Labirinti usurati

Ci rapimmo ai margini del bosco
tra pezzi di cielo, felci avvolgenti
e tronchi caduti.
Una fuga improvvisa
tra sentieri immaginati,
fragole rosse e cespugli di more.
Lontano, ruggiva il mondo
di suoni stonati, gesti sfiancati,
labirinti usurati
da rettilinei senza perché.

Lorenzo Poggi

Published in: on maggio 27, 2012 at 06:54  Comments (4)  
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Momenti

Il nulla mi divora
Consuma il mio ego
Il mio essere si affanna
Il mio respiro si annulla
E la fuga è invano

Stretta nella sua morsa
Rapace del mio esistere
Sospesa fra i margini dell’infinito

Vagheggio per trovare l’appiglio
Mi inoltro fino a l’urlo acume
Per salvare il mio risveglio

E ansante il cuore rapprende
Per un’altra tregua
Concessa

Rosy Giglio

Published in: on novembre 13, 2011 at 07:17  Comments (10)  
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Le parole

Le parole
se si ridestano
rifiutano la sede
più propizia, la carta
di Fabriano, l’inchiostro
di china, la cartella
di cuoio o di velluto
che le tenga in segreto;
le parole
quando si svegliano
si adagiano sul retro
delle fatture, sui margini
dei bollettini del lotto,
sulle partecipazioni
matrimoniali o di lutto;
le parole
non chiedono di meglio
che l’imbroglio dei tasti
nell’Olivetti portatile,
che il buio dei taschini
del panciotto, che il fondo
del cestino, ridottevi
in pallottole;
le parole
non sono affatto felici
di essere buttate fuori
come zambrocche e accolte
con furore di plausi e
disonore;
le parole
preferiscono il sonno
nella bottiglia al ludibrio
di essere lette, vendute,
imbalsamate, ibernate;
le parole
sono di tutti e invano
si celano nei dizionari
perché c’è sempre il marrano
che dissotterra i tartufi
più puzzolenti e più rari;
le parole
dopo un’eterna attesa
rinunziano alla speranza
di essere pronunziate
una volta per tutte
e poi morire
con chi le ha possedute

EUGENIO MONTALE

Barena

Si innalzano stormi di uccelli
tra pozze d’acqua e isolotti stagnanti
spaventati da insoliti rumori
Spunta qualche fiore lungo lingue di terra
Territorio di nidificazione
stridenti acuti si odono nell’aria
e gracidare di rane nascoste tra l’erba
ai margini di acque stagnanti
dove qualche piccola barca galleggia
sonnolenta tra i pali che indicano la via

Gianna Faraon

Nuvole pesanti

Il nero svuotano
prepotente, il suo graffiare scortica
pota morte dagli alberi
lucida la flora smeraldo
disseta sollevate glebe
annega fessure ferite
attraversa discese obbligate
cammina appoggiato a margini
raccoglie, rastrella e s’affoga arricciato

Rosy Giglio

Published in: on novembre 19, 2010 at 07:23  Comments (3)  
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Sentieri

Sono sentieri le nostre esistenze,
tortuosi e faticosi li percorriamo
prendendo a calci i sassi dei nostri
fallimenti.
Ai margini fiori selvatici cogliamo,
respiriamo quel profumo forte
che tanto sa di nostalgia e di memoria.
Riprendiamo il percorso evitando
la caduta rovinosa, cercando una meta.
Sono sentieri le nostre esistenze,
con altri sentieri si incrociano.
Pochi istanti che nulla sono nel tempo
dell’universo.
Poi ogni sentiero torna solitario
e solitari lo percorriamo parlando
A noi stessi per non sentirci soli.
Ripidi, pianeggianti a volte, impervi
spesso.
Più avanti sarà migliore, diciamo.
Ecco cosa ci aiuta a sopportare
la stanchezza, i piedi feriti.
Speranza che a volte si fa illusione.
L’illusione ha vita breve, la speranza no.
Quando il sentiero alla cima ci ha portato,
guardiamo la vallata sotto di noi lasciata.
Paesaggio che non abbiamo goduto,
troppo presi dai sassi scalciati,
dai fiori selvatici raccolti.

Claudio Pompi

Le rondini

Son tornate
a sorvolare
la casa di pietra
ai margini del bosco.

S’apre il cielo
ai garriti
di frecce piumate e
tra le fronde inverdite
riecheggiano
altri gridi
altri frulli.

Esulta il cuore
spalanca finestre
ad aria nuova
si fa piccolo nido
negli anfratti
del muro a sud
si accoccola.

Graziella Cappelli

Published in: on agosto 21, 2010 at 07:29  Comments (5)  
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Forse in un quadro di Degas

Una danza derviscia
le mille anime mie
prese nel vortice
eri nel suono e t’ascoltavo immenso
contrappunto immortale.
Costeggiamo la vita
ora che giunge notte
e le parole sono fari accesi

ospiti di una storia che ammaestra
abbiamo braccia a cingere fantasmi

da questa parte il tempo s’è già arreso
le ballerine in abiti soffusi
gambe alla sbarra
vivono di riflessi e pennellate

qui si appartiene al tempo
che non è un arabesque
fissato dentro margini di tela

Cristina Bove