Quandanco se finisser gli universi

 
Fiori,  come pensieri,
si ergono nell’aria
e nell’aulir svelto del vento,
spesso feroce,  e d’improvviso accento.
Il lago di un azzurro
più lucente dal Sole, prodigo,
ché di  marina indora
tra prato alpino e rivo spumeggiante.
Attesa al primo balzo,
alto,  il camoscio,
di vetta in vetta sempre più vicino,
poco ha di meno di un fortùito inconscio.
Il salto dell’umano
studiato e meno vano
non raggiunge l’amore:  pesa
di odio che lo circonda, immersi  siamo.
E la condanna è questa!
Noi siamo eterni:  saremo,
di passaggio, per l’Eterno avvenire,
quandanco se finisser gli Universi.
Solo Pace, Bontà, Perdòno, Amore
potranno  unirci al Primo Creatore.

Paolo Santangelo

Voci

Ad una, ad una tutte vi risento
voci fuggite giù per la marina,
voci scomparse,
d’un colpo una mattina,
dopo la Pasqua del ‘63.

Fresche o sgraziate,
dolci o un po’ invecchiate,
io vi riascolto presto la mattina.
Io vi ricordo
e spesso vi ho chiamato,
ma voi non mi sentite e ve ne andate.

Io vi riascolto quando il cuore è triste,
quando la sera suona la campana,
e noi si stava tutti a recitare
nella chiesetta il triduo o la novena.

Voci lontane, mai dimenticate;
voci di litania,
di devozione,
voci di preghiera,
di benedizione,
voci di confessione.

Tutte io vi ricordo,
e pur lontano distinguo, come ieri,
la cugina,
ricordo, pur se strana,
la comare,
torna, affettuosa, a un passo la vicina.

Voci tranquille, spesso misteriose,
voci sommesse;
voci di lamento,
voci di compassione,
voci di malattia;
voci di gioia,
voci di confusione.
Voci arrabbiate,
irose,
di maledizione.

Addio, addio,
vi urlo e non sentite;
io vi saluto ancora
e voi tacete;
io sono qui a parlarvi
e voi dormite.

Salvatore Armando Santoro

Pescatore del Trasimeno

Par tremolio di marina in amore

l’incresparsi in questa umbra laguna,

quando le infonde l’imminente luna

nella conca d’opale il suo splendore.

Rabbrividisce in un sottil vapore

d’aere malsano la vallata bruna;

ma lento approda senza tema alcuna,

tra i ciperi e le schiancie il pescatore.

Se il ribrezzo talor della quartana

lo coglie, a maledir mai non impara

la sua povera patria laghigiana:

Ché la terra natia sempre è la gemma

d’ogni paese, e sovra ogni altra è cara,

anche a pié del Vesuvio, anche in Maremma.

MARIA ALINDA BONACCI BRUNAMONTI

Monopattino

MONOPÀTIN

S l é bèl andèr la matéina,
monopâtin tótt sfrenè,
a rimpîr la mî inpuléina!

La srà zért na fadighè
andèr só dala Mariéina
però quand arò infurchè

monopâtin tótt slighè
ala bâsa vérs cà mî
par la strè tótt maraviè
i diràn: “Che fantasî”,

cuncuistèr una culéina
con la fôrza di pulpâz
par cunzèr l’insaladéina:
oh, l amåur che gran strapâz!

§

Com’è bel gire a mattina,
monopattino sfrenato,
a riempire l’ampollina!

Sarà certo una faticata
andar su dalla Marina
però quando avrò inforcato

monopattino slegato
alla bassa verso casa mia
per la strada meravigliati
mi diranno: “Che fantasia”,

conquistare una collina
con la forza dei polpacci
per condir l’insalatina:
oh, l’amor che gran strapazzo!

Sandro Sermenghi