto lasciare.

Vogliatemi perdonare
quel po’ di disturbo che reco.
Con voi sono stato lieto
dalla partenza, e molto
vi sono grato, credetemi
per l’ottima compagnia.

Ancora vorrei conversare
a lungo con voi. Ma sia.
Il luogo del trasferimento
lo ignoro. Sento
però che vi dovrò ricordare
spesso, nella nuova sede,
mentre il mio occhio già vede
dal finestrino, oltre il fumo
umido del nebbione
che ci avvolge, rosso
il disco della mia stazione.

Chiedo congedo a voi
senza potervi nascondere,
lieve, una costernazione.
Era così bello parlare
insieme, seduti di fronte:
così bello confondere
i volti (fumare,
scambiandoci le sigarette),
e tutto quel raccontare
di noi (quell’inventare
facile, nel dire agli altri),
fino a poter confessare
quanto, anche messi alle strette
mai avremmo osato un istante
(per sbaglio) confidare.

(Scusate. E una valigia pesante
anche se non contiene gran che:
tanto ch’io mi domando perché
l’ho recata, e quale
aiuto mi potrà dare
poi, quando l’avrò con me.
Ma pur la debbo portare,
non fosse che per seguire l’uso.
Lasciatemi, vi prego, passare.
Ecco. Ora ch’essa è
nel corridoio, mi sento
più sciolto. Vogliate scusare.)

Dicevo, ch’era bello stare
insieme. Chiacchierare.
Abbiamo avuto qualche
diverbio, è naturale.
Ci siamo – ed è normale
anche questo – odiati
su più d’un punto, e frenati
soltanto per cortesia.
Ma, cos’importa. Sia
come sia, torno
a dirvi, e di cuore, grazie
per l’ottima compagnia.

Congedo a lei, dottore,
e alla sua faconda dottrina.
Congedo a te, ragazzina
smilza, e al tuo lieve afrore
di ricreatorio e di prato
sul volto, la cui tinta
mite è sì lieve spinta.
Congedo, o militare
(o marinaio! In terra
come in cielo ed in mare)
alla pace e alla guerra.
Ed anche a lei, sacerdote,
congedo, che m’ha chiesto se io
(scherzava!) ho avuto in dote
di credere al vero Dio.

Congedo alla sapienza
e congedo all’amore.
Congedo anche alla religione.
Ormai sono a destinazione.

Ora che più forte sento
stridere il freno, vi lascio
davvero, amici. Addio.
Di questo, sono certo: io
son giunto alla disperazione
calma, senza sgomento.

Scendo. Buon proseguimento.

GIORGIO CAPRONI

L’ultima nota

 
 
 
Sigillo fiabesco, memoria d’un canto,
rimane nell’aria una nota sospesa
e ancora riporta del mare l’incanto
a folla silente, rapita in attesa.
.
Quel piano sfiorato da dita preziose,
che intrecciano suoni di mille colori,
come arpa risuona, a ricordo di cose,
di luoghi vissuti e nostalgici amori.
.
La sua melodia in cerchio si chiude,
son gravi ed acuti i suoi toni cangianti,
quel lieve ondeggiare risacca dischiude,
carezzan la sabbia quell’onde vaganti.
.
E pare d’udire l’urlar dei gabbiani,
nel mentre quel cielo s’infiamma al declino.
Poi nasce la spuma, che bagna le mani,
da un’onda che avvolge l’ambiente vicino.
.
Di salso il profumo, di sale il sapore,
ubriacan quei suoni che scavano a fondo
e dai nostri cuori cancellan dolore.
Ci danno la pace, donandola al mondo.
.
Così è questa voce che assolve peccati.
E alfin, nel silenzio, rimangon nel cuore
magia di quei suoni, momenti fatati
che dentro han lasciato intenso stupore.

Piero Colonna Romano

(omaggio a Ludovico Einaudi)

Far finta di essere sani

Vivere, non riesco a vivere
ma la mente mi autorizza a credere
che una storia mia, positiva o no
è qualcosa che sta dentro la realtà.

Nel dubbio mi compro una moto
telaio e manubrio cromato
con tanti pistoni, bottoni e accessori più strani
far finta di essere sani.

Far finta di essere insieme a una donna normale
che riesce anche ad esser fedele
comprando sottane, collane, creme per mani
far finta di essere sani.
Far finta di essere…

Liberi, sentirsi liberi
forse per un attimo è possibile
ma che senso ha se è cosciente in me
la misura della mia inutilità.

Per ora rimando il suicidio
e faccio un gruppo di studio
le masse, la lotta di classe, i testi gramsciani
far finta di essere sani.

Far finta di essere un uomo con tanta energia
che va a realizzarsi in India o in Turchia
il suo salvataggio è un viaggio in luoghi lontani
far finta di essere sani.
Far finta di essere…

Vanno, tutte le coppie vanno
vanno la mano nella mano
vanno, anche le cose vanno
vanno, migliorano piano piano
le fabbriche, gli ospedali
le autostrade, gli asili comunali
e vedo bambini cantare
in fila li portano al mare
non sanno se ridere o piangere
batton le mani.
Far finta di essere sani.
Far finta di essere sani.
Far finta di essere sani.

GIORGIO GABER

Memoria

Dove vai memoria, vaghi lontano
dai miei ricordi, non torni a me.
Nuda resto senza passato,
spoglia di futili ricordi,
di cose vissute,
di luoghi ormai cancellati.
Più non rammento quei volti giovani,
di un tempo lontano, legati a me
dal ricordo di giochi infantili.
Quei luoghi dove bambina
ho visto il susseguire lento delle stagioni,
il mutare dei colori,
il manto argenteo della brina che
ricopriva la nuda terra.
Non più memoria, mi accompagni
tra strade affollate e festose,
a negozi ormai chiusi da grigie
serrande scarabocchiate.
Ti sei portata via con i ricordi
Anche le gioie, e i dolori,
più non sento rancore per il male,
non sento calore che infiamma il cuore.
Tutto ti sei presa, ma non l’amore,
di lui mi resta una fiammella accesa,
che brucia lentamente ma sempre costante.

Gianna Faraon