Ancora tu !!!

 
T’ho cercato
tra fantasie aggrovigliate
nella strana penombra
del meriggio.
Come evocato
da canto di sirena
riaffioravi dai flutti
dell’inconscio.
T’ho ricacciato,
per sottrarmi all’inganno
fra nebbiose memorie;
inutilmente!
Sei ritornato,
scoperchiando il baule dei ricordi,
sulla busta ingiallita
di un vecchio madrigale.

Viviana Santandrea

Published in: on ottobre 11, 2011 at 07:24  Comments (4)  
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E tu andavi…e venivi…

 
E tu andavi e venivi…
e poi sempre più breve era il tempo
che restavi;  e ogni volta sparivi
e portavi con te le mie viscere;
io restavo svuotata, svuotata ed appesa
di speranza ad un filo… attesa
di vederti tornare…e partire.
Che mi resta di quell’aspettare?
L’incalzare di albe e tramonti
cui vorrei dare un senso, eppure
quando ancora ti penso…mi senti?
Senti quanto è sottile il confine
tra il soffrire e la gioia?
Questa è vita;  non è certo noia
però………….è finita!
 
 A T T E S A
 
 Come ogni sera
tra le imposte scure
spio il tuo ritorno
 
e ingoio l’ansia
che mi frena …il cuore
fino a che
…si fa giorno.
  
A N C O R A   T U !!!
 
T’ho cercato
tra fantasie aggrovigliate
nella strana penombra
del meriggio.
 
Come evocato
da canto di sirena
riaffioravi dai flutti
dell’inconscio.
 
T’ho ricacciato,
per sottrarmi all’inganno
fra nebbiose memorie;
inutilmente!
 Sei ritornato,
scoperchiando il baule dei ricordi,
sulla busta ingiallita
di un vecchio madrigale.

Viviana Santandrea

Il canto delle officine

Era autunno
le foglie morte ci avevano avvisato
assieme alla lettera di licenziamento,
quel giorno di settembre
avevamo occupato la fabbrica
e gli operai preparavano la notte,
i turni alle vetrate,
ma io e te non dormivamo,
guardavamo le stelle
sognare la luna
sopra il capannone,
e abbiam fatto l’amore
dietro le macchine del reparto,
i tuoi baci sapevano di officina,
le tue mani di grasso e fatica
mi accarezzavano il viso,
una rabbia viveva
sotto la nostra pelle.
Avevi il discorso piegato
nel taschino della tuta
per i tuoi compagni
e il foglio sapeva di libertà,
avevi messo parole di coraggio
come il poeta di Parral
quando grida il suo amore
per le strade di Santiago,
un madrigale azzurro
per le nostre lamiere di cielo.
Fuori un cancello, legate le bandiere
e la nostra vita da inventare
con queste braccia vuote,
sudate di nessun futuro
che non hanno più voglia
di dar niente al padrone,
ché lui si è reso Pilato
e non sa di me e di te
che abbiam figli da tirare grandi
e una mezza casa a riparare
i nostri vecchi inverni
che devono arrivare.

barche di carta