Le cicatrici del passato

dedicata a Lisa

Strazia il caldo nell’afa più totale,
ma ancora più male
lo sta facendo la canzone
che canta una finestra spalancata
lontana anni e anni,
e che dritta giunge e scava –
con l’apatia vincente che m’avvolge –
tra velati ricordi riposti
e sigillati col fiocco del magone, al tempo
delle grandi novità…e poi… dimenticati.
Sfoglia l’archivio dei sentimenti miei,
pagine ingiallite,
spolvera la patina posta su dal tempo,
e sono ora come nervi scoperti e dolorosi.
Si scioglie tutto il fiocco del magone
e impietoso mi riavvolge, e per un lungo momento
resto in sua balia.
Reggono le cicatrici al pensiero di lei,
che mi è vicina.

Armando Bettozzi

Le mie gambe fredde di paura

Ho paura dei silenzi che mi dai
tra il muro la calce e la fatica
io non vedo costruire
che mattoni di vergogna,
sento solo quest’aria di morte
che mi soffia sul collo
e altri han ben deciso
ché si son visti rovinati
e una corda alla gola
o un volo dalla finestra
pareva meglio di questa vita.
Tremo di paura
e taccio nella notte,
penando le ore
nel sentir bussare alla porta
e poi lettere senza fiatare
di scritture incomprensibili
e debiti da scontare
neanche avessimo rubato,
i polmoni tuoi invece per anni
veleno han respirato.
Voglio solo che il coraggio
mi prenda un giorno
le gambe mie stanche
assieme alla voglia di scappar via,
io e te potremo andar lontani,
quel baracchino davanti
all’azzurro mare
che abbiam sempre sognato
e mandare tutto all’aria.
Via, via da questo paese,
da questa Italia che non regala
né dignità, né cuore
che ci ha mandato in rovina,
i sacrifici a puttane
e non abbiam messo via niente
nemmeno due stanze
per il figlio nostro bello di sole
e sto qui a marcirmi il sangue
ogni santo giorno, tirando la cinghia
e a tentar di mandar giù ‘sto magone.

barche di carta