Il nuovo avanza

Cambiamento lento
impercettibile nell’aria
l’araldo silenzioso del tempo
sfoglia calendario e pelle
così ci ritroviamo più maturi
qualche ruga nascosta
qualche capello bianco
sulle tempie segnate dagli affanni
eppure dentro, nel profondo
cosa è cambiato?
Il cuore magico tamburo
annuisce la melodiosa marcia
ad ascoltarlo si rimane rapiti
come se l’eco del cielo
suonasse nelle vene
l’antica  musica del vero Amore
mai passata di moda.
Oggi voglio restare così
in punta di piedi
sospesa alle ciglia celesti
di un amorevole Padre
che continua a portarmi in braccio,
mentre forte ruggisce il vento di tempesta.

Roberta Bagnoli

Tre giovani fiorentine camminano

Ondulava sul passo verginale
ondulava la chioma musicale
nello splendor del tiepido sole
eran tre vergini e una grazia sola
ondulava sul passo virginale
crespa e nera la chioma musicale
eran tre vergini e una grazia sola
e sei piedini in marcia militare.

DINO CAMPANA

Published in: on marzo 7, 2012 at 07:38  Comments (2)  
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Il peso

(Per Alessia)

Ieri ho provato a dare
un valore all’amicizia
.
Sono andato dall’Orefice
con un pensiero tuo;
ma il bilancino ad ogni prova
s’inchinava, impotente.
Ho colto tra le mani un tuo sorriso
e l’ho portato al Poeta,
Lui, gioioso l’ha osservato:
 “Questa è già poesia!”
Allora, ho domandato
all’ Astronomo
se con le sue potenti lenti
avrebbe letto
fino in fondo al tuo cuore;
mi ha guardato
stupito e inerme,
pareva un bimbo
che a bocca aperta,
contempla la Luna.
.
Mi sono seduto allora
lungo il fiume,
chiedendomi
se esisteva soluzione,
quando,
come un soffio,
ti sei accostata a me.
E mentre ponevi
tenue una piuma
sul mio palmo della mano
ho percepito il tuo pensiero:                    
“Ne cogli il peso?”
Sorridendo ti sei voltata
e con ali d’Angelo,
hai spiccato il volo,
portando via i miei dubbi.
.
Così mi sono alzato,
ed ho ripreso grato
la marcia della vita,
col passo che quasi
non conosceva impronta.
.
Ora so il valore immenso,
del peso lieve dell’amicizia.

Flavio Zago

Luna piena

LÒUNA PÈINA

Strécc såtta una lóuna péina
źughèr al amåur int un fòs:
pâsa d’in fnèsstra al petråss
fagànd al sô acût in “la”
e mé a m’apòg’ la schéina
a un vèc’ trabalànt cumå.

 E a mîr cun gósst e piaśair
cal savuré incånter notûren:
l’amåur come pâst diutûren
al nutréss pulîd òmn e dòna,
l’é una poeśî stèrl a guardèr
cme vîvrel pugè a una culåuna!

 I t fan sénter dimónndi vîv
al và e véggn e una carazza:
bèś gridulén mûsg lintazza
ch’i t cunpâgnen vérs al finèl
i t fan vgnîr alźîr e źulîv
parché i én na mèrcia trionfèl!

 L’amåur l’é lé a purtè ed man,
l’é davaira un animèl stran
mo an s pôl brîśa dèr sugeziån:
l’amåur l’é la pió gran pusiån!

 Vivägnel cun quèlca lizänza,
dû trî dé al maiś d’astinänza
fantaśî surpraiśa e libertè:
al srà un tariånf ed felizitè

§

Stretti sotto la luna piena
giocare all’amore in un fosso:
entra in finestra il pettirosso
facendo immenso acuto in “do”,
ed io m’appoggio la schiena
a un vecchio tarlato comò.

E miro con gusto e piacere
quel sapido incontro notturno:
l’amor come pasto diuturno
ben nutre sia l’uom che la donna,
è un’ode sia starlo a vedere
che averlo poggiati a colonna.

Ti fanno sentire assai vivo
il va e vieni ed una carezza:
baci morsi gridi lentezza
che ti guidan verso il finale
ti rendon leggero e giulivo
ché son come marcia trionfale!

L’amore è a portata di mano
è certo un animale strano
ma non ci può fare paura:
l’amore è la nostra natura!

Viviàmol con qualche indecenza
un giorno mensil d’astinenza
estro sorpresa e libertà:
sarà trionfo e felicità!

Sandro Sermenghi

Ignoto milite

Ti chiesero di mettere una firma.
Non sono capace, rispondesti
Ti chiesero allora di porre una croce
che a fatica tracciasti.
Croci uguali a tante
Tu come la tua divisa di fante
A nessuno del tuo nome importava.
Un fucile tra le mani che un aratro
Lasciarono.
Questo a loro premeva
Le mani di una madre che le tue labbra
Baciarono.
A lei sola il tuo nome importava.
Tra centomila t’avrebbe trovato
il tuo nome gridato.
Era maggio, di ciliegie il tempo
che alle orecchie di lei adagiasti
come la promessa d’amore,
alito di vento,
a quella lei sussurrasti.
Al ballo del giorno di festa,
marcia forzata con rombi di morte
a martellar la testa.
Marciare o morire per quella terra
che neanche conoscevi
Ti parlarono di patria e tu non capivi.
Dove era la tua terra ti chiedevi.
Per te qualcuno a tua madre
poche parole scrisse,
per lei qualcuno quell’amore
lesse.
Fiore del sud forte di fertile terra
portato a morir per ignota guerra.
Carne da macello
in tutto pari al nordico fratello
da paura al nemico accomunato
anch’egli dall’aratro strappato.
Sotto una croce a tante uguali
Il tuo corpo, fiore reciso, giace
Come quel Cristo che il sacrificio
firmò su pari croce.

Claudio Pompi

Le mie notti

Le mie notti camminano in fila
come giovani soldati in marcia
in un rito solenne.

Una ad una le sfoglio, intenta
a guardare i contorni, le comparse,
la foto di Hitchcock in uno dei suoi film
svanita senza rumore.

Mi vien voglia di strapparlo dalle tempie
bruciarlo, farlo divenir cenere
quel silenzio che veste d’abitudine
e mi fracassa i timpani.

Stanotte
ho solo un occhio di ricambio
che resti vigile in ogni notte.

Anileda Xeka