Cieli

Cieli,
per giorni e giorni uguali,
svogliate e inaffidabili chimere,
quando l’unico colore percepito
è un fondo di cravatta da indossare.

Li ho visti,
aprirsi insieme in sincronia
coi fuochi dei sorrisi da me appiccati.
Ricordo ben d’averli anche indicati
a donna amore che mi stava a fianco.

Li ho visti,
dall’alto dei vent’anni,
vincer le nubi e all’angol relegarle

come educande offese ed umiliate,
mandate in fretta dietro la lavagna.

Cieli
che, incazzati, chiudono i battenti
e grandi e grossi si fanno metter sotto
dal primo cenno d’ingarbugliata pioggia
o dal malessere di questo loro figlio.

Li ho visti, poi,
rompere ogni plumbeo assillo,
apparecchiar la festa sotto il sole
nel cuore d’attimo di mia felicità sublime
ed invitarmi a prender posto al desco.

Cieli,
malinconie d’azzurro smascherate,
che a farsi belli pelano le stelle,
che scippano la luna da dietro le montagne
per obbligarmi alle romantiche manie.

Aurelio Zucchi

Piume

Voi piume leggere
che sbuffate attorno
mi fate il solletico
alle nari
sberleffi alle manie
seta alla lacrime
latte
alla sete di giustizia
zucchero filato
all’amaro in bocca
nenia di bimbo
ai soprusi
canto di lotta
alle morti innocenti
abbraccio colmo
per muri e catene
voi
miei morti
so che non vorreste
tornare
a guardare
scempio di mondo.

Continuate
a volare e darmi
aria
chè mi sento soffocare
e non è asma.

Tinti Baldini

My Dickinson’s wave

Non credo a nessuna ora rimossa
dall’epicentro
d’una fede praticata sensorial/mente

-suddivido in scenico rattoppare
smaniose manie da (di)mostrare

(piccola e spettrale la luce d’una lucciola
spenta nella sua breve scia durante il giorno
senza assiderarsi in morte intermittente)

quando adesso, nell’esser debitrice alla vita
smantello toni da una qualsiasi gratitudine
sul dorso della Luna

-d’ombra bianca
senza bandiera d’appartenenza-

di cui son Figlia in silenzioso osare d’esperienza
sul ciglio d’un passato:

[\\L’incompreso silenzioso//

E’ la luna.

Si chiede il perché
del sole
che splende.

Tace.]

Mi resisto a volare sul dorso
della lucciola patteggiando con corpo tondeggiante
schegge vitree e trasparenti
su scia intermittente d’una ME
che sto (ancora) afferrando
in volo di luce……

Glò

La cura

Ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie,
dai turbamenti che da oggi incontrerai per la tua via.
Dalle ingiustizie e dagli inganni del tuo tempo,
dai fallimenti che per tua natura normalmente attirerai.
Ti solleverò dai dolori e dai tuoi sbalzi d’umore,
dalle ossessioni delle tue manie.
Supererò le correnti gravitazionali,
lo spazio e la luce
per non farti invecchiare.
E guarirai da tutte le malattie,
perché sei un essere speciale,
ed io, avrò cura di te.
Vagavo per i campi del Tennessee
(come vi ero arrivato, chissà).
Non hai fiori bianchi per me?
Più veloci di aquile i miei sogni
attraversano il mare.

Ti porterò soprattutto il silenzio e la pazienza.
Percorreremo assieme le vie che portano all’essenza.
I profumi d’amore inebrieranno i nostri corpi,
la bonaccia d’agosto non calmerà i nostri sensi.
Tesserò i tuoi capelli come trame di un canto.
Conosco le leggi del mondo, e te ne farò dono.
Supererò le correnti gravitazionali,
lo spazio e la luce per non farti invecchiare.
Ti salverò da ogni malinconia,
perché sei un essere speciale ed io avrò cura di te…
io sì, che avrò cura di te

FRANCO BATTIATO