Gemme

Ti dico della volpe, con la sua coda rossa
la strada con un cenno indicata
la salvezza.
La sua eleganza è la gioventù che avevo
i cani il letto triste del tanto non amore.

Ti dico della lontra che scivola, di pietra
nel fiume nome semplice e povero
il suo peso
corredo di un istante sognato
un guizzo antico
simile a quello che insieme facevamo
io ed il mio corpo serpe di luna.

Dico l’erba, il mais novello per le poiane
e quelle gemme
capezzoli immaturi di un latte passeggero.
Ti dico le ho succhiate per tutto il tempo giusto
ne ho ancora qualche festa annunciata per la bocca.
Insieme a tenerezze vicine agli occhi
e in fronte
nel cavo delle mani, sul petto
tra le rose.

Massimo Botturi

Paesaggio triste

Le tife
rese giallastre
dall’imminente morte
costeggiano
con i ciuffi piegati,
come a chiedere perdono,
il solitario canale
che lento trascina
le sue acque melmose
attraverso i campi
posseduti
da stoppie grigiastre di mais
ove si posano uccelli affamati.
Strisce di nebbia leggera
formano ponti
filtrati
da pallidi raggi di sole.
Il cielo malato
riflette la sua grigia tristezza
nella foschia cinerina
che tutto avvolge.
E la luce straziata infiochisce.

Nino Silenzi

Published in: on ottobre 28, 2011 at 07:27  Comments (3)  
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Ho visto anche degli zingari felici

E  siamo noi a far ricca la terra
noi che sopportiamo
la malattia del sonno e la malaria
noi mandiamo al raccolto cotone, riso e grano,
e noi piantiamo il mais
su tutto l’altopiano.

Noi penetriamo foreste, coltiviamo savane,
le nostre braccia arrivano
ogni giorno più lontane.
Da noi vengono i tesori alla terra carpiti,
con che poi tutti gli altri
restano favoriti.

E siamo noi a far bella la luna
con la nostra vita
coperta di stracci e di sassi di vetro.
Quella vita che gli altri ci respingono indietro
come un insulto,
come un ragno nella stanza.

Riprendiamola in mano, riprendiamola intera,
riprendiamoci la vita,
la terra, la luna e l’abbondanza.
E’ vero che non ci capiamo
che non parliamo mai
in due la stessa lingua,
e abbiamo paura del buio e anche della luce, è vero
che abbiamo tanto da fare
e che non facciamo mai niente.

E’ vero che spesso la strada sembra un inferno
o una voce in cui non riusciamo a stare insieme,
dove non riconosciamo mai i nostri fratelli.
E’ vero che beviamo il sangue dei nostri padri,
e odiamo tutte le nostre donne
e tutti i nostri amici.

Ma io ho visto anche degli zingari felici
corrersi dietro, far l’amore
e rotolarsi per terra.
Io ho visto anche degli zingari felici
in Piazza Maggiore
ubriacarsi di luna, di vendetta e di guerra.
Io ho visto anche degli zingari felici
corrersi dietro, far l’amore
e rotolarsi per terra.
Io ho visto anche degli zingari felici
in Piazza Maggiore
ubriacarsi di luna, di vendetta e di guerra.

CLAUDIO LOLLI

Il cavallo

Il mio cavallo ha zoccoli d’agata
e garretti lievi come ali d’uccelli.
Una freccia piumata è il suo corpo,
la sua coda è una nuvola nera.
La sua criniera è di vento.
Due grandi stelle ha per occhi,
le sue orecchie sono come piante di mais,
e la sua testa è fatta d’acque impetuose
che sgorgano da sacre sorgenti.
I suoi denti sono candide conchiglie
che serrano briglie d’arcobaleno.

Quando il mio cavallo nitrisce
altri cavalli multicolori si accostano,
snelli e veloci come donnole.

Quando il mio cavallo nitrisce
io mi sento al sicuro.

CANTO NAVAJO