Ottobrata

Mai roco mio caro amico, or io marco

Su questa foglia

Palmatolobata

Che anche quest’anno è ricominciata!

E in aria d’aula

Parliamo di poesia

E vien la sera.

E prima di prendere carta lo giuro

Che prenderò Penna e Baffo e Gatto

Oppur Leopardi a mantelli Morelli.

Insegna ad Urbino Umberto Piersanti

Fa endecasillabi a Grazia fra i canti

CIELO/UOMO/TERRA___e Guerra! Guerra? To’-prendi-nino e spara

Marroni di autunno ottobrino… ricciuti marroni, il pane di allora…chepace, nevvero?

IO SON CON MORELLI___la poesia pura…? Ma è il quotidiano!

È udire zirlare frammezzo alle fronde!/ Qualcuno diceva dubbioso chiedeva:

Ma di Barbarossa/ era proprio rossa la barba sommossa? / cheddè chemmi frega!

Non far lo stratega! / teniamoci al quia/ versiam dell’ottobre/ i frati colori/ E andiàmcene fuori!!!

Non è il peripato/ però passeggiamo / faremo anche noi/ la nostra STORIA/

DI CARTA E D’INCHIOSTRO/ PER BUONA MEMORIA/ del nostro Stefano/

Alato MAESTRO/ di estetica!

Sandro Sermenghi

(L’ultima poesia che mi ha mandato, ma ne cercherò altre dappertutto)

Il piccolo maestro

Fruscio di un pennino
su un quaderno con il bordo rosso
ed una copertina nera,
inchiostro preparato in casa,
memoria passata di autarchia,
scritte sui muri:
“Quaderno e moschetto”
e altre amene allegorie
che non ricordo bene.
Un gran faccione con elmetto in testa
nero dipinto in fondo alla parete
del nostro duce assoluto: Mussolini.
Miasmi intensi d’un refettorio
al piano terra,
odore di latte e di farina di piselli,
che m’hanno disgustato
e che non ho mai più mangiato.
Quaranta e più bambini
a disegnare le aste su un quaderno.
L’austerità di un giovane maestro
con la bacchetta in mano
e gli occhialini tondi sopra il naso.
Ciccio mi fece ridere una volta
e quattro bacchettate a mani tese
raccogliemmo ambedue per punizione.
Poi mi ricordo che tornato al banco
scuotendo le mani pel dolore
Ciccio mi riguardò: si rise ancora.
E nuove frustate ancor più intense
ci levarono il sorriso dalle labbra
facendoci capire che una nuova sfida
non sarebbe più stata conveniente.
Ogni tanto, oggi, ci penso
quando assisto a certe proteste studentesche
che sfilan contestando i professori
e amaramente mi ritorna in mente
quella bacchetta e le mie mani tese.

Salvatore Armando Santoro

Canto di astromelia

E’ fra i petali di astromelia
che nasce il canto
screziate note
che tingono il sogno.
gocce di rugiada
nelle albe turgide
origami e ritagli
di frasi sussurrate
al cielo che sa ascoltare
e non giudica.
eccomi a te Maestro
non so da dove vengo
nè cosa sarà il mio tempo…
nel vento aspro dei giorni
attendo mareggiate
che mi conducano
a sfiorare la luna
ebbrezza di un attimo
sostanza della follia del mio vivere.

astrofelia franca donà

Al torrente

Riflessivo, paziente
attende,
il pescatore del ricordo.
Maestro di rivi,
bello di solitudine,
riemerge umide figure.

Sul ballatoio crepato
gerani spiumati e
il balletto spirato
di calzini bucati,
sciorinati in parata.

Giorni fanciulli
decantano miti
di riti di elfi,
nell’albero cavo
sulla tana del tempo.

Il potere assoluto
un caco verde
caduto, fra tanti
e scagliato
al nemico stregato

Verità smarrite,
cantilene sbiadite
in minuetti lontani,
confuse
nelle nebbie
dei rimpianti.

