Scrivere di polvere

per contrastare il lento scivolare delle stanze
su piani instabili
con la pazienza e il tatto
conservarne di suoni e di cadute e tutti
gli orizzonti allineati alle pareti
e le maree talvolta
e l’altro amare

scrivere fiore quando si sa che un fiore scritto
non è quel fiore ma tutt’altro
anche il segnarsi della vita addosso
scriverne è questo passo idiota da spoeta

un dire inutile
muffa dietro il ritratto fatto a penna
alla scadenza nuda e sparpagliata
invio frammenti in ogni direzione
e fosse il dunque______l’ardire mio femmineo
svolgimento infinito di frattali

mi scriverei di sillabe interrotte in un continuo
spargimento di dubbi e incazzature
sbalorditivo l’attimo che torna e torna e torna
in rifrazione eterna

Cristina Bove

Annunci

L’impronta

Sabbia bagnata
impronta di piedi
mi stupisco di essere.

Onde trascinano l’impronta
che segna il tempo.

Ritornano maree
si riaccende
l’impeto del cuore.

Maristella Angeli

Published in: on giugno 24, 2012 at 06:58  Comments (10)  
Tags: , , , , , , ,

La risacca

La risacca trasporta i pensieri
oltre l’Oceano infinito.

Cuori palpitano come maree
accarezzate da gabbiani
che sfiorano le acque
assaporando il sentimento.

Maristella Angeli

Published in: on marzo 28, 2012 at 07:31  Comments (15)  
Tags: , , , , , ,

Chiedimi una carezza, e l’avrai

Uno sguardo dolce – o tutta la mia pelle
Fino alla più dimenticata cicatrice
Chiedimelo, e l’avrai.

Ma d’amarti no – di amare non sono capace.
Se vuoi che t’ami come ogni volta mai
Ho amato qualcuno – scappa, e non tornare:
Avrai le mie lacrime e tutti i miei desideri

Perché fra le mie braccia non c’è nulla
Tranne maree che oscillano tra un’impotenza insopportabile
E l’oblio più disperato – scappa da me
Se vuoi che ti ami davvero

Nicole Marchesin

Published in: on ottobre 21, 2011 at 07:08  Comments (5)  
Tags: , , , , , , , , ,

Venezia

 
Sul rio di San Zanipolo
avanza lenta una barca
nella calura soffocante
di un agosto di guerra
Un vecchio gondoliere
spinge gentile il remo
a tramutare urti in carezze
per il suo carico di vita
Più non giungono fuochi e bagliori
nè grida insanguinate
da quella terraferma di dolore
Dita magre di fame hanno smesso
di raschiare una madia ingrata
Oggi è un giorno di pane e di sole
e tutto intorno ridono al tuo cuore
anche gli opachi umori
di questa serenissima città
Rilucono le muffe smorte
ed anche gli angeli scrostati
di questi antichi capitelli
sembrano vivi di nuova luce
nell’aria di un sogno sospeso
tra il cielo incerto dei tempi
e questo verde smisurato mare
Oggi è un giorno di dolce timore
e tu difendi il grembo e tremi
come in bilico trema questo Novecento
sulle palafitte di una storia amara
Stasera poserai lo sguardo
sul mite frutto del tuo amore
stanca di una felicità raggiunta
dimentica di lotte e di tormenti
Sarai madre di una speranza
e avrai donato un uomo al mondo
Non ti faranno più paura
i malanni gli odii  e le maree
perché non sarai sola
ad affrontare questo lungo viaggio
Io già lo vedo quel bambino nuovo
mentre lo culla eterna
l’onda della laguna d’oro
Splende brillante il cielo del Leone
fiera sembra che innalzi per lui
questa città la sua bandiera

Massimo Reggiani

Dedicata a Venezia, sempre nel mio cuore, ma anche a mia madre che andò in gondola a partorire in ospedale  il 15 agosto 1944. Quel bambino è mio fratello, naturalmente la dedico anche a lui.

Sabbie mobili

SABLES MOUVANTS

Démons et merveilles

Vents et marées

Au loin déjà la mer s’est retirée

Et toi

Comme une algue doucement caressée par le vent

Dans les sables du lit tu remues en rêvant

Démons et merveilles

Vents et marées

Au loin déjà la mer s’est retirée

Mais dans tes yeux entrouverts

Deux petites vagues sont restées

Démons et merveilles

Vents et marées

Deux petites vagues pour me noyer.

  §

Demoni e meraviglie

Venti e maree

Lontano di gia’ si e’ ritirato il mare

E tu

Come alga dolcemente accarezzata dal vento

Nella sabbia del tuo letto ti agiti sognando

Demoni e meraviglie

Venti e maree

Lontano di gia’ si e’ ritirato il mare

Ma nei tuoi occhi socchiusi

Due piccole onde son rimaste

Demoni e meraviglie

Venti e maree

Due piccole onde per annegarmi.

