Il valzer del dolore si balla da soli

non basterebbero i petali di mille rose rosse
per raccontare il dolore
pesante e leggero negli occhi
di chi pure ti guarda con stupore
e non
capisce ma fa segno di assenso
al tuo continuo cambiare discorso
su chi
è andato ma resta macigno solo tuo
sul petto smagrito
ed è come dare le
tue lacrime perle
a porci umani
che allungano le mani fin dove è
possibile
perchè non basta l’amore per dimenticare
non basta il tentato
odio
per dissipare questi sospiri compiaciuti
convinti di aver capito
tutto
quando tu vorresti soltanto un piccolo sisma
solo tuo che ti
inghiotta finalmente la terra
il resto ‘affanculo

Non basterebbe
sorriso compiacente
di chi
suggerisce e consiglia e
guarda altro
nè occhi spremuti
d’asssenzio
o bocche lacere di
dolore
non ci sono
ragioni nè
testa
non vale quel lucido
pensare
logico di matematici assertivi
non serve inno all’amour
ma macerare
in santa pace
il male
al petto
di visceri
squassati
che vogliono
requie
e non la trovano.
Forse basterebbe
un intonaco lilla
su corpo e anima
per pulire un attimo
colpi di frusta.

L’amore c’è ma
non basta
ci vuole
mondo
dentro
e non languore.

Dammi
amica d’ogni vento
un poco di succo di
viola ciocca
amaro ma
di vita.

Tinti Baldini e Maria Attanasio

LO AVRAI CAMERATA KESSELRING

Il nostro caro amico Sandro ci propone questa riflessione, che volentieri facciamo nostra nel giorno dell’infausta ricorrenza dell’otto settembre, la data forse più nera della nostra storia nazionale, il punto di “non ritorno” attraverso il quale però l’Italia fu costretta a passare per poter rinascere e ricostruire il suo futuro di nazione civile sulle macerie materiali della guerra e quelle morali dell’odio e della vergogna.

§

 

Processato nel 1947 per crimini di Guerra (Fosse Ardeatine, Marzabotto e altre orrende stragi di innocenti), Albert Kesselring, comandante in capo delle forze armate di occupazione tedesche in Italia, fu condannato a morte. La condanna fu commutata nel carcere a vita. Ma già nel 1952, in considerazione delle sue “gravissime” condizioni di salute, egli fu messo in libertà. Tornato in patria fu accolto come un eroe e un trionfatore dai circoli neonazisti bavaresi, di cui per altri 8 anni fu attivo sostenitore. Pochi giorni dopo il suo rientro a casa Kesselring ebbe l’impudenza di dichiarare pubblicamente che non aveva proprio nulla da rimproverarsi, ma che- anzi – gli italiani dovevano essergli grati per il suo comportamento durante i 18 mesi di occupazione, tanto che avrebbero fatto bene a erigergli… un monumento . A tale affermazione rispose  Piero Calamandrei, con una famosa epigrafe (recante la data del 4.12.1952, ottavo anniversario del sacrificio di Duccio Galimberti, dettata per una lapide “ad ignominia”, collocata nell’atrio del Palazzo Comunale di Cuneo in segno di imperitura protesta per l’avvenuta scarcerazione del criminale nazista. L’epigrafe afferma:

Lo avrai
camerata Kesselring
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà
a deciderlo tocca a noi.
Non coi sassi affumicati
dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
non colla terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità
non colla neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non colla primavera di queste valli
che ti videro fuggire.
Ma soltanto col silenzio del torturati
Più duro d’ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi
che volontari si adunarono
per dignità e non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo.
Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre
RESISTENZA

PIERO CALAMANDREI

Non è tempo

– non è tempo, non ancora aspetta che mi metta un po di rimmel
sulle ciglia, un po di rossetto appena o che mi pettini almeno –

non ho visto il tuo viso mentre andavi, né i campi di grano ondeggiare sulle spalle
te ne sei andata con un punto, un nero macigno caduto davanti alla finestra
era giorno poco fa, era appena estate

l’ottobre mi dona con acconciature alterne, ma non ho
abbastanza lacrime in questi giorni di magra, per entrambe.

Anileda Xeka

Published in: on gennaio 23, 2010 at 07:20  Comments (5)  
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