Anno Domini MCMXLVII

Avete finito di battere i tamburi
a cadenza di morte su tutti gli orizzonti
dietro le bare strette alle bandiere,
di rendere piaghe e lacrime a pietà
nelle città distrutte, rovina su rovina.
E più nessuno grida: «Mio Dio,
perché m’hai lasciato?» E non scorre più latte
né sangue dal petto forato. E ora
che avete nascosto i cannoni fra le magnolie,
lasciateci un giorno senz’armi sopra l’erba
al rumore dell’acqua in movimento,
delle foglie di canna fresche tra i capelli,
mentre abbracciamo la donna che ci ama.
Che non suoni di colpo avanti notte
l’ora del coprifuoco. Un giorno, un solo
giorno per noi, o padroni della terra,
prima che rulli ancora l’aria e il ferro
e una scheggia ci bruci in piena fronte.

SALVATORE QUASIMODO

Fissando il mare

Fissando il mare là dove è retta,
dove l’azzurro cede azzurro al cielo,
vorrei davvero, amore mio,
che la collina ad Ovest avesse occhi
grandi come chiome di magnolie
per guardare non soltanto il verde;
che la città alle spalle avesse orecchie
larghe come piazze a notte fonda
per sentire non soltanto il vento;
che il cielo sopra noi avesse nasi
smisurati come silenzi dentro cubi
per odorare non soltanto i boschi;
che tu, amore mio, avessi labbra
strabilianti come quelle d’una fata
perché io goda d’altro.

Aurelio Zucchi

Published in: on febbraio 13, 2010 at 07:21  Comments (4)  
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