Ripone ora la canna,
il pescatore.
Ritorna.
Riveste il presente
per non perdersi,
come vorrebbe,
tra alluci al vento,
tra rami di pruni,
suoi dedali d’allora

Flavio Zago

Fuga di morte

TODESFUGE

Schwarze Milch der Frühe wir trinken sie abends
wir trinken sie mittags und morgens wir trinken sie nachts
wir trinken und trinken
wir schaufeln ein Grab in den Lüften da liegt man nicht eng
Ein Mann wohnt im Haus der spielt mit den Schlangen der schreibt
der schreibt wenn es dunkelt nach Deutschland dein goldenes Haar Margarete
er schreibt es und tritt vor das Haus und es blitzen die Sterne er pfeift seine Rüden herbei
er pfeift seine Juden hervor läßt schaufeln ein Grab in der Erde
er befiehlt uns spielt auf nun zum Tanz

Schwarze Milch der Frühe wir trinken dich nachts
wir trinken dich morgens und mittags wir trinken dich abends
wir trinken und trinken
Ein Mann wohnt im Haus der spielt mit den Schlangen der schreibt
der schreibt wenn es dunkelt nach Deutschland dein goldenes Haar Margarete
Dein aschenes Haar Sulamith wir schaufeln ein Grab in den Lüften da liegt man nicht eng

Er ruft stecht tiefer ins Erdreich ihr einen ihr andern singet und spielt
er greift nach dem Eisen im Gurt er schwingts seine Augen sind blau
stecht tiefer die Spaten ihr einen ihr andern spielt weiter zum Tanz auf

Schwarze Milch der Frühe wir trinken dich nachts
wir trinken dich mittags und morgens wir trinken dich abends
wir trinken und trinken
ein Mann wohnt im Haus dein goldenes Haar Margarete
dein aschenes Haar Sulamith er spielt mit den Schlangen
Er ruft spielt süßer den Tod der Tod ist ein Meister aus Deutschland
er ruft streicht dunkler die Geigen dann steigt ihr als Rauch in die Luft
dann habt ihr ein Grab in den Wolken da liegt man nicht eng

Schwarze Milch der Frühe wir trinken dich nachts
wir trinken dich mittags der Tod ist ein Meister aus Deutschland
wir trinken dich abends und morgens wir trinken und trinken
der Tod ist ein Meister aus Deutschland sein Auge ist blau
er trifft dich mit bleierner Kugel er trifft dich genau
ein Mann wohnt im Haus dein goldenes Haar Margarete
er hetzt seine Rüden auf uns er schenkt uns ein Grab in der Luft
er spielt mit den Schlangen und träumet der Tod ist ein Meister aus Deutschland

dein goldenes Haar Margarete
dein aschenes Haar Sulamith

§

Nero latte dell’alba lo beviamo la sera
lo beviamo a mezzogiorno e al mattino lo beviamo la notte beviamo e beviamo
scaviamo una tomba nell’aria là non si giace stretti
Nella casa abita un uomo che gioca con i serpenti che scrive
che scrive all’imbrunire in Germania i tuoi capelli d’oro Margarete
lo scrive ed esce dinanzi a casa e brillano le stelle e fischia ai suoi mastini
fischia ai suoi ebrei fa scavare una tomba nella terra
ci comanda ora suonate alla danza.

Nero latte dell’alba ti beviamo la notte
ti beviamo al mattino e a mezzogiorno ti beviamo la sera
beviamo e beviamo
Nella casa abita un uomo che gioca con i serpenti che scrive
che scrive all’imbrunire in Germania i tuoi capelli d’oro Margarete
I tuoi capelli di cenere Sulamith scaviamo una tomba nell’aria là non si giace stretti

Lui grida vangate più a fondo il terreno voi e voi cantate e suonate
impugna il ferro alla cintura lo brandisce i suoi occhi sono azzurri
spingete più a fondo le vanghe voi e voi continuate a suonare alla danza

Nero latte dell’alba ti beviamo la notte
ti beviamo a mezzogiorno e al mattino ti beviamo la sera
beviamo e beviamo
nella casa abita un uomo i tuoi capelli d’oro Margarete
i tuoi capelli di cenere Sulamith lui gioca con i serpenti

Lui grida suonate più dolce la morte la morte è un maestro tedesco
lui grida suonate più cupo i violini e salirete come fumo nell’aria
e avrete una tomba nelle nubi là non si giace stretti