JACQUES PRÉVERT

Published in: on Mag 16, 2011 at 07:25  Comments (4)  
Tags: , , , , , , , , , , ,

Arrivo dove sono straniero

J’arrive où je suis étranger
Rien n’est précaire comme vivre
Rien comme être n’est passager
C’est un peu fondre comme le givre
Et pour le vent être léger
J’arrive où je suis étranger

Un jour tu passes la frontière
D’où viens-tu mais où vas-tu donc
Demain qu’importe et qu’importe hier
Le coeur change avec le chardon
Tout est sans rime ni pardon

Passe ton doigt là sur ta tempe
Touche l’enfance de tes yeux
Mieux vaut laisser basses les lampes
La nuit plus longtemps nous va mieux
C’est le grand jour qui se fait vieux

Les arbres sont beaux en automne
Mais l’enfant qu’est-il devenu
Je me regarde et je m’étonne
De ce voyageur inconnu
De son visage et ses pieds nus

Peu a peu tu te fais silence
Mais pas assez vite pourtant
Pour ne sentir ta dissemblance
Et sur le toi-même d’antan
Tomber la poussière du temps

C’est long vieillir au bout du compte
Le sable en fuit entre nos doigts
C’est comme une eau froide qui monte
C’est comme une honte qui croît
Un cuir à crier qu’on corroie

C’est long d’être un homme une chose
C’est long de renoncer à tout
Et sens-tu les métamorphoses
Qui se font au-dedans de nous
Lentement plier nos genoux

O mer amère ô mer profonde
Quelle est l’heure de tes marées
Combien faut-il d’années-secondes
A l’homme pour l’homme abjurer
Pourquoi pourquoi ces simagrées

Rien n’est précaire comme vivre
Rien comme être n’est passager
C’est un peu fondre comme le givre
Et pour le vent être léger
J’arrive où je suis étranger

§

Nulla è precario come vivere
Nulla è effimero come esistere
E’ un po’ come lo squagliarsi della brina
Come per il vento essere leggero
Io arrivo dove sono straniero

Un giorno tu passi la frontiera
Ma da dove vieni, o dove vai dunque
Domani che importa e che importa ieri
Il cuore cambia con il cardo
Tutto è senza rima né perdono

Passa il dito sulla tua tempia
Tocca l’infanzia dei tuoi occhi
E’ meglio lasciare basse le lampade
La notte ci piace assai più
E’ il lungo giorno che diventa vecchio

Gli alberi sono belli in autunno
Ma il bambino che cosa è diventato
Io mi riguardo e mi stupisco
Di questo viaggiatore sconosciuto
Del suo viso e dei suoi piedi nudi

Poco a poco tu ti fai silenzio
Ma non così in fretta tuttavia
Per non sentire la tua dissonanza
E per non sentire cadere sul te stesso
di una volta il colpo del tempo

E’ duro invecchiare al termine del conto
La sabbia ci scappa tra le dita
E’ come un’acqua fredda che sale
E’ come una vergogna che cresce
Una pelle che grida? Mi sbatti?

E’ duro essere un uomo una cosa
E’ duro rinunciare a tutto
Le senti le metamorfosi
Che accadono dentro di noi
Come piegano lentamente le nostre ginocchia

O mare amaro o mare profondo
Qual è l’ora delle tue maree
Quanti anni occorrono all’uomo
quanti secondi per abiurare l’uomo
perché perché queste sgomitate

Nulla è precario come vivere
Niente è effimero come essere
E’ un po’ come lo squagliarsi della brina
E per il vento esser leggero
Giungo dove sono straniero.

LOUIS ARAGON

Le plat pays

Avec la mer du Nord pour dernier terrain vague

Et des vagues de dunes pour arrêter les vagues

Et de vagues rochers que les marées dépassent

Et qui ont à jamais le cœur à marée basse

Avec infiniment de brumes à venir

Avec le vent de l’est écoutez-le tenir

Le plat pays qui est le mien

Avec des cathédrales pour uniques montagnes

Et de noirs clochers comme mâts de cocagne

Où des diables en pierre décrochent les nuages

Avec le fil des jours pour unique voyage

Et des chemins de pluie pour unique bonsoir

Avec le vent d’ouest écoutez-le vouloir

Le plat pays qui est le mien

Avec un ciel si bas qu’un canal s’est perdu

Avec un ciel si bas qu’il fait l’humilité

Avec un ciel si gris qu’un canal s’est pendu

Avec un ciel si gris qu’il faut lui pardonner

Avec le vent du nord qui vient s’écarteler

Avec le vent du nord écoutez-le craquer

Le plat pays qui est le mien

Avec de l’Italie qui descendrait l’Escaut

Avec Frida la Blonde quand elle devient Margot

Quand les fils de novembre nous reviennent en mai

Quand la plaine est fumante et tremble sous juillet

Quand le vent est au rire quand le vent est au blé

Quand le vent est au sud écoutez-le chanter

Le plat pays qui est le mien

§

IL PIATTO PAESE

Con il mare del Nord come unico terrapieno,

e delle onde di dune per fermare le onde

e delle onde di roccia che le maree oltrepassano

che hanno per sempre il cuore in bassa marea,

con infinità di nebbie a venire,

con il vento dell’Est, ascoltatelo trattenere

il piatto paese che è il mio

Con le cattedrali come sole montagne,

e campanili neri come alberi della cuccagna,

dove diavoli di pietra agguantano le nubi,

con il filo dei giorni per unico viaggio

e delle strade di pioggia come sola buonasera,

con il vento dell’Ovest, ascoltatelo desiderare

il piatto paese che è il mio

Con un cielo così basso che un canale s’è perduto,

con un cielo così basso da creare l’umiltà,

con un cielo così grigio che un canale s’è impiccato,

con un cielo così grigio da farsi perdonare,

con il vento del Nord che viene a tormentarsi,

con il vento del Nord, ascoltatelo battere

il piatto paese che è il mio

Con l’Italia che scenderebbe l’Escaut,

con Frida la bionda quando diventa Margot,

quando i figli di novembre ci tornano in maggio,

quando la piana è fumante e trema sotto luglio,

quando il vento ride, quando il vento è sul grano,

quando il vento è a Sud sentitelo cantare

il piatto paese che è il mio

JACQUES BREL