Quanta purezza perpetua

 
Quanta purezza perpetua
in un fiore così semplice
e quanta pace inducono nell’aria
.
nevicano a primavera sul verde
invadendo angoli di lievi sospiri, sorrisi
.
sembrano carezze sparse
gratuiti
le margherite.

Rosy Giglio

Published in: on luglio 8, 2012 at 07:48  Comments (9)  
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Eri la bellezza

eri la bellezza accesa in ogni cosa
calma serena che dalla fatica riposa
un’adolescenza ripresa
tutti i tempi erano presenti
nel letto al mattino pensarti
mio sul cuscino

ora inseguo beltà che mi sfugge
la cerco per vivere
mi ha mostrato un attimo girandosi
il suo volto di margherite
non so s’è stato vero o l’ho sognata
una realtà trasfigurata

azzurrabianca

Published in: on luglio 5, 2012 at 07:38  Comments (5)  
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Ancora adesso

Non è nero fumo
quello che vedi nei miei occhi
ma solo nebbia
che si dissiperà
al sole di maggio.
Ancora adesso
trabocca di tenerezza
il mio cuore
quando ti vedo arrivare
con le margherite negli occhi
ancora adesso
mi distendo insieme a te
sul tuo materasso di parole
per ricoprirti di baci
e di carezze d’amore.

Sandro Orlandi

Published in: on maggio 22, 2012 at 07:01  Comments (10)  
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Primavera in auto (Gloria)

 
Lui accostava l’auto con una scusa e scendeva
Lei restava con i piedi scalzi sul cruscotto o fuori dal finestrino
o li abbassava e si girava a parlare con noi.
Lei, Gloria, ci portava i dischi smessi dal juke-boxe
i Beatles i Rolling Stones
avevo un’ossessione per Lady Jane e anche
un po’ per Mellow Yellow di Donovan
le ascoltavo sempre nel mangiadischi
Dolcissima un po’ sciancata
ma non me n’ero accorta
dal naso pronunciato alla Picasso
e la linea di eye-liner agli occhi
figlia del medico del quartiere dalla malafama
dove proliferavano piccola delinquenza e balere
che ascoltava del mio amore deluso
che mi insegnava i punti del corpo
in cui mettere il profumo mentre crescevo.
Poi lui tornava con un mazzo di margherite
o un ramo fiorito rosa o bianco – era primavera –
e lei d’impulso lo abbracciava.

azzurrabianca

Le ali della sera

Ho sentito arrivare la sera
eppure era ancora l’alba
avevan appena slacciato
il loro bottone le margherite.

Ho visto la sua ombra
di fianco al mio corpo.

Ho avvertito il suo respiro
soffiare dentro gli abiti
palpabile sulla mia pelle.

Ho sentito arrivare la sera
mani larghe come ali.

Catturò il mio cuore
per darlo all’ultimo gabbiano
fermo sullo scoglio
attendendo la notte.

Sandra Greggio

Published in: on marzo 13, 2012 at 07:01  Comments (13)  
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Quando le mie dita suonavano un invisibile pianoforte

talvolta mi abbandona la forza
e la disperazione prende il sopravvento
sovrapponendosi a tutte le voci, a tutti i suoni.

allora mi chiudo schiudendomi in un vecchio sogno
attraversato da un fiume e tanti alberi
e c’è un’orchestra che mi affretto
di raggiungere
prima che diventino eco le quattro note
della quinta e mi trovi impreparata
           ” il destino che bussa alla porta”

la mia anima si smuove e lacrima cieli
grati e infiniti
sugli spartiti sparpagliati come semi incerti
mentre ancora in volo non sanno che cadendo
sul pavimento del mondo tracceranno il suo
destino

e c’è un fiero principio di Eroica
un coro maestoso che sublima la gioia
sul finire

applaudiscono con margherite i prati
il cielo con cicogne e bianche colombe

io tremo come il fazzoletto che sventolo
per poi lanciarlo come un aquilone nel cielo
e li da qualche parte sta e ovunque Beethoven
che scalza mi trova di parole la sua grandezza

” Amici non questi toni!

