Abbandono

 
Dentro
La ferrea stretta
Come di rapinosa
Mano
.
Del pensiero che muta
Non dei voraci lupi
Il branco
.
La strisciante serpe
Cangia la ruvida pelle
Ne ho incontrato i segni
.
Mi ha accompagnato
Lungo strade sterrate
Sull’orlo di un orrido
Dirupo, abbandonata
.
Come dell’orso
La pelle hai venduto,
La mia, ed ora
 .
Nuda, tremante
Resto
Nell’algida
Pensante solitudine

Danila Oppio

Published in: on marzo 19, 2012 at 07:25  Comments (11)  
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Sognato per l’inverno

RÊVÉ POUR L’HIVER

L’hiver, nous irons dans un petit wagon rose

Avec des coussins bleus.

Nous serons bien. Un nid de baisers fous repose

Dans chaque coin moelleux.

Tu fermeras l’oeil, pour ne point voir, par la glace,

Grimacer les ombres des soirs,

Ces monstruosités hargneuses, populace

De démons noirs et de loups noirs.

Puis tu te sentiras la joue égratignée…

Un petit baiser, comme une folle araignée,

Te courra par le cou…

Et tu me diras : “Cherche !”, en inclinant la tête,

– Et nous prendrons du temps à trouver cette bête

– Qui voyage beaucoup…

§

L’inverno noi andremo in un vagone rosa
con i cuscini azzurri.
Staremo bene, cara. Folli baci si annidano
in quella morbidezza.
Abbasserai le palpebre per non veder dal vetro
le ombre che fan smorfie,
mostri serali arcigni, una nera plebaglia
di demoni e di lupi.

A un tratto sulla guancia sentirai come un graffio…
un bacio leggerissimo ti correrà sul collo
come un ragno impazzito…

Tu mi dirai “Cercalo!” piegando un pò la testa…
Ci occorrerà del tempo per trovar quella bestia
che va di qua e di là.

ARTHUR RIMBAUD

A te che stai nascendo…

 
…in questo mondo di favole smarrite
quale ninna nanna ti potrà salvare
dal rumore di un odio che stride
con l’amore che ti sarà tepida culla?
In questo  mondo senza poesia   
dove non necessita la fiaba
per raccontare di famelici lupi
che divorano i deboli indifesi.
La cattiveria ora a te ignota
elude l’amore per il fratello                                 
Crescendo sarai disorientato
da un azzurro tingersi di sangue
e non saranno le fate a sopperire
al tuo giusto sdegno per l’orrore.
Io ti vorrei salvare dall’insorgere
di brama a rivendicar giustizia.
Riempi presto l’anima e la mente
di solo due parole
che sono dei miracoli la genesi:
perdono e amore.
Non ti chiedere perché: ama!
Non chiederti se è giusto: perdona!
Altra via da percorrere non c’è
affinché il tuo respiro sia di pace
che non si conquista con la spada
ma solo rivestendosi dei panni
di chi odiar vorresti e capirai che
è l’amore che nel mondo manca
e perdonando te ne arricchirai.

Elide Colombo

Ndr: questa poesia ha ottenuto il 3° posto assoluto in classifica, per le poesie inedite, nel concorso letterario “L’integrazione culturale per un mondo migliore” indetto dalla CEAC- Centro Ecuadoriano di Cultura in Milano-

Piccola luna in un gioco di scatole cinesi

Dell’Otto Aprile, come appari grande
a noi, che ti osserviamo dalla Terra!
Eppure, simbolica minuscola,
tanto influisci sui destini umani!

Sei Luna.
Quella degli Innamorati.

Sei Luna piena
di natura istinto dei lupi,
che reclamano il domani
ti pregano e comunicano
con te ululandurlando
le represse ansietà dei loro amori
e
le nostre paure.

Nitida e grande appari questa notte,
unigenita figlia della Terra
di mìcrobi, battéri e qualche umano:
etnìa di minoranza parassita,
anche se questi crede
d’essere il grande perno della vita.
.
Ed è nessuno!
.
Come sono niente
intiere nebulose e d’universi,
che un giorno finiranno

in BLACK HOLES
ritornando Energia,
in un gioco di scatole cinesi.

Paolo Santangelo

Dove sei???