Nero latte dell’alba ti beviamo la notte
ti beviamo a mezzogiorno la morte è un maestro tedesco
ti beviamo la sera e la mattina beviamo e beviamo
la morte è un maestro tedesco il suo occhio è azzurro
ti colpisce con palla di piombo ti colpisce preciso
nella casa abita un uomo i tuoi capelli d’oro Margarete
aizza i suoi mastini contro di noi ci regala una tomba nell’aria
gioca con i serpenti e sogna la morte è un maestro tedesco

i tuoi capelli d’oro Margarete
i tuoi capelli di cenere Sulamith

PAUL CELAN

La voce del cuore


La voce del cuore vive in me
e viene da lontano.
Ha strisciato sui ghiacciai perenni e
ha cantato nell’aurora boreale,
ha carezzato deserti infuocati e
si è di divertita con la rosa del deserto,
si è imbattuta nella tempesta lunare e
ha rischiato di sparire nel vorace buco nero.
Si è cibata dei cocci rotti dal vento e
si è smarrita nei sospiri degli innamorati,
ha preso fiato dalle immacolate vette e
si è fatta silenzio;
è tornata docile nel mio petto come tenero agnellino,
domata dall’abile maestro.
Sento che il calice è traboccante,
lo berrò tutto d’un fiato
senza versarne neanche una goccia.

Roberta Bagnoli

A scuola di dialetto

Zirudella “indeformabile”

A SCÔLA ED DIALÀTT

Da sî mîs  mé a vâg a scôla
e a i é chi dîs ch’l’é una gnôla
i n san brîsa ch’ignurànt
quant al séppa divertänt
agranplères só pr i mûr
pr ascultèr da vsén di fiûr
frecuentèr däl pésst ziclâbil
con poesî indeformâbil:
tótt i mêrcuel a i é al màsster
che d gramâtica al s dà al dèster
e anc s al scrîv con la manzéina
l’istruziån l’é genuvéina!
Pò a i é l òspit inpurtànt
ch’l é povêta opûr cantànt,
o a i é ón brèv coi buratén
o un letåur dimónndi fén
ch’i s agrànplen só pr i mûr
pr ascultèr d asvén d fiûr
frecuentànd däl pésst ziclâbil
con poesî indeformâbil:
a sän bèle al têrz livèl
e a pòs dîr papèl papèl
che ala scôla a sån scadänt
mo ai ò al spîrit stracuntänt!
L um fà bän al dégg adès
dal bulgnais zarchèr pusès
e pr an pêrder la svarzûra
a i é una côsa ch’l’é sicûra:
agranplàndum só pr i mûr
e ascultànd da vsén d fiûr
frecuentànd däl pésst ziclâbil
con poesî indeformâbil
mé a voi turnèr anc st ètr ân
a ripêtr ai Alemân
st’esperiänza ch’l’é acsé bèla
toc e dai con tô surèla.

§

Da sei mesi vado a scuola
e c’è chi dice ch’è una lagna
non sanno quegl’ignoranti
quanto sia divertente
aggrapparsi su per i muri
per ascoltare da vicino dei fiori
frequentare delle piste ciclabili
con poesie indeformabili:
tutti i mercoledì c’è il maestro
che di grammatica ci dà il destro
e anche se scrive con la mancina
l’istruzione è genuina!
Poi c’è l’ospite importante
ch’è poeta oppur cantante,
o c’è un esperto di burattini
o un lettore molto fine
che si aggrappano su per i muri
per ascoltare da vicino dei fiori
frequentando delle piste ciclabili
con poesie indeformabili:
siamo già al terzo livello
e posso dire papale papale
che alla scuola sono scadente
ma ho lo spirito stracontento!
Mi fa bene lo dico adesso
del bolognese cercare possesso
e per non perdere l’esaltazione
c’è una cosa che è sicura:
aggrappandomi su per i muri
e ascoltando da vicino dei fiori
frequentando delle piste ciclabili
con poesie indeformabili
io voglio tornare anche st’altr’anno
a ripetere agli Alemanni 1
st’esperienza ch’è così bella
toc e dai con tua sorella.

Luciano Fantini

1 Alemanni: nome della chiesa degli Alemanni, (sulla Via Mazzini che diviene poi Via Emilia diretta a Rimini) con a fianco il teatro Alemanni dove hanno sede i corsi di dialetto bolognese da circa sette anni.