Un canto più grato leviamo al cielo
                  di Gioia
                            di Gioia!”

e la mia mano sul foglio sapeva d’urgenza e aveva
la sete rara che spegnendola di più t’infiamma
perché infinita è l’acqua che scorre dalla fonte
della Vita.

io vivo qui, rido di follia, accartocciata
su qualche scritto
o distesa sull’erba sono il libro che il vento
sfoglia.

io che non avrei saputo d’essere se non fosse stato
per quelle minuscole lettere voltate spesso
a sinistra o le i a mezza/luna con sopra
un cielo/in(n)o/in(n)o

e mi canta dentro l’inno della Gioia

e scrivo, scrivo
non perché continui a vivere tra le mie parole
ma perché scrivere mi da certezza.
la certezza di aver vissuto.

quando le mie dita suonavano un’invisibile pianoforte
ed era un concerto di equilibri, la pace.

Anileda Xeka

Ritratto dell’assenza

Tacciono le margherite
abbandonate
tra le pagine già lette
al finir del autunno.

Tacciono tra le inermi
braccia degli alberi
ragnatele di carezze
sospese.

Stona la tua assenza
in tutte le finestre
e sfumature
dei mari del Sud

Anileda Xeka

Published in: on maggio 25, 2011 at 07:02  Comments (3)  
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Vento di Pasqua


Fioriscono  vetrine
come le prime margherite a primavera
Abbruculot  (1)
di uova colorate
vibrano  alla  luce
dando riflesso, sugli occhiali dei passanti
sui vetri dei tram, delle macchine
come gli occhi dei bambini
che pescano con tenera emozione
il giallo pulcino
nel continuo frastuono della città
rintocchi di campane sfrecciano
dall’antico campanile
esplodendo come note aculeate
nel bollore del caos
in un attimo
i sospiri si annodano,
si blocca l’immagine
e si sosta nel rintocco
e vento di Pasqua
si radunano i ricordi, si coglie il profumo
il profumo festivo, e un pizzico di nostalgia
di un paesino lontano
l’odore dei dolci
la piazza del paese
la chiesa adornata
e vento di Pasqua

Rosy Giglio

(1)  Abbruculot – dal dialetto di Saracena, paese in provincia di Cosenza -: essere zeppo, pieno, abbondante

Educazione


Sull’uscio di casa
il gradino assolato
sedeva mia madre
fra le dita scorreva
l’ago col filo trapuntando la tela
margherite ricamate tra il bianco  lino
io vicino curiosa guardavo
e oggi quel ricamo mi accingo a rifare .
Dopo una lunga giornata di lavoro pesante
per svago dipingeva mio padre
sulla tela affioravano colori di rose
un quadro da appendere per un ricordo indelebile
e ora dipingo come lui un tempo.

Rosy Giglio

Published in: on febbraio 27, 2011 at 06:58  Comments (7)  
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Mille e una notte

C’era una volta …

No no lo ammetto
avevo rotto gli occhiali
e giocavo a moscacieca

Si io che sbriciolavo il cuore
per disegnare sull’asfalto
il sorriso alla malinconia

Io che non vedevo la fine
e allungavo le mani
in cerca dello specchio magico
di quei pochi e inutili nascondigli
– non ero più solo –

Camminavo in compagnia
di un Pierrot e una Zingara

Lui muta faccina provata
da una lacrima di vento
sembrava in una fiaba beffarda
in cui ti muovi a fatica
alla ricerca perenne de
“alla fine vissero
tutti felici e contenti

Lei in cerca della corte dei miracoli
con un lampo vermiglio fra i capelli
e una luce negli occhi
scuotendo la testa
sussurrava due volte
a l’eco delle mie emozioni

è solo un incantesimo
è solo un incantesimo

a lume di candela
su di una strada che non scegli
ma vuoi arrivare in fondo
mi volle fare le carte

forse tarocchi

ma con due sole carte
tra il Giudizio e l’Appeso
avevo la scusa per fermarmi
al mercato delle pulci

inseguito da una farfalla
che non a caso sbatteva le ali
in cerca di primavera

tra saltimbanchi e Mangiafuoco
barattai il mio pastrano
per uno zecchino d’oro
– e così pagai pegno per le mie bugie –

certo era un pastrano vecchio
aveva le tasche un po’ bucate

ma dalle luci della notte

era di lana
spinosa e grezza
comprata qua e là
in anni difficili da filare
ma pur sempre buoni
per scaldare la solitudine

mentre lo toglievo
le comparse si fermarono
ed io recitando con gli occhi
al culmine di una scena
già vista nel mio teatrino

inciampavo ancora
nelle stringhe
sciolte del cuore

e ridevano di me

io che burattino senza più fili
avrei solo voluto stare in equilibrio
nell’immenso di un’altra notte
cercando la Fata Turchina

o piuttosto che niente

a seminare margherite
sull’ultima stella a destra
insieme alla Donna cannone

Pierluigi Ciolini