 
Dove sei ora,
che la nave del giorno è salpata
e nuda si dona all’altra metà del pianeta,
pian-piano scompare
nel rosso orizzonte
Ora che la notte bussa ai portoni
delle case nel vecchio quartiere
tre volte, prima d’entrare e s’accomoda
nel salotto vicino ad un camino acceso
ove la nonna racconta favole
prima che i bimbi s’addormentano
mani  delicate di fanciulle
tessono i sogni…
Quale dei tanti, ci affiderà stanotte?
Ora che ho finito il verde smeraldo
per dipingere i tuoi occhi
sulla mia tela spoglia, sopra il cavalletto
in fondo alla stanza, m’interroga:
“Come possono due mani imitare
due pennelli
del cielo, le stelle  – i bianchi sorrisi?”
Ora, che nel cervello
mi rimbomba il becco d’un picchio
che  martella la corteccia
e mille lupi ululano dentro me
al chiarore della neve – luna
spalancando le porte del anima
[Ho occhi sordi e cieche orecchie]
Dove sei amor mio,
ora che vorrei essere il vento
che t’ accarezza il viso
con ansia nei polmoni
sotto la brina in superficie
goccia per goccia
ti respiro

Anileda Xeka

La storia non insegna

La storia che chiama
ma nessuno risponde
è più forte di tutto
la bestia dell’uomo
la prepotenza sull’altro
la stupidità del potere.

Il selciato è levigato
da millenari cammini
tutti distanti
dall’amore del prossimo
per vivere sopra
per non pensare alla morte.

Il tutto condito
con grande ignoranza
delle esperienze passate
che insegnano solo
a quei sfortunati
a cui funziona la testa.

Le parole son canti di lupi
fattesi volpi
per ingannare chi ascolta
con la mitria e il bastone
il bavaglio alla bocca
la prigione e l’esilio.

Lorenzo Poggi

Sull’asfalto

C’è sangue attorno
forse di te
che cammini
su rotaie roventi
senza domani
e poi torni ferito
nella tana
o di te
bambina
che giochi coi grandi
e non sai di lupi
ingordi e maceri
o di te piccolo
che assapori benzina
e ti buchi i visceri
o di te che mangi botte
o non mangi
per sentirti esistere
o di te braccato da mostri
che semini morte
o di te vecchia
cieca e sola
che ti spengi
sigarette addosso
o forse è il mio
quello che verso
oggi come lacrima
per non addormentarmi.

Tinti Baldini

Published in: on ottobre 12, 2010 at 07:34  Comments (11)  
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Ho visto


Ho visto campi di grani
sfarsi in chicchi di bronzo
al trasalir dell’igneo tramonto.
Ho visto fardelli di sacro dolore
affastellati su nude spalle
spargersi al vento.
Ho visto nubi plumbee
spiovere acqua pesante
come rabbia lucente.
Ho visto…Ho visto…
Quante cose ho visto
ma ancora non ho visto
la terra partorire
gemme di duratura pace.
Non ho visto pascere
insieme lupi e agnelli
senza finire a miseri brandelli.

Roberta Bagnoli

Published in: on luglio 12, 2010 at 07:05  Comments (12)  
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Passeggeri della notte

Su binari di pensieri
sferraglianti nell’oscuro
l’illusione incatenata
lamentosa batte i pugni

è quel treno
di fantasmi
liberato
senza freni
d’una spinta
ha sol bisogno
della nuda
sua miseria

l’infinita consumata
vinta mostra
il suo biglietto
fazzoletto rugginoso
che vuol
sventolare ancora

salgono timidi
gli albori
di rugiada rivestiti

passeggeri su
un marciapiede
s’incamminano
tra agnelli e lupi

spasimi e lacrime
sono finiti
a lucidare

forse …..

le soglie del cielo

Pierluigi Ciolini

Una poesia

Una poesia si specchia in una pietra di turchese
e lì si ferma per un attimo.
Poi ricomincia a vagare,
per dare vita forse ai colori di un disegno
ricamato su una coperta.
I giunchi, raccolti lì vicino,
vengono intrecciati da abili dita e
diventano un cesto:
la sua forma ricorda la volta del cielo.
Un pezzo di legno è lavorato:
da lui si ricaverà un’opera che dimostrerà
quale armonia ci sia fra legno e
intagliatore.
Il cervo percorre il suo sentiero e
l’aquila plana a grandi cerchi nel cielo.
Il salmone, nel tumultuoso torrente,
incontra l’orso che lo aspetta sulla riva.
I bambini danzano.
E l’artista afferra al volo tutto ciò
e la forza artistica della rappresentazione
guida le sue dita.
I lupi stanno mangiando un vecchio cervo
dividendosi le carni dell’animale.
Una giovane foca saltella sul ghiaccio.
Un anziano morente sta canticchiando
sottovoce un canto di guerra.
Questo è il cerchio,
e gira senza inizio e senza fine.
E l’artigiano guarda la sua opera.
E’ lì seduto in equilibrio fra la fine del
mondo e il suo inizio.

NUVOLA AZZURRA (Poeta della Nazione Irochese)